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giovedì 22 gennaio 2015

French Sniper

di Barbara Tampieri


Se avete assistito al faccia a faccia a "Di martedì" tra Massimo D'Alema e Marine Le Pen sapete già chi lo ha vinto senza partita. Se non lo avete visto, giudicate voi. Mentre guardavo la leader del Front National menare abbestia l'eterno quirinabile (ma da ieri...) con l'infallibile forza della verità autoevidente dei fatti, pensavo a quanto sarebbe stato bello vederla riservare lo stesso trattamento al boy scout. Non credo avremo presto questa gioia ma non disperiamo. Intanto, Marine, merci pour ce moment.
Ho avuto anche la leggerissima impressione che D'Alema sia stato mandato al massacro (anche se lui sarà senz'altro convinto di aver stracciato la Le Pen, mi dicono e ci credo). Offerto in sacrificio ad un pubblico che in studio ha finito per applaudire più sonoramente le risposte di Marine delle sue e a casa ha avuto l'impressione sgradevolissima di ascoltare un Grima Vermilinguo. Non so, forse una sottile vendetta per quei famosi 101 cecchini? Vediamo chi sarà il prossimo presidente della Repubblica. Chi di cecchino ferisce, di cecchino perisce. Ieri sera intanto la French Sniper ne ha fatti fuori due con un colpo solo: lui e la Pinotti con "gli amichetti marocchini" della figlia usati come scudi umani.
Tornando al dibattito, chiunque conosca i motivi profondi della crisi concorderà con me che abbiamo assistito allo spettacolo indegno dell'ennesimo atto di sottomissione dell'entità proteiforme chiamata sinistra ai suoi innominati padroni, attraverso la recita del rosario delle verità assolute dal catechismo del Nuovo Ordine Mondiale.
Soprattutto credo che D'Alema ieri sera abbia battuto il record della percezione di falsità di un politico durante un confronto televisivo con un avversario. Era talmente invischiato nel frame di pensiero unico preconfezionato fatto di slogan, dal quale emanava solo menzogna, distacco (neo)aristocratico dal proprio popolo, assieme all'odiosetta supponenza di chi si sente ontologicamente superiore perfino a sé stesso, che ad un certo punto si è verificato implacabile l'effetto Nixon 1960. Marine ha potuto quindi sezionarlo come voleva e metterlo sotto formalina prima di consegnarlo al museo di storia naturale, sezione reperti teratologici. Toh, guarda, una sinistra con due teste e senza palle.

