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mercoledì 9 dicembre 2015

La lezione greca e la Sinistra Italiana: Tsipras vs. Aristotele

(dalla mia email...)
Il 07/12/2015 10:58, Wsgctreu Qwshaskjdf ha scritto:

Ciao Ho visto il tuo nome nella lista del seminario di Sinistra Italiana,in realtà sono stato anche sorpreso di vedere il mio...

avevo giusto risposto che era interessante l'iniziativa e sarebbe stato interessante sapere come sarebbe andata avanti, ma poi ieri mi sono ritrovato nella lista.
Scusa il ritardo, sai dov'ero.

Il tuo indirizzo ovviamente non l'ho dato, anche perché non me l'hanno chiesto, dato che io non ho mai detto a nessuno che ti conosco. L'apocalisse (etimologica) riserverà molte sorprese al nemico!

Quanto a Sinistra Italiana, io ci sono stato. Galli ha esordito con un "basta col più Europa" (argomentandolo in un modo estremamente problematico e interessante che vedrai quando verranno pubblicati i verbali), D'Antoni ha aggiunto la lista degli errori della sinistra dai quali sarebbe opportuno guardarsi (riprendendo quella che avevo compilato
qui), e ha anche chiarito che la globalizzazione non premia necessariamente realtà "imperiali", e che non si può sconfiggere il nazionalismo con una supernazione (costruita sul nulla), Brancaccio ha proseguito con un "il mercantilismo conduce all'imperialismo e alla guerra", facendo una sfilza di casi storici interessantissimi e molto calzanti, io ho rincarato con un "un progetto che si basa su Schengen e Maastricht, cioè sulla libera circolazione di lavoro e capitale, cioè su una fiducia sterminata nel mercato, non è di sinistra", ecc.
Ovviamente è una sintesi, gli interventi sono stati molto più articolati, ma serve a rendere un'idea del clima: diciamo che sembrava incoraggiante.
Poi sono andato a casa a dormire perché avevo un altro convegno di sera ed ero sfatto.

Mi ha riferito (
e ci ha riferito) Barra Caracciolo che nel pomeriggio la musica è cambiata: è stato tutto un "adesso c'è la Ciiiiiiiina", "dove andremmo con la nostra lirettaaaaaa", "i nazzzzzionalismiiiiiiiii", ovviamente preceduti dal rituale "io non sono un economista ma...". Insomma: pattume di una povertà intellettuale, prima ancora che culturale, sconcertante. Aveva fatto bene Galli ad invocare, nel suo esordio, la necessità di una radicale svolta culturale della sinistra, di un ritorno della sinistra alle sue radici. Questo, certo, sarebbe necessario. Ma non basta. Questa gente per lo più difetta di intelligenza, cioè è in deficit, è deficiente: non è in grado di maneggiare le più elementari categorie della logica aristotelica (in particolare, il principio del terzo escluso), e la pattumiera differenziata della storia li ha già collocati nell'organico (intellettuale).

Poi c'è il caso di Fassina e D'Attorre. Io della loro comprensione dei fenomeni e onestà intellettuale sono ragionevolmente certo (salvo essere smentito dai fatti), e comunque comincio ad averne i coglioni pieni di quelli che chiedono loro sempre "di più"! Si diceva che non sarebbero mai usciti dal PD perché bla bla bla. Sono usciti. Ora cosa devono fare? Andare a Montecitorio e darsi fuoco in piazza come Jan Palach? Può anche essere un'idea, ma un po' in controtendenza con la retorica del global warming, no? Cosa fosse SEL lo sapevamo, no? E chi può pensare di bussare alla porta della casa altrui per dettare legge?
Ma chi può pensare che sia meglio lasciare due persone che hanno capito fuori dalla porta, a crepare assiderate? L'unica strada che hanno per fare qualcosa, per tentare di influire sulla maturazione culturale della sinistra, è ritagliarsi uno spazio in quella realtà, nel deserto che anche loro, a suo tempo, contribuirono a creare (e questo occorre che se lo ricordino e Alfredo lo ammette con grande onestà), l'alternativa essendo il folcloristico Civati, dal quale ci aspettiamo presto un referendum per la libertà di culto della foca monaca della Jacuzia (le grandi battaglie civili...).

Certo, anche a mio avviso i due hanno fatto e stanno facendo poco.

