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mercoledì 22 aprile 2015

LA TENAGLIA: IMMIGRAZIONE E DISSIMULAZIONI DALLO STATO DI ECCEZIONE "KALERGICO" (EFFETTI A CAUSE "IGNOTE"...)

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1. Sulla ricostruzione, in termini di Storia relativamente recente, del modo in cui si è "stranamente" evoluto in Italia (ma non solo), l'atteggiamento dei vertici politici (e della conseguente grancassa mediatica, che crea e destabilizza i vari indirizzi governativi ritenuti, chissà dove e chissà come, di volta in volta opportuni/inopportuni) verso il problema dell'immigrazione, vi rinvio a questo pregevole post di Lameduck.

In sintesi: ciò che era normale circa 20 anni fa, è progressivamente divenuto inaccettabile, senza che sia mutato, in termini di razionalità elementare delle dinamiche di gestione del benessere di una qualsiasi comunità a base statuale (e quindi, a leggere l'art.1 Cost, "sovrana"), lo schema fondamentale, quale ritraibile dalla nostra Costituzione.
Lo schema è il seguente: lo Stato moderno, democratico, si assume il già difficilissimo compito di garantire, come sua funzione sovrana essenziale, i diritti fondamentali dei cittadini. La condizione dello straniero è regolata dalle leggi in conformità alle norme e ai trattati internazionali (art.10, comma 2, Cost.). 

2. Ciò significa che i diritti fondamentali, includendo al primo posto la dignità del lavoro e quindi il "pieno impiego" - come principale vincolo di indirizzo costituzionalizzato per le politiche di parlamento e governo, secondo un chiaro disegno posto a base della nostra Costituzione- , sono un (difficile) obiettivo che va realizzato prioritariamente e inderogabilmente verso i "cittadini".

Elementari principi di civiltà giuridica, sanciti da quel "diritto internazionale" richiamato dall'art.10 Cost., implicano che i diritti fondamentali principali - (al di fuori cioè dei c.d. diritti politici, propri della "cittadinanza" e che sono strettamente connessi con la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla vita economica e sociale del paese; art.3, comma 2, Cost., e quindi alla soluzione del problema della eguaglianza sostanziale nella fruizione da parte dei cittadini della garanzia dei diritti fondamentali sociali) - abbiano un'applicazione di cui "tutti", quindi gli esseri umani a prescindere dalla qualità di cittadino, sono i destinatari.

3. Come si contemperino queste due direzioni generali intraprese dalla Costituzione nella tutela dei diritti fondamentali, lo abbiamo visto in questo post:

VINCOLO €STERNO E ESIGENZA COSTITUZIONALE DI PARI DIRITTI INVIOLABILI TRA CITTADINI E IMMIGRATI

Il passaggio essenziale:

"Questa conclusione deriva dalla natura della sovranità popolare che l'art.1 Cost. riferisce al popolo italiano, il quale, si astiene dalla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie tra i popoli, ai sensi dell'art.11 Cost. 
Quest'ultimo precisa contestualmente che l'Italia non userà mai la guerra come mezzo di offesa alla libertà di un altro popolo. Cioè solidarietà interna al popolo italiano, nel porre a fondamento e vertice dei valori quello del lavoro, e solidarietà esterna affidata al rispetto della libertà altrui e alla osservanza del diritto internazionale generale (art.10 Cost.)...
Se, come accade nel fenomeno della immigrazione sul territorio italiano, cittadini non italiani si trovino in relazione con le istituzioni democratiche repubblicane, ciò porterà all'applicazione di tutte quelle forme di assistenza umanitaria e dei diritti civili che vengono riconosciuti a "tutti": per capirlo, basti vedere le norme della Parte I "DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI", che sono talora formulate in modo da rivolgersi, per l'appunto, a "tutti", cioè a tutti gli esseri umani sottoposti alla sovranità territoriale e democratica italiana...
 