Alla domanda introduttiva sull'euro, D'Alema ha esordito con: "Vorrei rivolgermi ai cittadini italiani", guardando nella telecamera più per rassicurare i suoi referenti della propria fedeltà, ma i cittadini italiani purtroppo si sono resi conto delle enormità che proferiva, a cominciare da quel clamoroso "
se i risparmi degli italiani fossero stati in lire ora sarebbero dimezzati e i prestiti in lire avrebbero tassi altissimi". E perché? Perché se guardano ai loro risparmi li vedono già dimezzati e i prestiti non li vedono proprio.
Ha ripetuto non si sa quante volte che la causa dei nostri mali "non è l'euro", "non è l'euro", "non è l'euro, non c'è il minimo dubbio", come un mantra, tanto da farsi riprendere da Madame Le Pen con la giusta osservazione che "lei difende l'euro religiosamente, l'euro è diventato una religione". Una religione, un feticcio, l'unico anello. 
Ha dato la colpa della recessione a non ben identificate politiche conservatrici ed al capitalismo finanziario selvaggio  - oltretutto nei giorni in cui il governo a cui appartiene vuole eliminare il voto capitario nelle maggiori banche popolari italiane e costringerle a diventare società per azioni, per magari farle fagocitare da grandi gruppi finanziari internazionali e dare ancora una bottarella al sistema creditizio italiano.
Le politiche conservatrici ovviamente per lui sono i nazionalismi, gli stati nazionali che ancora resistono nonostante la globalizzazione e che, riferendosi a quelli europei, senza l'Europa non conterebbero nulla. Stava parlando anche del suo paese, lo ricordo. Del vostro paese. Governi nazionali che sono i responsabili dell'austerità perché si oppongono al più Europa ed alla cessione di sovranità, ma per fortuna che in Grecia vincerà la Sinistra così vedranno. Grecia che gli provoca per altro un fastidioso prurito intimo e un'espressione scocciata, quando Le Pen la cita ad esempio di disastro provocato dall'austerità shockeconomica europea.
Non è mancata la solita pace che l'Europa avrebbe garantito per settant'anni, l'assenza delle frontiere come grande conquista di civiltà. Come ha commentato qualcuno su Twitter: "Abbiamo distrutto le economie continentali per poter viaggiare senza passaporto". Per non parlare del rinfaccio alla Francia del colonialismo. 
Quando Floris l'ha buttata sul migrante, credendo di riuscire a portare Marine sul terreno del razzismo (riguardarsi la situazione Parenzo, per capire con chi abbiamo a che fare, poveri giucchi illusi), D'Alema ha potuto ergersi ad aedo della Paneuropa, a propugnatore del meticciato kalergico che, riempiendo di giovani africani il continente, ovvierà al calo delle nascite, ONU docet. Quando Marine ha suggerito, come avrebbe fatto chiunque di noi, di far invece aumentare la natalità dei nostri, lo sciagurato rispose: "Ah, come Mussolini!" Peccato che abbiamo tutti capito chi era ieri sera il vero reazionario.
La cosa più involontariamente comica e cosmicamente contraddittoria detta però da D'Alema è stata quando, volendo portare un esempio di perfetta società meticcia da contrapporre al bieco nazionalismo, ha nominato gli Stati Uniti d'America. Stati Uniti che sono forse il paese più nazionalista e patriottico al mondo, nel bene e nel male, e i cui abitanti, se D'Alema fosse un politico americano, ascoltandone la perorazione in favore del Re di Prussia, lo considererebbero un traditore da assicurare subito alle federali galere, se non addirittura un terrorista da inviare a Guantanamo.
Sarà stata la precisione micidiale di Marine Le Pen nell'impallinare D'Alema centrandolo con micidiali colpi di buon senso ad ogni pull - esemplare quando gli ha detto: "Ma uno come lei perché fa politica se tutto ciò che racconta è così inevitabile?" - o forse l'accenno agli Stati Uniti ma mi è venuto in mente "American Sniper", che ho giusto visto domenica scorsa.
Immagino che D'Alema non si riferisse a
quegli Stati Uniti, a quel senso di patriottismo dell'americano medio,  nel caso del navy seal texano di Eastwood fiducioso fino alla coglioneria nella bontà delle guerre scatenate dal proprio governo. Patriottismo che per noi è quasi inconcepibile e nel quale facciamo fatica ad immedesimarci, per non parlare del  senso di appartenenza e dell'istinto di protezione verso i propri simili.
Per noi è difficile capire il patriottismo perché siamo stati allenati a disconoscere e disprezzare come fascista qualsiasi valore identitario, a sputare sul concetto di patria per adorare invece uno straccio stellato alieno e una moneta senza senso,  in nome dell'indifferenziazione internazionalista che alla fine rischia di consegnare le classi subalterne in catene ad una definitiva subalternità, in nome dell'uguaglianza verso il basso voluta dall'alto. Gli scherani che usurpano il termine di progressisti ci dicono che non bisogna amare i nostri simili o cercare di difenderci dall'ineluttabile e ormai abbiamo capito che lo dicono solo per difendere i loro mandanti dalle nostre eventuali ghigliottine. D'Alema non ci difenderà di certo dall'ineluttabile dittatura del capitale senza frontiere e ce lo sta dicendo chiaramente. Pare addirittura vantarsene. Grazie a Marine Le Pen che è riuscita a far spurgare tutto il peggio da questo comunista neoaristocratico in pochi indimenticabili minuti.
Farci sentire in colpa per il fatto di amare la propria gente e il proprio paese. E' una cosa che non perdonerò mai a questa sinistra infame e traditrice.