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giovedì 30 aprile 2015

Non sono un politico (il mio primo maggio)

(...scusate, mi porto avanti col lavoro, che poi ho l'assemblea e la cena sociale di a/simmetrie...)


Ho sempre detto di non essere né interessato né portato per la politica.

Alcuni di voi continuano a insistere, incitandomi in vario modo a varie forme di impegno, probabilmente tratti in inganno da un dato di fatto: questo blog è da anni l'unico luogo di elaborazione "politica" in Italia. I politici propriamente detti si dividono infatti in due: quelli che obbediscono a Bruxelles (e che in questa veste non hanno alcun bisogno di elaborare alcunché), e quelli che hanno capito qualcosa grazie a questo blog.

Se trovate altre categorie avvertitemi che le metto in elenco.

Tuttavia io non sono un politico: sono un intellettuale che fa l'intellettuale, e sono un povero Cristo come voi assetato di giustizia, che è un nettare delizioso, il quale, però, con il passare del tempo, prende un po' d'aceto, e diventa vendetta.

Ed è qui che si vede il mio non essere un politico. Anzi: scusate: il non essere un politicante

(...perché alla fine politico, se faccio politica, se questo blog è politica, lo sono, ma insomma ci siamo capiti: sopra, quando scrivevo politico, pensavo: politico di mestiere. Quindi, se per voi va bene, possiamo usare per questo mestiere il termine: politicante, così ci chiariamo i dubbi. Guardate, vi faccio un disegnino:

politico, s.m., cittadino che alimenta il dibattito nella polis.

politicante, s.m., cittadino che riceve uno stipendio dallo stato per esercitare una carica elettiva.

Va da sé che le due definizioni possono coesistere...)

Allora, diciamo che non sono, né voglio essere, un politicante, e ve ne fornisco immediata dimostrazione, questa:


Sì, cari amici che mi chiedete di "fare il partito", o cari amici che mi dite di "avere bisogno di me": devo dirvi una cosa che è giusto sappiate. C'è qualcosa che proprio non riesco a fare, ma che purtroppo è presupposto necessario di quello che mi state chiedendo.
Per "fare il partito", o per "aderire a un progetto", io prima dovrei vincere il mio ribrezzo verso coloro i quali hanno assistito con acquiescenza bovina, per anni, al massacro dei loro simili, allo sterminio del loro paese, pensando di essere al sicuro, e pensando di essere dalla parte del giusto, e che si svegliano ora, ma naturalmente restando dentro al famoso recinto, cioè non contestando l'euro, che, si sa, è solo una moneta...

Poi c'è anche il problema dei paraculi dell'uscita "da sinistra", ma quello è un problema minore (come numeri).

Ecco, queste persone, un politicante, cercherebbe di lavorarle, di tirarle dalla sua parte, pensando (secondo me erroneamente, ma magari ne parliamo dopo) che la punta del cetriolo possa averle rese meno inerti, meno bovine, meno fasciste, per dire le cose come stanno.

Io non ce la faccio.

Mi spiace, ad esempio, per
i poveri insegnanti: era insegnante mia madre, sono insegnanti tanti miei amici.

Ecco, parliamone: per anni i miei amici insegnanti si sono scontrati contro il muro di supponenza, di biasimo, di emarginazione opposto loro dai colleghi ai quali cercavano di aprire gli occhi (
come ho fatto io con Iulo, che nel frattempo è andato a fare una doccia): si sono sentiti dare dei fascisti, dei nazionalisti, dei leghisti, solo perché stavano avvertendo i loro colleghi, nel comune interesse, che l'euro stava conducendo verso la Grecia, non verso il Fogno europeo.

Ora arriva il
redde rationem, e naturalmente gli insegnanti si indignano e se la prendono, che so, con quel Fassina che però hanno votato e sostenuto mentre appoggiava Monti, Fornero, Bersani che diceva "noi siamo quelli dell'euro", il Fiscal compact, insomma: mentre appoggiava la qualunque venisse da Berlino per distruggere l'economia del nostro paese. Sul perché Stefano abbia fatto questo torneremo, glielo chiederemo quando si sarà posata la povlere della legge Acerbo (e con delicatezza, altrimenti Cate e Cristina mi massacrano). Lui, se vorrà, ci risponderà, ma nonostante lui sia, oggettivamente, più responsabile, alla fine mi fa molto meno schifo. Il carnefice, se ammazza, fa il lavoro suo: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve per farlo. La vittima, se si lascia ammazzare, va contro l'ordine naturale delle cose.

