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http://goofynomics.blogspot.it/2016/07/imfs-willing-executioners-aka-what-have.html

mercoledì 13 luglio 2016

IMF's willing executioners (aka the "what-have-we-learned boys")

C'è una cosa che non riesco a sopportare, che proprio non mi va giù, che trovo moralmente ripugnante, intellettualmente squallida, politicamente subdola, umanamente censurabile e scientificamente inconsistente: l'atteggiamento di chi, avendo gestito la crisi in nome di interessi particolari facilmente leggibili, e avendola, per questa specifica ragione, trasformata in un disastro con pochi precedenti nella storia economica recente, ora se ne esce lellero lellero a spiattellarci le "lezioni" che la crisi ci avrebbe insegnato.

La verità è un'altra.

La crisi non ci ha insegnato nulla che non sapessimo già, compreso il fatto che il suo verificarsi era inevitabile, come gli economisti post-keynesiani avevano ampiamente previsto - un riferimento fra tanti è qui.

Cosa sarebbe mai successo durante la crisi che non fosse stato descritto
prima della crisi in un qualsiasi libro del primo anno?

Le politiche procicliche (i tagli, l'austerità in recessione) hanno aggravato la crisi!

È una sorpresa?

No, assolutamente no: che politiche procicliche aggravino la crisi lo troverete in qualsiasi libro di testo. Questo perché il moltiplicatore keynesiano è maggiore di uno, e quindi, se tagli di uno la spesa, tagli di più di uno il Pil, e i rapporti al Pil di deficit e debito aumentano!

È una sorpresa?

No, assolutamente no: quando il Fmi, guidato da una francese e con un capo economista francese è intervenuto strozzando, pardon, salvando la Grecia (pesantemente esposta verso le banche francesi) lo ha fatto perché ha preso una decisione politica, smentita da tutta la letteratura scientifica: quella di ipotizzare che il moltiplicatore della Grecia fosse pari a 0.5, per cui tagliando la spesa di uno il Pil sarebbe diminuito solo di un mezzo, e i rapporti al Pil di deficit e debito sarebbero diminuiti. Ma, come vi ho dimostrato
per tabulas, quando il Fmi prendeva questa decisione politica, la letteratura scientifica concordemente affermava che il moltiplicatore della Grecia era (molto) superiore a uno, per cui l'austerità sarebbe stata controproducente: ogni taglio di spesa avrebbe comportato un taglio di reddito multiplo, rovinando le famiglie e le imprese, cioè l'economia.

Era tutto noto, era tutto chiaro, era tutto scritto.

Ecco, io devo dire la verità: quando poi mi trovo a convegni come quello di Villa Mondragone, dove Luigi Paganetto ha avuto la gentilezza di invitarmi, mi capita di trovarmi a disagio. Immaginatevi ad esempio di ascoltare un economista del Fmi, come l'ottimo Jonathan Ostry, che interviene, e in modo molto scientifico, distaccato, accademico, racconta che bè, sapete che nuova c'è?
Abbiamo scoperto che la disuguglianza è un problema. Sì, in effetti è un problema perché certo, ci sarebbe anche un problema etico, ma soprattutto noi avremmo bisogno di crescita, e la disuguaglianza frena la crescita. Il risultato è statisticamente significativo: viene confermato anche dalle stime panel, e rimane tale anche se si utilizza lo stimatore GMM con errori standard corretti per l'autocorrelazione e l'eteroschedasticità dei residui, e si considerano gli effetti della qualità delle istituzioni, degli shock alle ragioni di scambio...

Come se qualcuno ti spiegasse che sì, in effetti, usando uno spettrofotometro, in condizioni ambientali controllate, si è riusciti ad accertare, su un numero ampiamente rilevante di campioni, che l'aceto contiene acido acetico, e quindi si ritiene che in linea di principio potrebbe anche essere usato per rimuovere quelle antiestetiche macchie bianche che il calcare lascia sul lavello della cucina, dato che, reagendo con la parte alcalina di esse, genererebbe anidride carbonica (tralasciamo i problemi per il riscaldamento globale) e un sale solubile in acqua (ma su questo non abbiamo ancora sufficienti evidenze).