La loro retorica del "ma dobbiamo trasformare questo discorso in un messaggio politico, laggente non capiscono..." si scontra con il successo crescente in termini di comunicazione della mia esperienza (considerando che continuo ad avere contro tutti i canali di informazione
mainstream) e con l'allargarsi della platea di politici che opportunisticamente sfruttano la mia immagine per un endorsement dei beati cazzi propri (e anche qui il più furbo fu, come ricordi, Casaleggio, che mi mando sul suo blog una settimana prima delle politiche del 2013). I politici, quando vedono 700 persone paganti concentrate, preparate, attente, come al Goofy4, si stupiscono, dicono che non sarebbero in grado di ottenere numeri simili. E allora perché non provare a dire la verità?

La loro retorica del "ma è impossibile combattere una battaglia culturale all'interno del PD", o di SI, o di quel che l'è, la capisco e sono sicuro che sia fondata in grandissima parte (lo dimostra quello che ti ho detto), ma poi si scontra col fatto che Galli mi ha detto: "se ha notato assonanze col suo pensiero è perché io ho letto i suoi libri, che mi hanno fatto capire alcune cose". Allora: se Salvini il libro lo porta in giro, e voi no, è colpa di Salvini? Certo, i deficienti ci sono, Natura è matrigna. Ma molti sono semplicemente ignoranti.
Una visione del mondo diversa e più coerente non è mai stata offerta loro. La visione c'è, è nei miei libri, è pronta per l'uso. Devo fare io il piazzista? Non è il mio lavoro, non saprei farlo, e sarei poco credibile perché in conflitto di interessi. Ma ai vari compagni che "hanno capito" mi preme dire che se mi fai i complimenti in privato e poi mi ignori in pubblico evidentemente crei un problema, e lo crei a te...

A te come a me è evidente che in questo momento la stretta attualità offre autostrade a cinque corsie per veicolare il messaggio anche ai più incancreniti esemplari della piddinitas antropologica (non parlo della PDnitas partitica, sottoinsieme della prima).
Dio è con coi, perché anche lui odia gli imbecilli, e li sta sterminando. Qualcuno di questi imbecilli, parlandogli, guarirebbe. La mia idea che un messaggio chiaro sarebbe dirompente in termini politici resta secondo me degna di considerazione.

Mi dicono invece che Stefano e Alfredo abbiano scelto la linea della massima prudenza.

Potrebbe essere la tattica del polpo. Sai bene che se vuoi estrarlo dalla sua tana non devi tirare, ma spingere (se tiri, lui si aggrappa con tutte le ventose...).
Speriamo che funzioni.

Come sai, io ho una attitudine da trader (mi viene da Dostoevskij): scommetto. Su SI non scommetto. Troppe scorie, troppi riflessi pavloviani da poracci. Ma su Stefano e Alfredo sì. Quindi ovviamente non intendo mettermi di traverso al loro progetto (se c'è), anche qualora sia SI.
Il punto, però, è che così come non accetto lezioncine, non voglio farne. Mi sentirò di dire "siete dei pirla" se e quando avrò deciso di farmi eleggere in Parlamento e ci sarò riuscito. Fino ad allora, per quel che mi riguarda, la mia onestà intellettuale mi impone di pensare che se alcuni loro atteggiamenti mi sembrano sorprendentemente autolesionistici (insomma: perdenti), questo potrebbe dipendere dal fatto che viste dalla loro prospettiva le cose sono oggettivamente più difficili che viste dalla prospettiva di uno che per ora (e grazie a Dio) non è ancora nessuno (a parte aver detto quattro anni prima di tutti gli altri come stavano le cose - e quaranta anni dopo alcuni altri, che peraltro quasi nessuno ricorderebbe se non li avessi citati con la mia consueta e alquanto démodé onestà intellettuale).

Se vorrò criticarli, prima proverò a farmi eleggere, poi potrò dire: "Visto com'era facile, poveri fessi!?". Ma finché non mi sarò fatto eleggere, mi sembra evidente che non posso permettermi di criticare
in termini di strategie politiche chi comunque questo passo l'ha fatto. Posso criticare le loro analisi e l'ho fatto (ma ormai siamo quasi perfettamente allineati), posso dire come la penso e l'ho fatto, ma mettermi di traverso mi sembra stupido.