È tanto ingiusto, da parte di questi insegnanti, prendersela con Fassina ora, quanto era ingiusto prendersela cum pusillis meis prima.

Non so se è chiaro: gli insegnanti che svillaneggiavano, che insultavano i miei amici, i quali cercavano di aprir loro gli occhi, quegli insegnanti, quei fascisti di merda, quei figli della lupa, hanno appoggiato per mera appartenenza la parte politica che in futuro li avrebbe massacrati, come era ovvio che fosse, e quindi a me ora fanno schifo, e non riesco (perché non sono un politicante) a resistere alla tentazione di pensare che si meritino tutto quello che gli sta succedendo.

Cristo: ve lo stavano dicendo che erano quelli del rigore! A cosa pensavate che si riferissero? A una finale di campionato?

Su, diciamolo, a beneficio degli imbecilli che "l'economianonèunascienzaequestaèsolounatuaopinione": che sarebbe finita così era evidente, c'era una
ben precisa logica economica. Noi l'abbiamo dichiarata in questo blog fin dal primo articolo, esaminando la famosa lettera della Bce del 2011, giungendo a questa ovvia conclusione:


Ma tutto questo Mirko Solinas non lo sa!

Mirko chi?

Mirko questo:

(qui).

Oh, povero cocco, come siamo tristi per te, cucciolotto pucci pucci...

Mentre gli imprenditori si impiccavano, mentre gli operai, il giorno dopo, per motivi sufficientemente ovvi, trovavano la fabbrica chiusa (e molti seguivano, o precedevano, nell'Ade l'imprenditore), tu eri a casa tua nel PD, vero? Questo mondo a misura di compressione dei diritti economici altrui, il mondo del rigore di bersaniana memoria, ti stava bene, vero? Non era necessario, per te, capire cosa stesse succedendo, non ti disturbava l'urlo nero delle madri e delle spose, non ti turbava il silenzio dei suicidati, più duro di un macigno, non ti crucciava lo sguardo spento dei giovani privati di un futuro, non ti incuriosivano i diktat di chi con la scusa di affrontare un problema di finanza pubblica interveniva massacrando i diritti dei lavoratori, non ti insospettiva questa ansia dichiarata di
trasformare il lavoro da un diritto costituzionalmente garantito a materia privatistica.

Eh, no, tu eri a casa tua, cucciolotto pucci pucci...

Fuori grandinavano tagli dei salari, licenziamenti, contratti capestro, ma tu un tettuccio sopra la testa ce l'avevi, e una scodella piena di pappa buona, anzi, buonista: i diritti civili, la superiorità culturale, la buona educazione... "Il problema è il debito pubblico: tagliate i salari". Il
non sequitur, tu, cucciolotto pucci pucci, non lo vedevi, vero?


Io non sono un politicante.

Un politicante, Mirko, se lo caricherebbe, come si caricherebbe, del resto, quei colleghi per i quali
la svalutazione deprime la quota salari (e continuano a portare in giro sta stronzata in un roadshow che nemmeno la Smart!...).

Io non sono un politicante.

Trovarmi un'email di quei colleghi nella mailbox mi fa lo stesso effetto che trovarmi un'iguana sotto le lenzuola (l'ultima volta ho proprio sclerato, mandando a fare in culo il mondo), e leggere un tweet come quello del cucciolotto pucci pucci qua sopra mi rende tollerante come Cimourdain (googlatelo). Sono queste persone che hanno voluto che scorresse il sangue. Quello degli altri, certo, non il loro. E noi dovremmo, aspirando alla santità, ora che, poverini, posti di fronte al loro inevitabile massacro, cominciano a patire per qualche escoriazioncina, sollevarci dalle tombe dei nostri poveri morti per fare qualcosa di diverso che comprarci un chilo di popcorn e mandarli a fare in culo, le animucce belle che ora si risvegliano, i borghesucci filistei per i quali "io sò io e loro non sò un cazzo"?

Perché?

Perché in democrazia contano i numeri?

Ah, bè, certo, Mirko (per dire) è un numero. Lui si sente il numero uno: è molto educato, e le sue opinioni, s'intende, contano quanto le mie (come da copione):


Peccato però che oggi sta succedendo quello che io, non lui, avevo previsto quattro anni or sono: l'evoluzione in senso autoritario, ovvia conseguenza del fatto che... ricordate?

Ah, non ve lo ricordate?