Insomma, le conclusioni cui nostre nonne erano arrivate con minor dispendio di mezzi.

E poi, perché la disuguaglianza frena la crescita?

"Ah, questo ancora non lo sappiamo!"

Noi invece sì, e lo abbiamo anche detto (
peraltro, senza pretendere di essere originali): perché la disuguaglianza determina indebitamento eccessivo, e questo causa crisi finanziarie, che alla crescita bene non fanno. Anche questo, per carità, ora cominciano a dirlo, lo avete visto tutti. Ma la domanda è: mentre la Grecia (per dire l'ultimo paese) veniva massacrata, voi dove eravate? A stimare tre panel coi GMM? Ma se mi chiamavate, vi distaccavo Christian (magari ci dividevamo le spese del biglietto) e la chiudevate in quattro giorni, così avreste potuto gettare un occhio distratto a quello che stava succedendo sotto le vostre finestre, o magari sareste potuti andare in biblioteca, a leggere qualche vecchio paper, come quelli che ricordavo nel post del primo maggio.

Ecco, questo "risvegliarsi" per scoprire l'acqua calda lo trovo il modo più sistemicamente controproducente di sfuggire alle proprie responsabilità politiche. Non ho nulla contro Ostry: lavora bene, e il problema non è lui. Ma i "what-have-we-learned boys" come categoria dello spirito proprio non posso sopportarli, perché inducono nell'opinione pubblica un'idea totalmente falsa della scienza economica, facendola passare per una "non-scienza" vagamente assimilabile all'astrologia o all'alchimia, che può essere colta di sorpresa in qualsiasi momento dalla dura realtà del dato (cosa che alle scienze asseritamente "dure" non potrebbe mai accadere). Invece non è così. Gli errori non sono stati tali: sono state scelte politiche. Gli strumenti tecnici per capire come intervenire c'erano, ma non li si è voluti usare perché questo avrebbe inciso appunto sulla distribuzione del reddito (riducendo la disuguaglianza, che è tanto brutta, signora mia, ma non quando sei dalla parte dei creditori e pagato per fare i loro interessi). Insomma: queste persone che preferiscono passare per ciarlatani, o quanto meno per ritardatari, anziché prendersi le loro responsabilità, tirare virilmente una riga e andare avanti, creano una enorme esternalità negativa, diffondendo la falsa percezione che le crisi economiche siano un dato ineluttabile, che non può che coglierci impotenti. Domani ci sarà un'altra crisi, e avremo altre lezioni da apprendere, perché è tutto nuovo, siamo in uncharted waters (altra espressione che mi dà un potente urto di nervi) e quindi chissà, magari intanto facciamo il contrario di quello che abbiamo studiato a scuola, poi se non funziona avremo ucciso qualche migliaio di persone e però sapremo che quello che era scritto nei libri era giusto.

Portare qualche migliaio di morti al tavolo di Econ101... ma con grande delicatezza, e naturalmente coi GMM!

Perché ci penso oggi?

Perché ieri Vladimiro ha conferito l'
#allanimadelimortaccisua del giorno al compagno Wolfgang, che come sapete è vivo ed è anche l'unico a lottare se non insieme, quanto meno senz'altro per noi (perché come lo fa saltare lui l'euro, nessuno mai...).

Io ho stilato
una relazione di minoranza, sostenendo che invece andava assegnato a questo simpatico personaggio, il quale, con grande delicatezza, ci dice che la prima lezione che il Fmi ha imparato dalla crisi è che se il tasso di cambio non è flessibile le crisi durano più a lungo, il che crea un problema. No, non alle popolazioni: al Fmi, perché potrebbe doversi "prepare for longer programs with more financing".