Di conseguenza, a questi seminari credo che continuerò ad andare, se però chi li coordina prenderà atto del fatto che non è possibile dare dieci minuti a chi è stato un precursore, mettendolo sullo stesso piano di una sterminata platea di luogocomunisti. Questa gente ha bisogno di formazione, e il vero segnale che esiste una volontà di cambiamento sarebbe organizzare seminari di formazione (anziché queste sedute di autocoscienza anni '70, della cui utilità dubito).

Il paradosso è che, a Frattocchie chiuse, e con Alfredo che dichiara che il mio testo andrebbe adottato dalle ipotetiche "nuove Frattocchie", io vengo chiamato a far formazione per i quadri politici da una variopinta congerie di formazioni che vanno dal nero al verde... con un buco nello spettro fino al rosso scarlatto del PC di Rizzo (l'unico che aveva capito e si era espresso quattro anni fa). Mi duole quando dico a un fascista: "sì, sono d'accordo, ma lei non lo dica così: dica 'esercito industriale di riserva', che è la stessa cosa, e nessuno le darà del nazista". Insegno comunicazione al nemico, ti rendi conto!? Ma chi è il mio nemico?
Chi mi ha sputato in faccia per quattro anni perché lo scongiuravo di non far vincere la Le Pen (e gli spiegavo come fare e cosa dire), o chi si pone il problema di salvare il salvabile in questo paese? A chi non ha ancora letto il mio libro ho sinceramente sempre meno da dire. Oggi basta sfogliare il FT per vederci scritte certe cose...

Sintesi: lì, a parte Galli, D'Antoni, Brancaccio (ottimo), Cesaratto (idem), Barra Caracciolo (non ho potuto sentirlo), e uno che non mi ricordo, nessuno è disposto a uscire dalla logica pavloviana per aderire a quella aristotelica. Non hanno imparato dalla crisi greca perché non hanno imparato dalla filosofia greca. Quindi, non ti sei perso niente. Chi può influire su queste persone sono i loro leader, certo non noi. Ma i loro leader, ad oggi, sembrano irrecuperabili.

Così è, se vi pare.


Il 09/12/2015 17:45, ha scritto:
> Wow, un post ad personam, che sorpresa! :D
> Grazie della risposta articolata e delle info sul seminario, al quale in realtà mi sarebbe davvero piaciuto partecipare.

Non ne vale la pena. O questi capiscono che devono fare formazione, e farla fare a chi sa farla, o non se ne esce. E infatti non se ne esce. Ormai è conclamato.
Mi rendo conto dell'oggettiva difficoltà politica del mettere persone che credono di sapere ad ascoltare uno che nessuno sa chi sia, e infatti non mi aspetto né auspico né chiedo che dall'oggi al domani certa gente venga messa sui banchi di scuola a farsi catechizzare da me, o dai più noti Emiliano o Sergio o chi per loro. Non funziona così e lo capisco. Però almeno un minimo di percorso che punti in quella direzione vorrei vederlo (come vuole vederlo Luciano), e invece gnente.
In effetti, quello che mi stupisce, e che forse è all'origine del problema, è che i miei colleghi "dalla mia parte" non hanno letto un cazzo di niente di quello che ho scritto. Non capisco perché. Un esempio? D'Antoni. Ottima, piacevole, acuta e spesso arguta persona (ad esempio su Twitter), ma il suo intervento al seminario, per quanto condivisibile, chiarisce che lui L'Italia può farcela non l'ha letto.
Qual è il problema, mi dirai tu, se tanto poi arriva comunque a certe conclusioni?
Ma è semplice: il problema è la perdita di tempo e di spessore dialettico, quello spessore che io ho acquistato in quattro anni di dibattito serratissimo con chiunque e a qualsiasi livello e che ha fatto di me il martello dei piddini. Sei marxista? E io ti dimostro con le tue parole che l'euro non va. Sei liberista? Idem. Sei uno storico? Pure. Non sei un economista ma? Anche. Sei di destra? E allora perché vuoi un mostro di regolamentazione e oppressione fiscale? Sei di sinistra? E allora perché vuoi buttare al cesso la costituzione nata dalla resistenza? Sei cattolico? E allora perché vuoi una macchina per creare disuguaglianze e povertà? Sei ateo? E allora perché credi all'euro come a un idolo?

