horizontal rule

http://goofynomics.blogspot.it/2016/10/o-vos-omnes-qui-transitis-per-viam.html#comment-form

 

venerdì 21 ottobre 2016

O vos omnes qui transitis per viam...

(...lunedì mattina tornavo dall'aver accompagnato SAS Er Palla a scuola. Incolonnato nel traffico sulla via di casa, ascoltavo trasognato la rassegna stampa di Stefano Feltri, così, per capire cosa sta succedendo nel mondo del contingente, per vedere a quale pagina del Tramonto dell'euro siamo arrivati. Mi aspettava una puntata di Coffee Break in compagnia del simpatico Romano, inteso come cognome, quello che mi chiama "professore", e quindi non volevo farmi trovare impreparato come uno scolaretto. Ma le cose come vanno si sa: il governo continua imperterrito a curare dal lato dell'offerta una crisi di domanda, perché non ha gli strumenti politici, istituzionali e culturali per fare altro. Da qui un certo mio disinteresse. Poi, alle 8:16...)

Alessandra: Pronto, sono emozionatissima. Mi chiamo Alessandra, chiamo da Roma, ascolto questa trasmissione da più di 30 anni, quando posso l’ascolto tutte le mattine, e sono grata a questa trasmissione che ci dà la possibilità di poter parlare, di poter dire la propria opinione, di fare qualche domanda. 

Le istituzioni non mi danno ascolto, sono in uno stato di assoluta povertà, praticamente ho perso ogni speranza di sostentamento, di tutto. Lavoravo, avevo un lavoro dignitosissimo, ho lavorato, ho fatto tantissimi lavori di restauro... purtroppo molto saltuariamente, ho lavorato sempre con la ritenuta d’acconto e non mi hanno calcolato nel... cioè... non ho nessuna pensione per quello che ho fatto, ho sempre versato ma non ho ricevuto...

Stefano: Posso chiederle quanti anni ha?

Alessandra: Ho 60 anni, adesso io non ho più speranza di rientrare in qualsiasi tipo di lavoro, non mi vogliono neanche come pulitrice di scale... non mi vogliono da nessuna parte.... veramente, posso fare giusto lavori tipo... neanche come baby sitter, son troppo vecchia, io lo farei anche volentieri... ma comunque non c’è speranza, nessuna.. 

Io sono 5 anni che continuo a girare a vuoto per tutti gli uffici supplicando in ginocchio... ma nessuno mi da retta, nessuno mi prende sul serio... non credo di essere l’unica, vorrei che questo uscisse allo scoperto.  Devo pagare le tasse, la mia vita è una lotta per non perdere la casa che mi sono conquistata, mio padre mi ha dato un contributo per avere questa casa, è morto, come tutti... La mia famiglia praticamente non esiste quasi più, oppure sono indifferenti... Sto perdendo tutti gli amici perché nella mia condizione non posso condividere niente con nessuno. Ho appena... qualche soldo... vado a raccogliere la cicoria nei campi, o cose del genere... ho una casa che cerco di mantenere. Non si può vivere per non perdere la casa, che si è conquistata. 

Ho comunque tantissimi interessi, non sono mai caduta in depressione e credo che non ci cadrò mai, per fortuna ho una buona salute – almeno spero,  ancora – che mi permette di muovermi, di continuare a studiare, a vedere, perché sono un’appassionata di storia dell’arte... e pure di continuare a fare un lavoro praticamente inutile come il medaglista, che ho fatto tanti anni fa... la scuola alla zecca dello stato, una cosa meravigliosa... purtroppo lì, ormai, è un lavoro relegato nei ricordi del passato, non è nemmeno più un lavoro....

Stefano Feltri: La ringrazio per la sua testimonianza.

Alessandra: Vorrei che uscisse questo problema della povertà su qualche giornale...

Stefano Feltri: Grazie, è stata molto efficace nel raccontarci questa sua storia, che si lega un po’ alle questioni che stavamo trattando prima, un po’ alle scelte di priorità che una politica pubblica, economica. Per questo dicevo che forse preoccuparsi di chi un lavoro ce l’ha e – come dire – vorrebbe solo andare in pensione qualche anno prima, con tutto il rispetto per chi è nella condizione di chi si è ritrovato bloccato dalla riforma Fornero, che ha fatto lavori molto pesanti... ma se si devono mettere delle risorse, bisogna anche pensare a chi è nella condizione della nostra ascoltatrice e ha più bisogno di un intervento sociale che sia tale da parte dello Stato, e mentre sulla povertà, per esempio, nella manovra, adesso non mi ricordo la cifra esatta dell’ultimo intervento ma dovrebbero essere, mi pare, 600 milioni complessivi… eccolo qua, sul sociale sono previste riforme di 500 milioni di aumenti del fondo per la povertà e 50 milioni del fondo per la non autosufficienza. 