Ma io dico! Che la flessibilità del tasso di cambio sia uno strumento indispensabile per risolvere in fretta i problemi causati da shock macroeconomici esterni è scritto in ogni e qualsiasi libro di testo! Ma come si fa a dire che è una lezione dalla crisi? Ma dove cazzo avete studiato? Per stare al Fmi a prendervi palate di dollari pagando tasse a nessuno verosimilmente dovrete aver preso un dottorato in qualche prestigiosa università statunitense. E non sono stati in grado di dirvi quello che io a Pescara insegno nel corso di economia aziendale?

Siamo sicuri?

È credibile?

No che non lo è!

E infatti il volenteroso membro del Fmi lo confessa apertamente che questa cosa si sa, la si è sempre saputa, ed è sempre stata vera, quando dice che "an old truth re-emerged: adjusting the economy smoothly and quickly is much harder to achieve when the nominal exchange rate is not available to help, such as in currency union members" (traducetelo da voi che io già mi incazzo a leggerlo, figuratevi a tradurlo)!

Ma come "è riemersa"?

Questa vecchia verità è riemersa perché voi l'avete affondata. Il problema non è quello che la crisi ci ha insegnato. Il problema è quello che voi avete voluto dimenticare, e far dimenticare, affinché la disuguaglianza della quale oggi vedete i limiti, perché temete che vi travolga, potesse affermarsi, nell'interesse della forza sociale dominante, alla quale obbedivate.

Ma io non ce l'ho con voi, amici del Fmi, così come non ce l'ho con gli amici tedeschi, per altri versi. Alla fine, voi, come loro, avete eseguito gli ordini. Sì: preferirei che per salvare la vostra onorabilità non spalaste letame sulla scienza che pratico, ma capisco che voi avete comunque fatto il vostro lavoro, quello che vi chiedevano di fare, che eravate pagati per fare, e che avevate scelto, perché vi piaceva, e magari anche perché era pagato bene.

In questo non c'è nulla di male.

La mia riprovazione più profonda andrà sempre a quelli "de sinistra": a quelli la cui missione sarebbe stata tutelare il lavoro, tutelare i deboli, e che invece hanno disappreso prima e meglio di voi quello che prima e meglio di voi avevano appreso, come ho spiegato
qui.

I "what-have-we-learned boy" mi indispongono, ma in fondo ci sono sempre stati, e la loro provenienza li rende in qualche modo meno pericolosi: che il Fmi possa essere il novello Robin Hood nessuno dovrebbe aspettarselo, e nemmeno chiederglielo (anche se magari due domande sul perché stia facendo finta di esserlo dovremmo porcele tutti). Gli "uscisti da sinistra" invece sono pericolosi: se qui in Italia ancora non è potuta maturare una coscienza di classe sufficientemente focalizzata sulla natura dei problemi che ci troviamo ad affrontare, questo dipende unicamente dalla loro opera di disinformazione. Sarà solo e soltanto colpa loro se decenni di politiche di destra alla fine gioveranno alla destra, se l'esito della crisi sarà una svolta autoritaria, e se per rimettere in soffitta lo stantio e polveroso principio di indipendenza della banca centrale dovremo passare per il calvario di un conflitto.

Ma questo, se siete qui, lo avete capito da tempo...


(...
oggi ho chiuso due cose: [1] con Christian la versione delle simulazioni di uscita da sottoporre a #pirreviù - uno splendore, ma non ve ne parlo oltre, se non per ringraziarvi sempre del vostro sostegno ad a/simmetrie, del quale non dovrete pentirvi, e per dire agli eventuali inglesi o assimilati in ascolto che la presenterò a Manchester in questo convegno - [2] con Marta e Federico il programma del goofy5. Di quest'ultimo posso dirvi le date: 12 e 13 novembre a Montesilvano, e il titolo: "C'è vita fuori dall'euro (?)" La risposta non la so: sto stimando un panel coi GMM, ma le risposte sono ambigue. Forse dovrei controllare per "acoruzzzione", o provare a calcolare gli standard error col bootstrap, o magari prendermi un aereo, andare a Budapest, e vedere se una volta sceso dalla scaletta dell'aereo incontro essere viventi. A proposito: farò anche questo...)