http://www.vitalmicroscopio.net/2015/03/24/polveri-e-abuso-di-farmaci/

Polveri e abuso di Farmaci

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari a proposito di polveri e abuso di farmaci.

Roberta Doricchi – Se non le dispiace, stavolta vorrei il suo parere e il suo commento non su di un solo tema specifico ma su temi diversi. Questo sia nella sua veste di ricercatore studioso di malattie da polveri sia di laureato in Farmacia.
Stefano Montanari – Beninteso per quello che parere e commenti miei possono valere.

RD – Vorrei cominciare dall’ennesima sentenza di tribunale che riconosce il risarcimento ad un altro militare ammalatosi per le polveri. E ormai stanno diventando parecchi.

SM – Ad oggi quasi tutti. Se qualcuno è sorpreso, quello non sono certo io. È naturale che, magari piano piano, i fatti prendano il sopravvento sulle chiacchiere. A causa degli interessi enormi che l’argomento coinvolge, per molto tempo sulle poveri sottili ed ultrasottiili si è carcato di stendere un velo di dubbi e d’incertezze, quando non di negarne addirittura la pericolosità. Appena qualche anno fa io fui tra i protagonisti di un incontro sull’inquinamento ambientale che si teneva a Roma presso la sede della Regione Lazio e in quell’occasione un assessore di cui non farò il nome perché nel frattempo è passato, come si suol dire, a miglior vita sosteneva, dall’alto della sua assoluta incompetenza, che le nanopolveri sono innocue perché sono tanto piccole. Ma, sempre a Roma, ero presente pure ad un incontro che si svolse nell’ottobre 2011 presso il CNR e in quell’occasione un gruppo di presunti scienziati che univano alla spocchia un’ignoranza impenetrabile sostenne più o meno la stessa tesi.

RD – E ora com’è la situazione?

SM – Dal punto di vista scientifico la tossicità delle micro- e nanopolveri è un fatto che nessuno oserebbe mettere in dubbio, e questo ormai da anni. Chi lo facesse rischierebbe il ridicolo. Purtroppo un po’ del nostro establishment ancora oggi il concetto di ridicolo non ce l’ha e non sono poi così rare le occasioni in cui si assiste ad esibizioni tristissime di politici e di personaggi che vengono spacciati per uomini di scienza.

RD – E per i militari com’è la situazione?

SM – In molti casi, quando si tratta di reduci da zone dove si è combattuta una guerra con tanto di esplosioni o di chi è stato presente in poligoni di tiro dove le esplosioni sono di prassi, i cancri sono quanto di più classicamente attribuibile alle micro- e alle nanopolveri si possa immaginare. La conseguenza è che chi si è ammalato e ha promosso una causa per vedersi risarcito vince.

RD – Eppure mi è capitato di leggere in un sito Internet che le vostre analisi danno solo illusioni ai militari che, poi, non hanno speranze di vincere le cause.

SM – Beh, basta fare un controllo per vedere che è vero il contrario. Chi afferma quelle cose ha la scusante di essere del tutto all’oscuro dei fatti, ma ha l’aggravante di non informarsi e di mentire. Purtroppo oggi anche i personaggi più stravaganti che imperversano in rete riescono ad ottenere un certo credito. Il problema è che sono ben pochi coloro che pretendono prove e molti si accontentano delle affermazioni, non importa se queste sono frutto di fantasia.

RD – Cambiamo argomento e parliamo ancora una volta di vaccini.

SM – In attesa che la Procura della Repubblica che ha dato al mio laboratorio il compito di analizzare alcuni campioni di vaccino mi liberi dall’obbligo di discrezione riguardo ai risultati, non posso altro che registrare l’intensificarsi della strategia di distorsione dei fatti operata dalle cosiddette autorità sanitarie. Per loro ogni mezzo è buono. Ultimamente, ad esempio, a pochi giorni da un altro programma RAI di tenore
sovrapponibile diffuso nel contenitore Voci del Mattino, RAI 1 ha mandato in onda una trasmissione radiofonica chiamata Life Obiettivo Benessere che, se non fosse stata mortificante, sarebbe stata buffa.
Bugie, distorsioni e censure di fatti indiscutibili sono state la materia prima del programma incentrato sui vaccini. Probabilmente presi dal panico perché la gente o, almeno, qualcuno tra la gente si sta ponendo delle domande, non si accontenta più dei dogmi e degli slogan e pretende i fatti, l’industria farmaceutica e tutti coloro che mangiano sull’abuso di farmaci che si fa dovunque si scatenano schierando medici che non
esitano a mentire, a distorcere e a censurare. Poi si arriva perfino ad una sorta di pubblicità strisciante alla quale si prestano personaggi la cui competenza in materia è molto meno di zero. Ma, si sa, chi entra nella scatola magica della TV diventa ipso facto la bocca della verità.

RD – Si riferisce a qualcuno in particolare?

