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La saggezza dei sistemi viventi
di Elisabeth Sahtouris - 24/10/2008

Fonte: Innernet [scheda fonte]

 
Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in Strutture dei sistemi viventi. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale.

Tra i suoi libri, ricordiamo Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e Biology Revisioned, scritto insieme a Willis Harman.

“La globalizzazione dell’umanità è un processo naturale, biologico ed evolutivo. Tuttavia, stiamo attraversando una profonda crisi perché l’aspetto centrale e fondamentale della globalizzazione – la sua economia – è attualmente organizzato in maniera tale da violare gravemente i principi fondamentali dei sistemi viventi sani, minacciando di morte la nostra civiltà.” Elisabet Sahtouris, The Biology of Globalization.

Intervista:

Melissa Hoffman: In questa epoca straordinaria abbiamo di fronte a noi cambiamenti senza precedenti in ogni dimensione dell’esistenza umana – biologica, sociale, politica, economica, tecnologica – e tutto ciò avviene mentre stiamo entrando nella globalizzazione economica e sociale, come hai scritto nei tuoi libri. Puoi descrivere, dal tuo punto di vista di futurologa e biologa evolutiva, la natura dei cambiamenti globali che stiamo vivendo e quali nuove sfide e opportunità ci attendono?

Elisabeth Sahtouris: Dalla mia prospettiva di biologa evolutiva, ciò che vedo succedere oggi nel passaggio della specie umana alla globalizzazione economica e sociale è, essenzialmente, la stessa cosa già avvenuta per quasi tutte le altre specie della Terra. Per esempio, miliardi di anni fa, gli antichi batteri, dopo milioni di anni di competizione ostile che li ha minacciati di estinzione, hanno cominciato a negoziare formando stupefacenti colonie basate sulla cooperazione.

Durante la fase competitiva, avevano sviluppato tecnologie elaborate come il motore elettrico, impianti di energia solare e pile nucleari generatrici di calore, oltre a infrastrutture simili a città che solo ora possiamo ammirare, grazie ai più recenti microscopi. I minuscoli archeobatteri, con le loro tecnologie e stili di vita specializzati, sono stati protagonisti dell’evento più sensazionale dell’evoluzione terrestre mai avvenuto dalla loro apparizione sulla crosta minerale della Terra.

La cellula nucleata – una forma-vita totalmente nuova, grande circa mille volte di più di un singolo batterio – si è formata quando i batteri hanno adottato la divisione del lavoro, donando parte dei loro straordinari genomi al nucleo della nuova cellula. In tal modo, la cellula nucleata – l’unico tipo di cellula evolutosi sulla Terra, oltre a quella batterica – rappresenta un’unita più elevata raggiunta dai batteri dopo eoni di tensioni e ostilità, grazie alla negoziazione e un’evoluzione basata sulla cooperazione.

Questo processo – per mezzo del quale le tensioni e le ostilità tra individui portano a negoziati e infine alla cooperazione, sotto forma di un’unità più vasta – è il processo evolutivo di base di tutta le forme-vita del nostro pianeta, secondo me.

Questo stesso ciclo spiega in che modo le cellule nucleate in competizione si uniscono a formare creature multicellulari (come noi). Oggi questo sta accadendo per la terza volta, in quanto noi esseri umani multicellulari in competizione siamo spinti a evolverci verso una società – o una “cellula” – nuova, cooperativa e globale, che funzionerà a un livello di complessità e unità più elevato di quello mai raggiunto da qualsiasi specie prima di noi. Come gli antichi batteri, completando il ciclo noi umani stiamo evolvendoci da una fase competitiva, aggressiva e infantile a una fase matura e cooperativa.

Melissa Hoffman: Per chiarire quello che hai detto sulla globalizzazione… Stai parlando dell’emersione di un organismo totalmente nuovo, così come lo era la cellula nucleata rispetto ai batteri?

Elisabeth Sahtouris: Sì. Dal mio punto di vista, la globalizzazione è l’evento più grande mai avvenuto dopo la cellula nucleata. La nostra economia globale, e più in generale la nostra famiglia globale, saranno composte di individui, famiglie e unità sociali più grandi, ma ci legheremo tra noi in modi imprevedibili. Essenzialmente, stiamo formando un superorganismo di specie che riuscirà a fondersi in maniera cooperativa con i nostri ecosistemi e con i sistemi viventi della Terra.

Finora, nella nostra fase adolescenziale e imperialistica (durata diecimila anni) abbiamo utilizzato grandi quantità di risorse terrestri per costruire le nostre società, nazioni e imprese. Ma adesso riconosciamo che questa distruzione deve finire, e dobbiamo creare alleanze più cooperative. Questo è il nostro imperativo biologico, e la nostra alternativa al suicidio in quanto specie.

Melissa Hoffman: Cosa pensi che occorra affinché un numero maggiore di persone si renda conto della gravità della situazione? Quali sono, secondo te, le condizioni che ci faranno cambiare davvero?

Elisabeth Sahtouris: Un’atmosfera deteriorata, l’inquinamento delle fonti di acqua (e stiamo già cominciando a fare guerre per l’acqua anziché per il petrolio), il deterioramento del suolo attraverso l’erosione e l’inquinamento chimico, la proliferazione delle armi biologiche e nucleari, le tossine agricole altamente pericolose, le piante e gli animali creati dall’ingegneria genetica.

