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Contro l'Europa degli americani
di Gianni Petrosillo - 04/01/2016

Fonte: Conflitti e strategie

L’Europa nella quale viviamo non ci piace. Non ci piace il suo modello d’integrazione sociale e culturale, lassista e omologante. Ma questi sono aspetti collaterali del vero dramma europeo (come lo è anche l’euro, feticcio di economicisti, pro o contro la moneta unica, che ignorano i reali rapporti di forza nascosti dal denaro) contro i quali è inutile ricorrere alle ruspe perché sarebbe fatica sprecata. Le nostre preoccupazioni primarie non sono identitarie, per quanto l’Ue stia trasformando i popoli di cui si compone in cittadini senza storia, amalgamati all’ideologia politicamente corretta dei molteplici diritti civili che obnubila i veri obiettivi dell’epoca presente. A cosa servono tutte queste emancipazioni sociali se poi manca la libertà fondamentale: quella di autodeterminazione dei propri destini collettivi nel contesto mondiale in ebollizione?
Ciò che ci allarma davvero sono, dunque, le conseguenze delle decisioni dell’Ue in ambito internazionale, scelte conducenti al disarmo della sovranità politica dei suoi membri, da cui deriva la debolezza strutturale dell’intero edificio unitario che rimane in balia degli eventi e di qualche (sub)potenza interna apparentemente più furba delle altre.
L’approdo a cui si doveva mirare era quello indicato da De Gaulle di una costruzione politico-istituzionale dell’Europa in senso confederale anziché sovranazionale. L’Europa da Lisbona a Vladivostok che abbracciava Mosca (contro la quale oggi imponiamo assurde sanzioni), grazie ad “un accordo tra francesi e tedeschi…per provare, una volta per tutte, a costruire l’Europa tutta intera”. Questo il programma dei veri europei poiché senza un’intesa col Cremlino non esisterà mai un’Europa padrona di se stessa ma solo un’appendice territoriale sottomessa ai piani della Casa Bianca. Purtoppo l’asse auspicabile Berlino-Parigi-Roma-Mosca, orizzonte di un futuro radioso, si è spezzato nelle grigie stanze brussellesi, abitate da mostri che divorano i loro figli sotto l’egida di un attore “straniero”.
Invece di perseguire il progetto del Generale francese, che era concretamente legato ai nostri interessi vitali, si è realizzato quello opposto antieuropeo elaborato da Washington ed attuato dai sicari cooptati in mezzo a noi. E’ nata così l’Europa americana di cui abbiamo già scritto, anche citando Morris Mottale, professore della Franklin University , il quale non ha usato mezzo termini affermando che: “Gli Stati Uniti hanno voluto creare l’Europa unita e l’euro per estendere e rafforzare i propri interessi sul vecchio continente”. Schiacciati tra la Nato e le burocrazie europee eterodirette dall’estero, cime abissali di servilismo ed inettitudine, abbiamo partorito un ente apotropaico, come scrive Caracciolo (1), che è mera estensione geografica dello strapotere statunitense.
Il problema fondamentale dell’Europa è dunque (geo)politico. La Casa comunitaria, contravvenendo alle sue funzioni strategiche, è divenuta il ventre molle globale in cui si scaricano tutte le tensioni del multipolarismo e del conflitto crescente tra l’ancora dominante America e la rediviva Russia. Alberoni lo dice espressamente su Il Giornale nel pezzo di oggi (03.01.2016): “Oggi [il conflitto principale è] tra Stati Uniti e Russia. Caduto il muro di Berlino l’America ha temuto che un’unione economica fra i paesi europei occidentali e la Russia,con il suo immenso territorio asiatico, creasse una potenza troppo forte e perciò ha fatto di tutto per staccare la Russia dall’Europa e poi le ha messo contro i paesi islamici”. Ed aggiunge ancora Alberoni: ” E noi europei? Noi ubbidiamo agli ordini Usa. Ci hanno detto di mettere le sanzioni alla Russia e di prenderci tutti i profughi e i migranti musulmani che vengono dall’Asia e dall’Africa,e lo facciamo”. Chiaro e tremendo. Non dovremmo più farci rincoglionire dalle narrazioni ufficiali sulle prospettive dell’Europa per l’avvenire perché non hanno nessun avvenire. Ma gli adulatori delle devastazioni nostrane e delle macerie che ci circondano hanno iniziato il 2016 proprio da dove erano rimasti. Una europarlamentare svedese, degna rappresentante del teatro delle sciocchezze stras-bourgeois, Anna Maria Corazza, dichiarava ieri a Radio24 che i problemi davanti a noi sono: “il terrorismo, la migrazione, l’asilo ed il putinismo”. Il putinismo messo sullo stesso piano del terrorismo ma non dell’ “impunitismo” di cui godono queste spie antieuropee che ci (s)governano svendendo il nostro domani. Mala tempora currunt, sed peiora parantur.

1) “La sfera semantica della parola ‘Europa’ s’è allargata fino a perdere ogni contorno. Si offre dunque come strumento di politiche le più varie, spesso opposte, quasi mai coerenti, sempre vaghe…Non un progetto, il suo contrario: lo schiacciamento dell’orizzonte che corrode l’obiettivo della politica, cioè costruire una comunità. E la noia di ripetere all’infinito lo stesso frasario apotropaico”