Senza permettermi minimamente di giudicare le biografie, le vite altrui, la storia della nostra ascoltatrice aveva anche una cifra molto italiana; cioè assenza di reddito o reddito molto basso ma casa di proprietà. Questa è una scelta che fanno tanti, cioè è una condizione in cui si trovano tanti italiani, specie anziani, che va detto con molta franchezza però non è una scelta comune nel resto d’Europa, perché una casa di proprietà, specialmente in una grande città, specie a Roma e a Milano, è una grossa quota di patrimonio immobilizzato che è un sacrosanto diritto avere, è una sacrosanta aspirazione, ma bisogna essere consapevoli che è una grossa quota di patrimonio immobilizzata, che in caso di necessità – come ad esempio la perdita di un lavoro – dovrebbe essere possibile, non dico monetizzare in senso completo, ma almeno attingere a quel salvadanaio di mattone. 

Ci sono vari sistemi che sono stati tentati, per esempio quella specie di mutuo al rovescio, in cui uno che ha una casa di proprietà se la fa rifinanziare dalla banca e alla fine la banca ha la casa ma il proprietario ha un reddito come se attingesse alla sua casa come un bancomat. È spiacevole da dire ma bisogna considerare che se uno ha 200.000 euro, 300.000 euro ma anche solo 50.000 euro immobilizzati in una casa deve essere messo in condizioni di poterli utilizzare anche sapendo di mettere in discussione magari il sogno di una vita, della proprietà. 


(...per tutta la settimana mi sono chiesto... ma... ma... ma... dove ho già sentito questa storia? Poi, oggi, al termine di una giornata emotivamente impegnativa per tanti motivi - perché il mio ex direttore di dipartimento, una persona per me molto importante, dalla quale ho imparato tanto, nel cui carattere passionale mi sono così tante volte riconosciuto, si è accomiatato: va in pensione; perché ho chiamato un amico e gli ho fatto una domanda alla quale sapevo che avrebbe risposto piangendo e scusandosi delle sue lacrime, perché io purtroppo so, ed è questo il problema; perché in mattinata avevo avuto almeno un paio di occasioni di urtarmi con la mia inadeguatezza nel gestire il mio progetto, che non posso portare avanti da solo, ma che non riesco a far camminare da solo né nelle grandi né nelle piccole cose - al termine di questa giornata, mentre ascendevo verso lo spartiacque, per isolarmi due giorni da SAS er Palla e da SAR la sua riverita madre, che amo e che mi sopporta, pensando di passare due giorni sotto la pioggia ad aspettare il passaggio dell'orso, con l'acqua che mi cola lungo la schiena, come al povero Nicola Rostov, al termine di questa interminabile giornata, scosso, frustrato, anelando al momento in cui potessi finalmente Gast sein, nicht immer Soldat sein, per un paio di giorni, mi ha traversato la mente un'intuizione. Questa:)

Le lendemain matin, comme Marguerite entrait dans la chambre de Fantine avant le jour, car elles travaillaient toujours ensemble et de cette façon n'allumaient qu'une chandelle pour deux, elle trouva Fantine assise sur son lit, pâle, glacée. Elle ne s'était pas couchée. Son bonnet était tombé sur ses genoux. La chandelle avait brûlé toute la nuit et était presque entièrement consumée.

Marguerite s'arrêta sur le seuil, pétrifiée de cet énorme désordre, et s'écria :

— Seigneur ! la chandelle qui est toute brûlée ! il s'est passé des événements !

Puis elle regarda Fantine qui tournait vers elle sa tête sans cheveux.

Fantine depuis la veille avait vieilli de dix ans.

— Jésus ! fit Marguerite, qu'est-ce que vous avez, Fantine ?

— Je n'ai rien, répondit Fantine. Au contraire. Mon enfant ne mourra pas de cette affreuse maladie, faute de secours. Je suis contente.

En parlant ainsi, elle montrait à la vieille fille deux napoléons qui brillaient sur la table.

— Ah, Jésus Dieu ! dit Marguerite. Mais c'est une fortune ! Où avez-vous eu ces louis d'or ?

— Je les ai eus, répondit Fantine.

En même temps elle sourit. La chandelle éclairait son visage. C'était un sourire sanglant. Une salive rougeâtre lui souillait le coin des lèvres, et elle avait un trou noir dans la bouche.

Les deux dents étaient arrachées. 

Elle envoya les quarante francs à Montfermeil.

Du reste c'était une ruse des Thénardier pour avoir de l'argent. Cosette n'était pas malade.