SM – Il primo che mi viene in mente tra i non certo pochi personaggi è Fabio Fazio. Non contento di reclamizzare libri e film su RAI 3 spacciando la pubblicità per intervista, da un po’ si presta a farlo anche per l’industria farmaceutica dando a credere a chissà quanti teledipendenti che ci si ammala d’influenza o, più correttamente anche se lui non lo sa, di sindrome influenzale che è altra cosa, perché non ci si è vaccinati.

RD – Lei ha appena accennato in generale all’abuso di farmaci. Dunque, non si tratta dei soli vaccini.

SM – Purtroppo no. Non mi stancherò mai di ripetere che da molto tempo la cultura medica è nelle mani sempre più esclusive dell’industria farmaceutica, un’industria florida che non conosce crisi e che non tollera interferenze. E l’industria farmaceutica è un’industria a tutti gli effetti con tutto quanto ne consegue da ogni punto di vista. È ovvio: più sono i malati, più sono i clienti; più si lavora e più si guadagna, e il bravo imprenditore è quello che la clientela se la crea e se la fidelizza. Chi si aspettasse un approccio etico alla salute da parte loro commetterebbe un’ingenuità. E chi si accultura sui loro testi, che oggi costituiscono la stragrande maggioranza di ciò che si spaccia per Medicina, diventa, lo voglia o no, lo sappia o no, un loro strumento. Prenda, fra i mille esempi possibili, l’abuso che si fa dei farmaci cortisonici.

RD – Di che si tratta?

SM – Non voglio fare una lezioncina. Comunque, molto in breve, il cortisone è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che, tra gli altri effetti, ha quello di deprimere il sistema immunitario e, dunque, se usato come farmaco con dosaggi non certo fisiologici, nasconde parecchi sintomi di malattie. Ricordi che molto spesso i sintomi sono campanelli d’allarme indispensabili per avvertire di un pericolo e possono essere meccanismi di guarigione come, tra gli altri, può essere la febbre. In alcuni casi la somministrazione di cortisone può essere indispensabile. Un esempio comune è l’iniezione del farmaco ai soggetti punti da un’ape che a quel veleno sono allergici. Oggi, però, molto sbrigativamente, si usano il cortisone e i suoi derivati farmaceutici per togliersi di mezzo la seccatura di un paziente. Questo, non avvertendo più certi sintomi, s’illude di essere guarito. A me capita non raramente di vedere prescrizioni di cortisonici persino per lattanti che, magari, hanno mal di gola. A questa prescrizione, poi, si aggiunge quasi sempre quella di antibiotici. Questo abuso, un abuso che ai tempi della mia università avrebbe portato ad una solenne bocciatura all’esame di Farmacologia, ha due effetti: nascondere la malattia e indebolire il paziente che, così, sarà un cliente sempre più affezionato della farmacia.

RD – E quali sono gli effetti negativi del cortisone e dei suoi derivati?

SM – Trattandosi di immunosoppressori, mandano a pallino le difese immunitarie rendendo il soggetto più facilmente attaccabile da parte di molte malattie, a partire dalle infezioni. Il loro uso continuato porta a malattie cardiocircolatorie, ad osteoporosi, ad ipertensione, ad una diminuzione dei globuli bianchi e persino può dare fenomeni di depressione. Inoltre fa accumulare grasso e, allora, ecco che si prescrive un’altra categoria di farmaci per contrastare questo effetto.

RD – Di che farmaci si tratta?

SM – Principalmente di un ormone siglato DHEA, chimicamente, se può interessare, 5-deidroepiandrosterone e dei suoi derivati.

RD – Insomma, un farmaco fa un guaio e, per riparare al guaio, si somministra un altro farmaco.

SM – Che a sua volta può fare un guaio e, allora, ecco un’altra pezza al buco, e così via quasi all’infinito. Il consiglio che do sempre a chi me lo chiede è quello di non affidarsi ai medici che compilano ricette lunghe come il catalogo di Leporello. Con i farmaci non si scherza: sono tutti, indistintamente tutti, veleni e vanno usati sempre e solo quando non se ne può fare a meno e si sono accuratamente soppesati gli effetti pro e
quelli contro. Quando, poi, a farmaco si affianca farmaco, le valutazioni diventano più complicate perché non è affatto inconsueto che s’instaurino degli effetti incrociati che sono sempre più difficili da indovinare mano a mano che si aumenta il numero dei medicinali. Insomma, una ricetta lunga significa in tanti casi che si è sbagliato medico. A volte parte della responsabilità cade sul paziente che pretende comunque che gli si
prescriva un medicinale anche se potrebbe vantaggiosamente guarire in modo spontaneo lasciando fare alla Natura. E la colpa in pediatria è non di rado delle mamme. Queste, in più di un caso,pretendono che, in un batter d’occhi, il bambino non abbia più una linea di febbre in modo da rispedirlo subito all’asilo. Se il medico tenta di spiegare che il bambino guarirebbe da solo e non prescrive nulla, rischia di perdere il cliente perché la signora conoscerà senza dubbio un’amica che si rivolge ad un altro pediatra il quale imbottisce il bambino di cortisone e di antibiotici con questo mimando una guarigione che, invece, è solo finta.