Quanto agli stranieri legalmente lavoratori in Italia, il criterio è dunque il seguente: se assistenza sociale e sanitaria (artt.32-40 Cost.) o le altre forme di diritto tutelate in Costituzione - quali l'accesso all'abitazione, 47 comma 2, e alla proprietà in generale, 42 Cost.- sono garantite ai cittadini, altrettanto dovrebbe essere assicurato, in misura tendenzialmente pari, ai non cittadini lavoratori.
Questa parità, finchè sarà conservata la cittadinanza straniera, sarà tendenziale, dato che tale conservazione perpetua il vincolo politico con un'altra comunità nazionale; ma, nondimeno, non potrà tradursi in una posizione addirittura migliore, in termini di efficienza, efficacia e priorità finanziarie, rispetto a quella assicurata ai cittadini italiani.
Questo discorso diviene attuale a seguito dell'adesione alla Unione monetaria ed alla privazione della sovranità monetaria e, ormai, con sempre maggior incidenza, di quella fiscale, al punto che è divenuto assolutamente prioritario il problema, causato da tale adesione, della "scarsità di risorse" pubbliche, addirittura vincolate, - con limitazioni dell'indebitamento statale, riduzione dello stock del debito, fino al pareggio di bilancio-, ad una progressiva e crescente riduzione.
Questa stessa crescente riduzione delle risorse pubbliche obbligata dalla Unione Europea, conduce alla necessità vincolata di stabilire delle priorità nel graduare le risorse decrescenti; e pone direttamente in pericolo persino la stessa garanzia dei diritti fondamentalissimi dei cittadini che, pure, la Costituzione prevede come oggetto di obblighi inderogabili di intervento a carico delle istituzioni Si pensi al sostegno dell'occupazione, come priorità delle priorità derivante dall'art.4 Cost., all'assistenza sanitaria e pensionistica (art.32 e 38 Cost), alla stessa istruzione pubblica (34 Cost.).
Conseguentemente, nella graduazione degli interessi che pone capo alle politiche fiscali e di spesa dello Stato nella situazione ormai impostaci dall'adesione all'euro, non sarà costituzionalmente legittimo:
a) apprestare ai non cittadini, non dotati della qualità legittima di lavoratore, forme di assistenza superiori a quelle apprestate ai cittadini;
b) sacrificare il livello essenziale minimo delle prestazioni erogato ai cittadini, cioè il livello che garantisca l'effettività di tali diritti inviolabili e degli impegni gravanti sulle istituzioni democratiche, a favore di non cittadini."
 
4. E torniamo all'ottimo "memento" di ricostruzione storico-politica fatto da Barbara Tampieri.
A quanto da lei tratteggiato, aggiungo solo che già l'idea (originata da Nazioni Unite sempre più al servizio del governo mondiale ad impostazione liberista-hayekian-kalergico) della "migrazione di ricambio", - idea che sostanzialmente sta al fondo dell'€uro-tecno-cosmetismo-, presuppone un sistema socio-politico che crei e protragga la crisi demografica "autoctona" (cioè un grave fenomeno di denatalità e conseguente "invecchiamento" della popolazione, delle cui cause non si parla mai...senza enorme ipocrisia cosmetica).

E, quindi, presuppone l'avvenuto consolidamento del sistema di "costituzione materiale" neo-liberista globalizzato, che sancisca, (ordoliberisticamente in UEM):
a) la "durezza del vivere", (del cittadino, da privare delle sue parassitarie "sicurezze")
come nuovo principio eticamente sano, da imporre extra e contra Constitutionem ai propri cittadini; non a caso tale durezza è implicitamente esaltata, come grund norm del nuovo "ordo", dalla corrente culturale €uropeista che discende da Ventotene. 
 Quindi smantellamento progressivo, e intensificabile, dello Stato sociale, mediante tetti al deficit e politiche monetarie deflazioniste, e, inevitabilmente, svuotamento del diritto al lavoro e all'abitazione, nonchè alla piena assistenza sanitaria pubblica, sanciti dalla Costituzione: artt.1, 4 32, e 47 Cost., elementi che non possono non essere   alla base di una ben prevedibile crisi demografica, determinata dall'obiettivo scoraggiamento della natalità (che, infatti, inizia a manifestarsi proprio con l'affermarsi del vincolo esterno, all'inizio degli anni '80);

http://images.tuttitalia.it/grafici/italia/grafico-censimenti-popolazione-italia.png
DA NOTARE COME L'INCREMENTO "RELATIVO" DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE, cioè NON DEI NATI DI CITTADINANZA ORIGINARIA ITALIANA, SI COLLOCHI IN PIENO IN TEMPI DI EURO, CIOE' DI VINCOLO ESTERNO €UROPEO INTENSIFICATO, E QUINDI DI ACCELERAZIONE DELLA DE-SOVRANIZZAZIONE DEMOCRATICA ITALIANA.
 
b) il senso di colpa per la non accettazione di quel grado di "durezza del vivere", mediante la comparazione ("tu sei un privilegiato, pensa a chi sta peggio di te") dello status di cittadino con la condizione dei migranti (cittadino, naturalmente, anche reso colpevole dell'invecchiamento e della crisi di denatalità, sulle cui cause ci si guarda bene dal fare la connessione con la spinta ideologica sovranazionale alla "migrazione di ricambio");
c) la tenaglia creata da contraddittori principi di trattati applicativi UE, tra i fenomeni a) (durezza del vivere) e b) (senso di colpa "comparativo").
Questa tenaglia mira a rendere accettabile e anzi moralmente dovuto sia l'inasprimento stabile della situazione occupazionale (disoccupazione strutturale al 10,5 assunta in UEM, per l'Italia, come pieno impiego) sia la deprivazione di risorse pubbliche (tagli continui alle pensioni, alla sanità e agli enti locali, riducendo il territorio ad una condizione di degrado infrastrutturale para-bellico, oltre alla privatizzazione). La "tenaglia" consolida e ci rende assuefatti allo stato di necessità dell'austerità fiscale (passata dall'originario tetto insostenibile al deficit al distruttivo paregigo di bilancio "strutturale").
 