Fantine jeta son miroir par la fenêtre. Depuis longtemps elle avait quitté sa cellule du second pour une mansarde fermée d'un loquet sous le toit ; un de ces galetas dont le plafond fait angle avec le plancher et vous heurte à chaque instant la tête. Le pauvre ne peut aller au fond de sa chambre comme au fond de sa destinée qu'en se courbant de plus en plus. Elle n'avait plus de lit, il lui restait une loque qu'elle appelait sa couverture, un matelas à terre et une chaise dépaillée. Un petit rosier qu'elle avait s'était desséché dans un coin, oublié. Dans l'autre coin, il y avait un pot à beurre à mettre l'eau, qui gelait l'hiver, et où les différents niveaux de l'eau restaient longtemps marqués par des cercles de glace. Elle avait perdu la honte, elle perdit la coquetterie. Dernier signe. Elle sortait avec des bonnets sales. Soit faute de temps, soit indifférence, elle ne raccommodait plus son linge. A mesure que les talons s'usaient, elle tirait ses bas dans ses souliers. Cela se voyait à de certains plis perpendiculaires. Elle rapiéçait son corset, vieux et usé, avec des morceaux de calicot qui se déchiraient au moindre mouvement. Les gens auxquels elle devait, lui faisaient « des scènes », et ne lui laissaient aucun repos. Elle les trouvait dans la rue, elle les retrouvait dans son escalier. Elle passait des nuits à pleurer et à songer. Elle avait les yeux très brillants, et elle sentait une douleur fixe dans l'épaule, vers le haut de l'omoplate gauche. Elle toussait beaucoup. Elle haïssait profondément le père Madeleine, et ne se plaignait pas. Elle cousait dix-sept heures par jour ; mais un entrepreneur du travail des prisons qui faisait travailler les prisonnières au rabais, fit tout à coup baisser les prix, ce qui réduisit la journée des ouvrières libres à neuf sous. Dix-sept heures de travail, et neuf sous par jour ! Ses créanciers étaient plus impitoyables que jamais. Le fripier, qui avait repris presque tous les meubles, lui disait sans cesse : Quand me payeras-tu, coquine ? Que voulait-on d'elle, bon Dieu ! Elle se sentait traquée et il se développait en elle quelque chose de la bête farouche. Vers le même temps, le Thénardier lui écrivit que décidément il avait attendu avec beaucoup trop de bonté, et qu'il lui fallait cent francs, tout de suite ; sinon qu'il mettrait à la porte la petite Cosette, toute convalescente de sa grande maladie, par le froid, par les chemins, et qu'elle deviendrait ce qu'elle pourrait, et qu'elle crèverait, si elle voulait. —  Cent francs, songea Fantine. Mais où y a-t-il un état à gagner cent sous par jour ?

— Allons ! dit-elle, vendons le reste.

L'infortunée se fit fille publique.
(...e ora sono triste, ma non ho mal di testa. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: a sessant'anni è difficile che Alessandra possa seguire il destino di Fantine, e, soprattutto, noi non la guarderemo mai negli occhi...)


"Devo farti una confessione", esordì Ivan, "non ho mai potuto capire come si possa amare il prossimo. Secondo me, è impossibile amare proprio quelli che ti stanno vicino, mentre si potrebbe amare chi ci sta lontano. Una volta ho letto da qualche parte la storia di "Giovanni il misericordioso", un santo: un viandante affamato e infreddolito andò da lui e gli chiese di riscaldarlo e quello lo fece coricare nel letto insieme a lui, lo abbracciò e prese a soffiargli nella bocca, putrida e puzzolente a causa di una terribile malattia. Io sono convinto che egli lo facesse per una lacerazione piena di falsità, per il dovere di amare che gli era stato imposto, per una penitenza che si era inflitto. Perché si possa amare una persona, è necessario che essa si celi alla vista, perché non appena essa mostrerà il suo viso, l'amore verrà meno".

"Più di una volta, lo starec Zosima ha parlato di questo", osservò Alëša; "ha anche detto che spesso il viso di un uomo, per chi è inesperto in amore, diventa un ostacolo per l'amore. Tuttavia, c'è anche molto amore nell'umanità, amore quasi comparabile a quello di Cristo, questo l'ho visto io stesso, Ivan..."

