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martedì 28 luglio 2015

QED 53: quando c'è la salute c'è tutto (tre anni dopo).

Molto brevemente, perché poi devo farvi un bel sermone a parte...

Come vedete, le cose stanno andando nella direzione nella quale temevamo sarebbero andate. Mi piacerebbe pensare di essere un menagramo. In realtà, come qui abbiamo studiato insieme, in quanto sta accadendo c'è una logica ben precisa, che ha operato decine di volte nel corso della "terza globalizzazione" (dal 1980 in poi). L'abbiamo descritta in termini letterari come "
Romanzo di centro e periferia", e in termini scientifici come ciclo (minskyano) di Frenkel. Ora siamo alla fase finale: la liquidazione. Non potendo svalutare la nostra moneta, svalutiamo noi stessi e il nostro patrimonio...

C'è una frase del
Tramonto dell'euro che sicuramente all'epoca molti avranno visto come un eccesso di enfasi retorica. È l'ultima di questo lungo passo che vi riporto, a p. 261:



Ecco: i governi periferici (in particolare, ora, quello greco) vengono messi sotto tutela, come preannunciavano (non è una mia previsione: lo scrivevo nel 2012 perché nel 2012 se ne parlava), e cresce in molti la consapevolezza di quanto fin dall'inizio vi avevo dichiarato: l'euro è il confine fra democrazia e totalitarismo di mercato. Un concetto che prima e dopo di me altri avevano sviluppato meglio di me.

Fin qui tutto bene, cioè tutto male, ma comunque niente di sorprendente. Quello che forse non era chiaro, e che suona relativamente profetico tre anni dopo, è l'ultimo corsivo: "
non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto".

Chissà se oggi laggente capiscono?

Credo che laggente non intuiscano cosa è
il fondo da 50 miliardi (o 55?) miliardi di beni pubblici greci. Di fatto, si tratta di pignorare beni di uno Stato sovrano per soddisfare le richieste di creditori privati (banche) che hanno fatto male il proprio lavoro (ribadisco: secondo la stessa BCE), prestando soldi senza discernimento. Questo atto di inaudita violenza politica viene esercitato dalle cosiddette "istituzioni europee", che, come tutti noi sappiamo, hanno una legittimità democratica che va dal blando all'inesistente: non sono eletti i commissari europei (che però possono essere sfiduciati dal Parlamento Europeo, anche se finora quando le cose si son messe male hanno preferito una disonorevole ritirata a una disonorevole sconfitta); non sono eletti i vertici della BCE (che non rispondono a nessuno, nemmeno alla magistratura); non sono eletti i direttori esecutivi del FMI (che se ne stanno a Washington belli come il sole a prendere stipendi a cinque zeri esentasse, ben al riparo dagli elettorati dei quali disciplinano le sorti).

Intendiamoci: non è che un legame con la politica non ci sia. Questi vertici sono, generalmente, nominati, in modo più o meno trasparente, dai governi nazionali. In alcuni casi i cittadini ne hanno notizia. Ad esempio, le vicende della nomina dell'inutile Commissario Europeo Mogherini sono state strombazzate dai giornali per fini propagandistici (fare il "ministro degli esteri" di un "non stato" con una "non politica" estera è compito di prestigio, si sa, e i risultati si vedono, dall'Ucraina in giù...). In altri (FMI, BCE) non arriva nemmeno notizia (se non a chi se la va a cercare).

Cosa dovrebbe esserci nel fondo greco non è poi così chiaro, ma un'idea ve la dà la CNN:
aziende e infrastrutture pubbliche. Il famoso "dammi l'ANI" del romanzo di centro e periferia.

Vorrei ricordarvi cosa ci disse Panagotis a Pescara, quando di Grecia ci occupavamo praticamente solo noi in Italia: "per me venire in Italia è come viaggiare nel tempo, tornare a un passato nel quale il mio paese era un paese normale". Guardatevi il filmato, se non lo ricordate: resta istruttivo!
https://www.youtube.com/watch?t=10&v=M94zY-R9zMc

Noi siamo sulla stessa traiettoria, e anche di questo non potrete dire di non essere stati avvertiti (e non potrete nemmeno rimproverarvi di non aver tentato di avvertire gli altri...).

Fra le tante infrastrutture che si possono privatizzare non ci sono solo i porti, o le imprese petrolifere.
Anche con gli ospedali si fanno un sacco di soldi: la morte è l'unica certezza che abbiamo, e nella stragrande maggioranza dei casi essa giunge accompagnata dalla malattia. Ne consegue che quello della sanità è un business dove la materia prima non mancherà mai, e dove il dolore è forte elemento di persuasione affinché il cliente paghi, paghi molto, e paghi con solerzia. Ora, voi vedete di cosa parla, per poi smentirlo, il governo? Di tagliare fondi alla sanità. Certo, vi dicono che non sono tagli ma "efficientamento", e che non tagliano le cure ma le analisi (e la prevenzione? Non era meno costosa della cura?). Poi naturalmente smentiscono (senza smentire), ci mancherebbe, e prendono anche un bel bagno al Senato, probabilmente motivato dal desiderio degli "amici" del cialtrone che ci governa di mandargli un pizzino, più che da un sincero interesse del legislatore verso il nostro benessere (ma lasciamo stare).

