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venerdì 6 novembre 2015

Il metodo Juncker e le neuroscienze (QED postumo sul belìn)

Vi ricordate del metodo Juncker?

Si tratta del metodo di governo (ma quelli fighi dicono
governance) che consiste nel proporre agli elettori misure formulate in modo sufficientemente incomprensibile perché questi non manifestino reazioni. Se queste invece si manifestano, le proposte vengono ritirate, e  poi ripresentate dopo un po', magari rendendole ancora meno comprensibili. In questo modo, impercettibilmente, gli elettori si trovano intrappolati in un sistema di regole che lede i loro interessi, senza accorgersi veramente di quando e come ci si sono ritrovati.

Questo metodo è stato teorizzato apertamente da Juncker, l'attuale presidente della Commissione, in una celebre intervista
rilasciata allo Spiegel, ed è poi stato applicato concretamente diverse volte: pensate ad esempio alla cosiddetta Costituzione europea, rifiutata dagli elettori al cui vaglio era stata sottoposta, e poi sostanzialmente riproposta sotto forma di un Trattato espressamente mal scritto (come ci ricordò lo stesso Amato); oppure pensate, in tempi più recenti, al cosiddetto bail-in (il salvataggio delle banche a spese dei risparmiatori), prima proposto e smentito, e poi approvato (e questo è uno dei tanti QED del nostro blog, perché come sarebbe andata a finire ve l'avevo detto con due anni di anticipo).

Sapete quanto è importante per me studiare (con voi) gli aspetti antropologici, psicologici, e anche psichiatrici, della crisi. Con buona pace dei dilettanti, che si appassionano alla sola dimensione economica (banale per un professionista, e dopo quattro anni anche per voi), se vogliamo fare passi avanti, dobbiamo riconoscere che il problema è più ampio. Viviamo in una psicosi collettiva, in un clima da caccia alle streghe. Anche quest'ultima, non discuto, avrà certo avuto la sua "struttura" economica. Ma è altrettanto indubbio che mettere sul barbecue un proprio simile è, e credo fosse anche allora, operazione non del tutto banale (e qui torniamo alla famosa aiuola di fucsie). Voi ve la sentireste? Eppure tante persone stanno facendo qualcosa di non molto diverso, si stanno comportando con una assenza di empatia tale da far temere che esplosioni di violenza non più solo economica possano in futuro concretizzarsi. Bisogna allora che ci interroghiamo, e bene, sui percorsi psicologici di chi arriva a tanto.

Altrettanto importanti sono i percorsi di chi accetta questo, e altro, senza ribellarsi.

Quello che mi interessa analizzare con voi oggi è appunto questo secondo aspetto, e in particolare il suo risvolto percettivo.
Molti accettano quanto succede forse solo perché non si accorgono che sta succedendo. Questo varrà anche per qualcuno dei simpatici difensori della propria corporazione visti nelle recenti discussioni di questo blog (va da sé che chi ha - in teoria - strumenti culturali superiori, e maggior potere di influenza sulla coscienza collettiva, ha anche una maggiore responsabilità politica laddove si "distragga", ma non rientro in questo). Qualche volta si cita la metafora della rana bollita, attribuita a Chomski. La sua triste storia fornisce appunto una possibile spiegazione del perché lasciamo fare, agli altri e a noi stessi, certe cose.

Ma questa spiegazione non è l'unica.

Ve ne propongo un'altra, della quale non so dirvi quanto sia effettivamente pertinente, ma che certo è sconcertante (o almeno lo è stata per me: voi siete certamente più svegli).

Date un'occhiata a questo video:
https://www.youtube.com/watch?v=1nL5ulsWMYc
E ora leggetevi questa lettera:

Caro Alberto,
mi occupo di Neuroscienze e Psicologia Sperimentale al CIMeC, il centro mente/cervello dell'Università di Trento, oltre che a dirigerlo, per il momento.

Seguo da un po' di tempo il tuo blog, anche se ammetto che ho qualche difficoltà a digerire tutti gli argomenti. Leggendoti sto imparando piano (molto piano) qualcosa.