"Be', io non ne so niente di questo per ora e non posso capire, e, come me, una moltitudine innumerevole di uomini. La questione è se questo è dovuto alle cattive qualità degli uomini o se tale è la loro natura. Secondo me, l'amore di Cristo per gli uomini è una specie di miracolo impossibile sulla terra. Vero è che egli era Dio. Ma noi non siamo dèi. Supponiamo, per esempio, che io soffra profondamente: un'altra persona non potrà mai sapere fino a che punto io soffra, perché lui è un'altra persona e non è me, e, soprattutto, è raro che un uomo sia disposto a riconoscere in un altro un uomo che soffre (come se si trattasse di un'onorificenza). Perché non è disposto a farlo, tu che ne pensi? Perché, ad esempio, ho un cattivo odore, perché ho una faccia stupida, o perché una volta gli ho pestato un piede. E poi c'è sofferenza e sofferenza: una sofferenza degradante, umiliante come la fame, per esempio, il mio benefattore me la può ancora concedere, forse, ma quando la sofferenza è a uno stadio superiore, quando, per esempio, si soffre per un'idea, quella non me la accetterà, perché, diciamo, dandomi un'occhiata, ha visto che non ho affatto la faccia che, secondo la sua immaginazione, dovrebbe avere una persona che soffre per un'idea. E quindi egli mi priva immediatamente dei suoi favori, e non si può dire che lo faccia per cattiveria. I mendicanti, soprattutto quelli nobili, non dovrebbero mai mostrarsi, ma dovrebbero chiedere l'elemosina rimanendo nascosti dietro i giornali. Si può amare il prossimo in astratto, a volte anche da lontano, ma da vicino è quasi sempre impossibile. Se tutto fosse come a teatro, nei balletti, dove, quando appaiono mendicanti, essi indossano stracci di seta e pizzi lacerati e chiedono l'elemosina danzando leggiadramente, be', in tal caso, li si potrebbe ancora ammirare. Ammirare, ma non amare. Ma finiamola con questo argomento. Volevo soltanto esporti il mio punto di vista. Volevo parlare delle sofferenze dell'umanità in generale, ma è meglio se ci soffermiamo solo sulle sofferenze dei bambini. Questo riduce le mie argomentazioni ad un decimo della loro portata, ma è meglio parlare solo dei bambini, sebbene questo non vada a mio vantaggio. In primo luogo, i bambini si possono amare anche da vicino, anche se sono sporchi, brutti di viso (anche se a me pare che i bambini non siano mai brutti). Il secondo motivo per cui non voglio parlare degli adulti è che, oltre ad essere disgustosi e incapaci di meritarsi l'amore, per loro si tratta anche della giusta punizione: hanno mangiato la mela, conoscono il bene e il male, e sono divenuti "come Dio". E continuano a mangiarla anche adesso. I bambini invece non hanno mangiato niente e per ora non sono colpevoli di nulla. Tu ami i bambini, Alëša? So che li ami e certo capirai per quale motivo voglio parlare solo di loro. E se anche loro soffrono terribilmente su questa terra, è ovviamente per colpa dei loro padri, sono puniti a causa dei loro padri che hanno mangiato la mela; ma questo ragionamento appartiene ad un altro mondo, ed è incomprensibile per il cuore umano qui sulla terra. Gli innocenti non devono soffrire per le colpe degli altri, soprattutto se sono innocenti come i bambini! Forse ti meraviglierò, Alëša, ma anch'io amo moltissimo i bambini. E nota bene che le persone crudeli, passionali, sensuali - la gente tipo i Karamazov, insomma - non di rado amano molto i bambini. I bambini, finché rimangono piccoli, diciamo fino all'età di sette anni, sono molto diversi dagli adulti: sembrano degli esseri a sé stanti, con una natura tutta propria. Conoscevo un criminale che stava in prigione: nella sua carriera gli era capitato di sterminare intere famiglie, si introduceva nelle loro case di notte per rubare, aveva anche trucidato alcuni bambini. Eppure, mentre si trovava in prigione, nutriva uno strano attaccamento ai bambini. Non faceva altro che guardare dalla finestra della prigione i bambini che giocavano nel cortile del carcere. Ad uno di essi insegnò a salire fino alla sua finestra e così divennero grandi amici... Sai a quale scopo ti sto dicendo tutto questo, Alëša? Non so, ho mal di testa e sono triste".

(...
voi lo sapete, e sapete come continua, e come va a finire, ma se ve lo foste dimenticato, un pezzo è qui...)

(...
er Palla ama molto i bambini: li ama da quando era un bambino, perché già da bambino era un Karamazov, come il su' babbo...)

(...
perché i nostri pastori ci esortano ad amare il nostro distante? Io credo di sapere anche questo: perché temono che noi riconosciamo nel nostro prossimo la nostra umanità, temono che noi ci guardiamo negli occhi, e che da questa agnizione scaturisca una comune battaglia per la difesa della nostra dignità, quella dignità che nelle parole di Alessandra era così presente, così ulcerante. Non est dolor sicut dolor meus, perché io so che questo dolore è inutile, e che non possiamo fare nulla per evitarlo...)



"Devi sapere, novizio, che le assurdità sono necessarie sulla terra. Il mondo si regge sulle assurdità e senza di esse forse non sarebbe mai accaduto niente sulla terra. Noi sappiamo quello che sappiamo!"


(...
quanto è bello leggere queste parole a vent'anni, quando non capisci un cazzo: un affettuoso saluto a Giovinia...)