Il problema è che,
come spiegavo già tre anni or sono (mica uno! Tre anni fa ve l'ho detto...), questo balletto di smentite (all'epoca si era esposto Monti, oggi si espone l'amico Yoram), è una chiara applicazione di quello che qui chiamiamo il metodo Juncker: sì, esattamente quel metodo di governo, rectius, di indirizzamento dell'opinione pubblica, teorizzato dal simpatico etilista lussemburghese.

(...
gli siamo vicini nell'etilismo, un po' meno nella lussemburghità, a causa di una vecchia ruggine - piccola chicca per intenditori che dedico al lettore di Balzac: lui sa chi è, lui sa cos'è, lui sa perché...).

Il metodo Juncker consiste nel fare in termini incomprensibili una proposta che si teme possa essere considerata inaccettabile, e nello smentirla immediatamente se l'opinione pubblica la capisce e si rivolta, salvo poi ripresentarla periodicamente, fino a quando la gente si abitua ad averla nell'orecchio e non si rivolta più. Sarebbe, insomma, un corollario del principio della rana bollita, teorizzato dal nostro esperto di privatizzazioni, Chomsky.

Voi direte: "Ma che c'entra? Monti parlava di privatizzare la sanità ricorrendo a investimenti diretti esteri (cioè di svendere aziende pubbliche redditizie a investitori esteri senza passare per la costituzione di un fondo come in Grecia), Gutgeld parla di "risparmiare" (cioè tagliare): son due cose diverse!"

Eh, no! Non sono due cose diverse.
Tagli al settore pubblico e privatizzazioni sono due momenti della stessa cosa, come vi spiega Christian Rosso nel post precedente, la cosa della quale io vi parlo fin dal 2011 (e qui gli anni di anticipo sono quattro):
In estrema sintesi, la finanza privata ha bisogno dei soldi che lo Stato intermedia nello svolgere la sua funzione mutualistica, assicurativa (in senso lato), nell'interesse dei cittadini, assicurando alcuni servizi (sanità, istruzione, previdenza...). Questi soldi le servono per gonfiare i suoi palloncini, che poi scoppiano lasciando dei buchi che noi riempiamo con le nostre tasse, secondo il meccanismo descritto più in dettaglio qui. La radice del problema, cioè la radicale instabilità della finanza privata, determinata dal suo intrinseco short-termism, ve la presentai fin dall'inizio di questo blog, sviluppando l'argomento ad esempio qui (oltre che nei libri, s'intende).

Il Mercato ha dichiarato guerra allo Stato, l'euro è un'arma del Mercato, e lo Stato siamo noi, anche se molti di noi non lo capiscono. Lo capisce Christian, che è il motivo per il quale domani farò un salto in Campidoglio per salutarlo,
tornando da Macerata. Non lo capiscono tanti altri: la guerra fra poveri scatenata dal potere è impressionante. I giovani contro i vecchi (è colpa della pensione di tuo padre se tu non hai un lavoro!), i baristi contro i loro clienti (dipendente pubblico improduttivo, vai in ufficio anziché berti un caffè!), gli imprenditori contro lo Stato (Stato leviatano, taglia la spesa, che poi sono i redditi di chi compra i miei beni...), ecc.

Un delirio di irrazionalità che non può condurre che alla guerra totale, e in fondo al quale resta una sola certezza: la nostra sanità verrà privatizzata a beneficio di grandi multinazionali estere.

Queste, almeno, sono le chiare intenzioni di chi ci governa (più esattamente: il mandato che ha ricevuto da chi lo ha messo lì a governare), e realizzarle sarà facile finché noi continueremo ad avere una visione ristretta, da sciur Brambilla brianzolo, o da maestrino sellino salentino, o da quel che l'è, incapace di andare oltre un grado di separazione dal proprio riverito portafoglio, e quindi sempre pronto ad azzannare un falso nemico.

Questo ho soprattutto apprazzato nel discorso di Christian: il fatto che lui proclami un armistizio fra poveri (nel suo caso, fra conducenti e utenti di un servizio pubblico), una pausa di riflessione per individuare il nemico comune. È lo spirito col quale ho scritto l'
Italia può farcela, e chi lo ha letto credo lo abbia capito. Per questo ho diffuso la sua protesta e la sosterrò. Posso dirvi che sono molti a seguirlo con attenzione e affetto, e che l'ATAC è talmente piena di "lievi irregolarità" che, come dire, conviene più a lei che a Christian fare pippa (trattandosi di azienda romana glielo dico in romanesco), e anzi ringraziarlo.

Poi parliamo di noi...