5. In definitiva siamo al punto del ribaltamento di prospettiva rispetto ai principi dello Stato di diritto democratico configurato in Costituzione: non è più, come dovrebbe essere, la legge dello Stato a valutare la compatibilità e le condizioni di sostenibilità (demografiche e socio-economiche) dell'assenso allo stabilimento di cittadini altrui sul proprio territorio.
Si nega la stessa configurabilità di un potere sovrano di distinguere, secondo procedure legali internazionali e nazionali, tra solidarietà esprimibile sul piano internazionale, in ragione della specificità circoscritta di situazioni che certamente non possono essere permanenti e planetariamente diffuse, - cioè un costante modo di proporsi di squilibri nella comunità internazionale- , e la vera e propria invasione del proprio territorio, che non può mai essere consentita da uno Stato democratico senza violare gli obblighi di tutela essenziale che ne legittimano le istituzioni rappresentative.
6. Di fronte a tali situazioni di crisi permanenti e diffuse, il dovere prioritario dei singoli Stati è instaurare azioni di tutela, negoziali e di diritto interno, dell'equilibrio economico e demografico nazionale (e ovviamente globale), ricorrendo a iniziative, pressanti e chiare negli obiettivi, che investano la Comunità internazionale del cercare di risolvere le cause di tali crisi
Non quindi accettando la imposizione coattiva del mero fronteggiare di effetti (la migrazione di massa), irrisolvibili nelle forme attualmente oggetto di diktat, mentre si tenta di ripercuotere, opportunisticamente, sui cittadini un ricatto morale che dissimuli la preventiva imposizione della durezza del vivere: ciò in quanto il ricatto morale è imposto unitamente a austerità e privazione della sovranità fiscale e monetaria degli Stati
Affrontare i soli effetti e non le cause porta soltanto alla scontata e crescente destabilizzazione sociale che, partita dalle aree di crisi, sia "importata" nelle aree di destinazione, con l'impoverimento e la crescente disperazione dell'insieme delle popolazioni, sia quelle "sradicate" che quelle stravolte nella propria coesione interna.
 
7. L'immigrazione diviene invece, in questo disegno, per molti versi "mostruoso" (data la sua natura occulta nei fini e nei presupposti), uno "stato di eccezione", cioè una fonte di supersovranità de-nazionalizzata, reso permanente dalla stessa crescente destabilizzazione economico-sociale globalizzata, perseguita dal supremo governo "mondiale", de facto, dei mercati finanziari.
In €uropa ciò è anzitutto imposto da condizionamenti, sia derivanti da trattati UE estranei a ogni presupposto proprio dell'art.11 Cost., che da un paradigma politico-mediatico globalizzato senza alcuna connessione coi principi più elementari dell'interesse delle comunità nazionali.  E, quale "stato di eccezione", tale interferenza si afferma quindi come superiore alla sovranità legale-costituzionale:  residua rilevanza del dettato costituzionale, caduto in pretesa desuetudine, impone, addirittura, di prescindere da ogni valutazione di compatibilità e sostenibilità, (valutazione riconosciuta come pienamente legittima dal diritto internazionale condiviso dalle Nazioni civili).   
http://nuke.come-si-fa.it/Portals/0/gesu/autogiustificazione.jpg
8. Un'ultima notazione che traggo testualmente dal post di Barbara:

"...oggi come ai tempi della Vlora, possiamo aspettarci che le ondate migratorie continuino a fungere da diversivo (sulla pelle degli esseri umani coinvolti) per far passare leggi e trattati liberticidi, nascondere i preparativi di nuovi conflitti e riposizionamenti imperiali. 
Oltre che servire da arma di ricatto da parte di altri paesi per ottenere aiuti. 
Con la differenza che oggi, rispetto al 1991, i 90 miliardi da spendere non ci sono più. L'eurozona con l'unico euro che ci incatena tutti ci impedisce anche in questo senso di difenderci.
Parlo di diversivi e distrattori perché in questi giorni, forse non è un caso, con il rischio di vedere passare l'odioso Italicum per non parlare del prossimamente nefasto TTIP, non è che si parla un po' troppo di migranti sui media?"
 
Ed infatti, in questi ultimi giorni questo è il "dibattito, mandato in onda a reti unificate 24 ore su 24...

Luciano Barra Caracciolo