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La sovranità svenduta ai padroni, come fece il ministro Prina, finito a ombrellate dai milanesi

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di LEO SIEGEL, 6 agosto 2016

L’articolo 1 della Costituzione recita:”La sovranità appartiene al popolo”. Il Presidente Francesco Cossiga affermò: “L’organizzazione più antidemocratica che agisce oggi al mondo è l’Unione Europea”. Ida Magli scrisse: “Sembrerebbe incredibile che si possa odiare la propria terra, la propria patria, i propri concittadini, addirittura lo Stato del quale si è presidenti, al punto da auspicarne al più presto la consegna agli stranieri, la perdita della sovranità e dell’indipendenza”.

Sovranità monetaria in primis. Ergo, Matteo Renzi e la sua cricca avrebbero già dovuto fare i conti, sotto ogni punto di vista, con chi su questo andazzo campa, cioè Angela Merkel  e compari. Invece, il boyscout fiorentino continua a recitare indecentemente il ruolo di zerbino dell’Europa dei banchieri, contrapposta a quella dei popoli. Come andrà a finire, non sappiamo, ma nel frattempo Renzi e soci farebbero bene a ripassare la storia milanese  di Giuseppe Prina, ministro delle finanze napoleoniche a inizio ‘800, una sanguisuga che mise sul lastrico la gente comune. Il popolo insorse, lo scoprirono nascosto poco dignitosamente in un armadio di Piazza S. Fedele, lo denudarono e lo fecero volare della finestra.  I meneghini coniarono il detto:”L’ha faa la finn del Prina”.