Qualsiasi cosa tu sia io posso sgretolare le tue convinzioni e ho condiviso nei miei libri il modus operandi per farlo. E infatti i miei lettori che mi hanno letto, a differenza dei miei lettori che credono di avermi letto, nel loro entourage cominciano ad aprire qualche breccia (aiutati da Renzi). Basterebbe un minimo di segnale dall'alto...
Ma questi preferiscono reinventare la ruota. Dopo di che affrontano in modo tecnicamente ineccepibile il tema delle "dimensioni" nell'economia globalizzata, ma si alza il primo pirla a dire che "oggi c'è la Ciiiiiiiiiiiiina", cosa che con me non si azzarderebbero a fare perché ovviamente, come sai, ormai prevengo (e nella mia platea media chi si alza con argomenti simili viene travolto dalle risate degli astanti). Sarà servito a qualcosa spaccarsi le ossa per anni!? Dopo tutta questa gavetta, non c'è una persona che sia tecnicamente preparate e comunicativamente efficace come me, in nessuno dei due fronti. Ma  alla fine si vede che perdere conviene, o almeno piace, o forse a sinistra ci sono abituati, e nessuno sa come me quanto costi rinunciare alle abitudini. Ci vorrebbe così poco a sbaragliare un pensiero a misura di Oscar Giannino...
Il paradosso è che ho scritto due libri con venti pagine di bibliografia ciascuno proprio per permettere alle persone di dire la verità senza lasciar nemmeno sospettare che l'avessi riferita (non certo trovata!) io, e chi potrebbe giovarsene non li legge perché pensa di essere poi costretto a citarmi! Peraltro, non ho proprio capito cosa cazzo mi chiamino a fare, visto che non sanno chi sono. Perché leggermi, ormai ne ho la certezza, non mi ha letto un cazzo di nessuno, tranne i quattro gatti che passano per qui. Forse mi chiamano perché mi hanno visto in televisione? E allora, scusa, ma in televisione si vedono tante belle ragazze! Potrebbero chiamare loro, e poi dirgli: "Io non sono un economista, ma tu sei proprio carina: andiamo a cena insieme?" Tanto per dire, alle Frattocchie nere ci sono delle signore quote rosa (oltre a un'età media più bassa). Pur essendo tu, come me, un padre di famiglia (e un maschio italiano atipico), se proprio vuoi vedere un seminario interessante, ti consiglio di imbucarti lì: la gente domanda, anche quando non crede di sapere la risposta. Cose mai viste né in un'aula universitaria, né in un seminario "de sinistra"... 

(P.s.: l'ultima aggiunta, ovviamente sessista nazionalista e xenofoba, la faccio per giustificarmi con Emiliano, che con grande sincerità e trasporto, da me molto apprezzato, mi ha fatto notare che la mia "casa" era lì, non altrove, e che quindi dovrei evitare di farmi strumentalizzare dalla destra ecc. Io credo che abbia ragione, nel senso che esiste, evidentemente, un rischio. Un dibattito di questo genere si è posto, e si sta ponendo, in Francia, ad esempio fra Lordon e Sapir. Solo che veramente uno non sa cosa fare. Per me la stella polare rimane quello che mi disse Bernd Lucke quando gli chiesi chi glielo aveva fatto fare di mettersi in un casino simile. Risposta: "I politici hanno paura solo che tu gli tolga voti". Se ci pensi, io accettai di farmi strumentalizzare dai 5 Stelle, e poi tornai a Roma per votarli dopo un nauseabondo editoriale di Scalfari, solo perché questo era, a mio avviso, l'unico modo per dare una scossa al PD di "noi siamo quelli dell'euro". A me sembra che questa cosa abbia funzionato. Io sono di sinistra e vorrei abitare la sinistra. Ma se lascio una casa e trovo una stalla prima disinfetto. Ripeto: Emiliano ha ragione. Ma io non credo di avere tutti i torti. Questi hanno bisogno di avere meno voti e più paura prima di smettere di ragionare per appartenenza - se fanno parte del gregge - o di avere coraggio politico - se sono pastori. Ancora non ci siamo. Il discorso potrebbe continuare...).
(...alle gentili lettrici che stanno con un maschio italiano tipico: cercate di vedere il bicchiere mezzo pieno...)