Bene:
vi rinfresco la memoria:

LE POLITICHE DI DESTRA NEL LUNGO PERIODO AVVANTAGGIANO SOLO LA DESTRA.

Si capisce meglio, ora?

Secondo me no.

Perché, vedete, chi poteva capirlo lo ha capito subito. Voi lo avete capito, io l'ho capito, Mirko no, quindi la sua opinione non conta quanto la mia, perché la sua era l'opinione di un borghesuccio egoista, e il mio era il ragionamento scientifico di un intellettuale che metteva in gioco la propria carriera (con grande facilità, perché io, capendo, capivo anche di non avere nulla da perdere)!

Ma voi ve lo ricordate Keynes? Cosa dice ne "
Le conseguenze economiche di Mr Churchill"? He who will the end will the means. Vuoi l'euro, Mirko caro? Vuoi la compressione dei salari, vuoi l'incremento della disuguaglianza, vuoi la distruzione dello stato sociale? Non ci sono problemi, siamo in democrazia, se questa è la tua opinione be my guest. Ma allora devi volere il Jobs act e l'Italicum, che sono i means per assicurare l'end che tanto ti sta a cuore: non puoi, in democrazia, portare avanti un disegno che scontenta la maggioranza, se al contempo non comprimi i diritti politici (cioè, in pratica, se non elimini la democrazia)!

Quindi de che stamo a parlà?

Quello che dico è assolutamente ovvio, ed è per questo che il simpatico cucciolotto pucci pucci a un politico è inutile. La sua tronfia supponenza di provinciale sazio gli impedisce di fare alcunché per maturare e far maturare una reale coscienza di classe. Lui, si sa, ha opinioni che valgono quanto le mie. Ma ha anche
pubblicazioni? No, ma tanto l'economia non è una scienza...

Persone così possono essere utili solo a un politicante.

E allora, contravvenendo alle regole della casa, lasciatemi concludere con un accorato appello:


Stefano: un consiglio. Io non sono un politico(ante), ma tu sì. Io certe persone vorrei solo vederle galleggiare gonfie nel Tevere mentre faccio i pesi al Flaminio, perché questo mi chiede il mio senso di giustizia e perché se mi lasciano del tutto indifferente gli insulti rivolti a me, per quelli rivolti uno de pusillis meis io chiedo (e avrò) vendetta dal mercato (purtroppo ho lasciato aperta la bottiglia della giustizia, che ha quindi preso d'aceto).

Ma tu devi essere diverso, a questo ti chiama la tua professione.

Quello che io non posso fare, perché non posso non essere me stesso, tu devi farlo, e allora dammi retta: vai alla manifestazione degli insegnanti. Qualcuno ti sputerà in faccia. Portati un ombrello, ma vacci. Perfino un simpatico nullacapente come il Mirko qua sopra riesce a intuire che avete fatto qualcosa "contro", quindi ora margini di manovra ce li hai. Non hai idea di quante tessere PD vengano metaforicamente stracciate su Facebook dagli insegnanti piddini in questi giorni.

Vattele a prendere.

(...
e comunque, cari amici che vi svegliate adesso, i casi sono due: o partite da una seria autocritica, ammettete di avere, per egoismo, per mancanza di tempo, per quello che è, commesso un serio errore di valutazione, e vi dissociate preliminarmente dal progetto eurista, o, per quanto mi riguarda, io vi manderò a fare una doccia con Iulo. Non è facoltativo: dovete chiedere scusa, perché ci sono i morti di mezzo, e quei morti sono vittime anche della vostra indifferenza. E comunque, sapete che c'è? Fate un po' come vi pare! Il vostro voto non mi serve, e quello di voi che mi serve - i vostri brandelli, se non vi opponete all'eurismo ora - me lo porterà la SStoria comodamente sotto la vetrata del Flaminio, mentre faccio il "lento avanti". Io appartengo a una élite, io l'euro me lo posso permettere. Voi no...)

(...
mi rendo conto che il post è un po' criptico, quindi vorrei aiutarvi a leggere fra le righe. C'è scritto questo:

SONO QUATTRO ANNI CHE VE LO STO DICENDO E SONO QUATTRO ANNI CHE MI INSULTATE E MI RIDETE IN FACCIA.

ORA CREPATE, IMBECILLI!

Che dite, così si capisce meglio? Ah, scusa Mirko, se ho detto una parolaccia. Ovviamente non mi stavo rivolgendo a te, ma agli altri, quegli altri che, per te, non esistono...)