Quest’ultima ha già causato disastri enormi in Canada, negli Stati Uniti e in Messico, e sta rapidamente estendendosi al resto del mondo. Negli Stati Uniti non siamo più in grado di garantire l’organicità dei cereali o della soia, perché il polline delle piante geneticamente modificate arriva ovunque e contamina quelle non geneticamente modificate.

In Messico, ceppi di cereali selvatici accuratamente protetti contro le malattie che minacciano le nostre monoculture [larghe estensioni di coltura dedicate a una sola varietà] sono ora contaminati dal polline dei cereali geneticamente modificati. Questo è un disastro enorme, enorme, ma non se ne parla mai. In America, un ricercatore è stato licenziato dopo aver dimostrato che gli organi dei topi, incluso il loro cervello, si rimpicciolivano e diventano simili al cuoio in seguito alla nutrizione a base di patate geneticamente modificate. Oggi, nei nostri supermercati, più del sessanta per cento del cibo è geneticamente modificato, senza che sia necessario specificarlo sull’etichetta e senza che siano state condotte ricerche riguardo le conseguenze sui nostri bambini.

Le aziende alimentari si sono gettate con entusiasmo sulla creazione e vendita di questi prodotti, prima che conoscessimo i loro effetti sulle persone o gli ecosistemi. La maggior parte dei “bioingegneri” non sa semplicemente nulla dei sistemi viventi. Tutte le specie terrestri scambiano il proprio DNA tra di loro, ma sanno cosa stanno facendo. Vedi, la natura è fondamentalmente molto intelligente, ma gli scienziati pensano di potere creare genomi come se fossero macchine, tagliando un gene qui e incollandolo da qualche altra parte. I genomi non funzionano così.

Se metti lo stesso gene in sei persone diverse, esso si esprimerà in sei modi diversi. Il sistema, nell’insieme, è intelligente. L’ingegneria genetica ha fallito i primi esperimenti perché i genomi identificavano i geni trapiantati come estranei e li eliminavano. Ma adesso gli scienziati hanno inserito a forza i geni e li hanno “appiccicati” al loro posto, in modo che l’organismo è costretto ad accettarli. La scorsa estate ho visitato un caseificio olandese in cui stavano conducendo esperimenti molto interessanti: essi dimostravano che l’innesto di un solo gene distruggeva piante intere. Sembra che l’intero organismo cerchi di proteggersi, più o meno come la pelle si indurisce o si arrossa intorno a una scheggia.

Melissa Hoffman: Dunque, date le condizioni critiche da te descritte adesso, quali sono le qualità fondamentali che gli esseri umani dovranno sviluppare per far fronte alla situazione?

Elisabeth Sahtouris: Ebbene, l’ostacolo principale è il nostro sistema economico, perché la sua mentalità fondata sulla perdita o il guadagno è appropriata solo per una specie infantile. Il capitalismo competitivo è un sistema programmato per concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, impoverendo inevitabilmente la grande maggioranza. Un comportamento così distruttivo è possibile solo perché non abbiamo riconosciuto che noi, in quanto specie, siamo un sistema vivente, allo stesso modo dei nostri corpi individuali e le nostre famiglie.

Nota che le famiglie non riducono alla fame tre figli per sovralimentare il quarto, né abbelliscono un angolo del giardino distruggendo gli altri tre. Comprendiamo i sistemi viventi che abbiamo accanto, ma non ci è stato insegnato a vedere quelli più grandi, per esempio la nostra economia globale, come ugualmente vivi e in pericolo!

Non ci riconosciamo come sistema vivente perché non comprendiamo i sistemi viventi. La scienza ha interpretato la natura in termini di fisica e ingegneria, considerandola composta di meccanismi. L’innovazione più grande di cui abbiamo bisogno è una concezione scientifica del mondo completamente nuova, basata sulla prospettiva degli esseri viventi. Un modello di universo vivente, basato sulla biologia, mostra olarchie (sistemi autosufficienti incastrati in modo interdipendente tra loro, come una cellula, un organismo o un ecosistema) a regolazione e organizzazione automatiche. La gravità e la radiazione, l’entropia e la sintropia, sono in equilibrio ciclico, così come l’anabolismo e il catabolismo (la formazione e la distruzione-riciclaggio dei tessuti viventi).

È un universo meraviglioso ed elegante. Ma è difficile cambiare una visione scientifica del mondo; gli scienziati della vecchia guardia non vogliono capire e riconoscere le prove che sconvolgono la loro visione del mondo. È come aspettarsi che un bruco sia entusiasta di dissolversi, affinché possa nascere una farfalla!

Melissa Hoffman: Quindi, stai dicendo che le qualità fondamentali necessarie sono: primo, riconoscere il carattere distruttivo dell’attuale visione del mondo; secondo, accettare le difficoltà che comporta l’abbandono di tale concezione?

Elisabeth Sahtouris: Sì. È difficile creare qualcosa di nuovo nel mondo vivente senza passare per il caos, la distruzione o la dissoluzione dei vecchi sistemi. Oggi siamo in una situazione molto simile allo sviluppo di una farfalla in una crisalide. Il sistema immunitario del bruco sta ancora cercando di proteggersi in quanto bruco… E, per me, la nostra insistenza nell’aggrapparsi all’era del petrolio è tutta qua. Da una prospettiva biologica, è l’antico sistema che cerca di proteggersi il più a lungo possibile. Ma allo stesso tempo è compito del nuovo sistema cercare di raccogliere le proprie forze fino a sconfiggere il vecchio sistema immunitario e costruire il nuovo.