Ti scrivo perché volevo farti notare una cosa interessante (sempre che tu non la conosca già) in merito a come funziona il nostro cervello quando deve rilevare dei cambiamenti nell'ambiente (quindi, ovviamente hai capito dove vado a parare). So che Chomsky ha già proposto il paradosso della rana bollita, ma secondo me non è azzeccatissimo, in quanto la povera rana, quando la temperatura inizia a salire, non reagisce più perché viene in qualche modo "stordita" dall'eccessivo calore, ma non avrei dubbi in merito che si stia "accorgendo" che qualcosa sta andando male.

In realtà lo stordimento non è necessario, perché il nostro cervello rimane cieco a grossi cambiamenti presenti nella scena (visiva per semplicità), se l'attenzione non viene portata nel posto giusto al momento giusto. C'è tutta una letteratura scientifica, cui ho modestamente contribuito, su questo fenomeno, che è stato chiamato Change Blindness.

Ci sono molti modi per rendere invisibile qualcosa che è sotto i nostri occhi, ma la cosa interessante, e pertinente all'esempio della rana bollita, è il fatto che se il cambiamento è molto molto lento, il cervello non sa come rilevarlo perché l'attenzione non viene portata su tale cambiamento. Il sistema visivo, infatti, è organizzato in modo da reagire automaticamente a variazioni improvvise (transienti) nella scena, proprio orientando l'attenzione su questi cambiamenti. Questo meccanismo in natura assicura un vantaggio per la sopravvivenza dell'organismo, perché consente, per esempio, di orientarsi verso un nuovo stimolo apparso improvvisamente, potenzialmente pericoloso, e quindi di reagire.

Tuttavia, la sensibilità di questo meccanismo per la rilevazione dei cambiamenti è limitata, e se il transiente (variazione di luminosità locale, capirai meglio nell'esempio sotto) che accompagna il cambiamento è molto debole, perché il cambiamento avviene lentamente, il cervello non lo rileva, e grosse parti della scena che stai osservando possono cambiare senza che tu te ne renda conto.

L'effetto è sorprendente. Tanto per darti un'idea:


Buon lavoro.

Un caro saluto

Massimo
--
Massimo Turatto PhD

Professor

Center for Mind/Brain Sciences (CIMeC)

University of Trento

Corso Bettini, 31

38068 - Rovereto, Italy

...e la morale della favola qual è?

Che risultati eclatanti, come ridurre in schiavitù un intero continente, possono essere ottenuti più efficacemente se si evitano gesti eclatanti.

Il principio è quello della
change blindness, che, come spiega il nostro nuovo amico, è parte del meccanismo che consente a organismi complessi come noi di sopravvivere in un mondo difficile. Ma naturalmente, siccome non ci sono free lunch, quello che nella savana (o anche sul sentiero K6 del PNA) può tornarti comodo, risulta letale quando devi formarti una coscienza di classe!

Come vi ho detto in altre occasioni, questa volta non potremo aspettarci un gesto "eclatante", come furono, a suo tempo e qui da noi, le leggi razziali. Qualcuno si è lamentato del
bail-in? Eppure fra un pochino saranno in molti a capire cosa significa! Ma ormai, dopo aver digerito la Grecia, siamo abituati a tutto, e quindi percepire discontinuità diventa sempre più arduo. Ci stanno fottendo piano piano, e una delle tante chiavi del loro successo credo sia proprio la lentezza di questa inesorabile penetrazione.

Forse dovremmo farci su un pensierino, anche in chiave strategica...

Si apra la discussione (la quale, come avrete capito, non è affatto slegata da quella sugli
indifferenti, che poi sono quelli che stanno ancora cercando di capire cosa è cambiato nel video che vi ho proposto...).


(...
nota: come vedete non tutti i pieiccdì sono come il compianto Rick - una prece! Ce n'è anche qualcuno che, come Massimo, dice qualcosa di interessante...)