RD – Già: e gli antibiotici?

SM – Sull’abuso di questi medicinali si potrebbe scrivere un libro parecchio voluminoso. Nel giro di pochi decenni siamo riusciti a rendere inefficaci un bel po’ di antibiotici perché, usandoli a sproposito e non solo per motivi terapeutici, abbiamo creato ceppi di batteri resistenti. Pensi che non pochi medici prescrivono antibiotici per curare malattie virali quando è scritto in tutti i libri di Farmacologia che sui virus gli antibiotici sono inattivi. Perfino il Ministero della Salute ammonisce al riguardo. La risposta giustificativa che questi medici danno alla loro prescrizione preventiva è che gli antibiotici servono a coprire eventuali conseguenze della malattia virale, una sciocchezza che non sta né in cielo né in terra e che nel tempo ha provocato disastri. Ma gli antibiotici costano e sono una splendida risorsa per l’industria che, ovviamente, non fa nulla per frenare quell’ennesimo abuso e mette sul mercato molecole nuove a getto continuo, molecole che vedranno in fretta il tramonto perché in fretta diventeranno inefficaci.

RD – Cambio ancora, e del tutto, argomento pur restando in qualche modo in ambito sanitario. I giornali hanno dato notizia di un imprenditore arrestato perché avrebbe sottratto 34 milioni al denaro pubblico che sarebbe dovuto servire per bonificare una discarica in provincia di Latina.

SM – Sì, ho letto anch’io la non notizia.

RD – Perché non notizia?

SM – Perché temo che l’unica differenza tra questo e altri cosiddetti imprenditori coinvolti in operazioni analoghe sia quella che lui si è fatto beccare e gli altri no. Almeno per ora. A quanto si legge questo signore si è trovato tra le mani una cifra considerevole in assoluto ma perfettamente inutile per fare ciò che gli si chiedeva. Io non conosco la situazione particolare ma, sempre a quanto si legge, pare che questo signore, tale Andrea Grossi, sia figlio d’arte nel settore delle bonifiche, un business quanto mai grasso e, di fatto, un business in cui i risultati sono a dir poco incontrollabili e, in effetti, incontrollati. Nella stragrande maggioranza dei casi le bonifiche di enormi discariche quando non di territori interi sono del tutto impossibili dal punto di vista tecnico. Però, per dare un po’ di fumo negli occhi a Pantalone che paga e per accontentare qualche amico o qualche amico dell’amico, si dà ad intendere che le operazioni sono possibili e persino, in diversi casi, si accenna a metterle in atto, naturalmente dopo che i soldi, che di solito sono parecchi, sono stati assicurati a chi dovrebbe operare. Bisogna essere chiari: quasi di regola per fare davvero una bonifica bisognerebbe togliere tutta la terra per una profondità di decine di metri e per un’estensione che può essere vastissima. Poi tutto questo materiale tossico lo dovremmo caricare su una flotta di missili che spediremo negli spazi siderali ad avvelenare l’infinito che non ci riguarda. Resta il problema delle falde acquifere. Quanto a queste, una volta inquinate, non c’è modo di ripulirle se non aspettando qualche decennio o qualche secolo. E l’aria non è un problema trascurabile perché non è affatto insolito che anche quella sia stata sporcata. Insomma, che cosa poteva fare il signor Grossi stante l’impossibilità tecnica del compito? Così, per non fare brutta figura e per non smentire chi gli aveva convogliato quelle decine di milioni nel portafoglio, è stato quasi costretto a fare altro uso di quel denaro,
dalle automobili di lusso alla sistemazione di un castello o forse più di uno.

RD – Ma se le bonifiche sono impossibili, che cosa dobbiamo fare?

SM – Ho paura che non abbiamo scelta: non dobbiamo sporcare. Molto frequentemente si sente l’obiezione: ma, allora, dove butto l’immondizia o il residuo di lavorazione? Qui siamo di fronte alla prova provata che l’uomo è un animale non solo stupido e ignorante della sua stessa scienza ma anche ingenuamente arrogante. Purtroppo la Natura funziona secondo leggi che le sono proprie e non si cura minimamente di ciò che per noi è diventato esigenza o, magari, capriccio. Se non siamo capaci di vivere secondo quelle leggi e nemmeno le prendiamo in considerazione, il mondo, che di noi s’infischia bellamente, può fare benissimo a meno di quel bizzarro animale che è l’uomo, ed è quanto si appresta a fare.

RD- Quando ci sentimmo per l’intervista passata io le chiesi se lei è pessimista e lei mi rispose di no: soltanto mi disse di essere realista. Conferma?

SM – Confermo.

RD – Questo è grave.

SM – Gravissimo.

24 marzo 2015