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mercoledì 20 luglio 2016

La nostra paura fa bene al re ma anche a noi

Monica non si vede perché è sotto il tavolo.
Antefatto I - L'ammonimento del presidente-generale

"Dobbiamo guardarci, nei consigli di governo, dalla ingiustificata influenza volontaria o involontaria del complesso militar-industriale. Non dovremo mai permettere che il peso di questa coalizione metta in pericolo la nostra libertà e la nostra democrazia." 
(Dwight "Ike" Eisenhower, 17 gennaio 1961)

Antefatto II - La disfida dei pazzi solitari

1981. Il 30 marzo il presidente Ronald Reagan subisce un attentato per mano di uno sciroccato, un pazzo solitario che affermerà di aver sparato al presidente per attirare l'attenzione di Jodie Foster, della quale è segretamente innamorato. Questo ragazzo è figlio di un finanziatore del vicepresidente George Bush e suo fratello Scott frequenta i giovani Bush, i futuri presidente degli Stati Uniti George W. e governatore della Florida Jeb. I membri della famiglia Bush non furono mai interrogati dagli inquirenti circa il loro legame con la famiglia Hinckley. Dice il saggio: "Mai scegliersi un texano come vicepresidente".

Il 13 maggio, in Piazza San Pietro, un turco noto come estremista di destra spara al Papa, anche qui da distanza ravvicinata ma senza ucciderlo. Il pazzo solitario Ali Agca affermerà, cambiando camaleonticamente una mezza dozzina di versioni, di aver agito su qualche mandato divino.


Antefatto III - Uno, due, tre, prova!

11 settembre 1990 - Nel discorso al Congresso dal titolo "Verso un Nuovo Ordine Mondiale", il presidente George Bush afferma: "Viviamo un momento straordinario. La crisi nel Golfo Persico, pur così grave, offre un'opportunità rara per muoverci vero un periodo storico all'insegna della cooperazione. Da questi tempi difficili potrà emergere il nostro quinto obiettivo: un nuovo ordine mondiale, una nuova era, più libera dalla minaccia del terrore, più forte nel perseguimento della giustizia e più sicura nella ricerca della pace. Un'era nella quale le nazioni del mondo, ad est ed ovest, a nord come a sud, possano prosperare e vivere in armonia." 

Antefatto IV - Sesso e potere

12 novembre 1999. Far cancellare ad un presidente democratico la legge voluta dal democratico Franklin Delano Roosevelt che sanciva la repressione finanziaria attraverso l'obbligo della separazione tra l'attività di credito e quella speculativa e obbligava le banche a scegliere in quale settore operare, come logica conseguenza della crisi del 1929 che tanti lutti addusse agli americani e al mondo intero, fu dura ma alla fine ci riuscirono. Ci volle una certa opera di dissuasione durata qualche anno che si avvalse anche delle prestazioni decisive della signorina Lewinsky, che giunse alla minaccia di impeachment, con un canaio mediatico che andò avanti per tutto il 1998 (Sexgate) e si risolse appunto con la pubblica ammissione di Bill si aver fornicato con la stagista e soprattutto con questa firmetta in calce alla licenza di uccidere conferita alla finanza neoplastica lasciata libera di infettare da allora in poi l'intera economia mondiale.

Sapete cosa firmò, in pratica, quel frescone di Bill quel giorno (futuro anniversario della "caduta" di Berlusconi in Italia), cancellando il Glass-Steagall Act? Da quel momento fu il via libera alle oscenità senza freni delle catene di Sant'Antonio dei derivati, delle speculazioni sui mutui subprime, ovvero il principio che "vivere al di sopra delle proprie possibilità" è cosa buona e giusta se c'è chi shorta sulla spazzatura e ha bisogno di crearne di sempre più puzzolente gabbando disoccupati, immigrati e vecchiette. Un Sistema che infine portò al fallimento di Lehman Brothers, all'instaurazione così poco liberista in senso classico del principio del "too big to fail", agli ancor meno liberisti salvataggi di stato con pubblico denaro dei criminali speculatori di Wall Street, ma soprattutto ai fate presto, alle scommesse sui default di interi stati come prassi normale ed accettata, alle dittature degli spread, al tallone di ferro dell'euro e alla Chernobyl bancaria prossima ventura di Deutsche Bank. 

Bill firmò tutto questo, con quel sorrisetto da stronzo e con gli squali dietro che si spellavano le mani, ma firmò anche, con il senno di poi, la dichiarazione di resa nei confronti di un Potere che ambiva a divenire assoluto, a sostituirsi a quello dello stato di diritto, mettendo in pericolo la democrazia non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.

Antefatto V - Ce lo chiede il Nuovo Ordine Mondiale

Nel gennaio del 1998, mentre Paula Jones il 17 depone in tribunale contro il presidente, facendo scoppiare il provvidenziale Sexgate che farà crollare le ultime resistenze di Bill, l’équipe del think tank neoconservatore "Project for a New American Century", tra i cui nomi si leggevano, oltre a quello di Donald Rumsfeld, i nomi di John Bolton ( ambasciatore all'ONU dal 2005 al 2006) e Paul Wolfowitz (presidente della Banca Mondiale dal 2005 al 2007), scrive a Clinton una lettera, chiedendo un cambiamento radicale nei rapporti con le Nazioni Unite e la rimozione dal potere di Saddam Hussein.

Nel noto documento “Rebuilding America's Defenses” (versione originale in inglese in pdf), pubblicato in seguito nel settembre del 2000, il PNAC affermava che gli Stati Uniti, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, avevano un’opportunità strategica senza precedenti, quella di rimanere unica superpotenza e imporre la “pax americana” al mondo. A questo scopo era necessario tra l’altro:
difendere il suolo americano; combattere e vincere in multipli, simultanei teatri di guerra; assolvere i compiti di «polizia» per rendere sicure le “regioni critiche”; trasformare le forze americane per sfruttare la «rivoluzione negli affari militari». Per portare a termine queste missioni, dichiaravano, "dobbiamo: mantenere la superiorità nucleare; rafforzare l’esercito; riposizionare le Forze armate americane verso il Sud est europeo e il Sud est asiatico, nuove aree strategiche del ventunesimo secolo; controllare i nuovi «beni internazionali dello spazio e del cyberspazio; aumentare le spese militari gradualmente a un livello minimo tra il 3,5 al 3,8 per cento del Pil, aggiungendo da 15 a 20 milioni di dollari al totale della spesa annuale per la difesa".

Il povero Ike si rivolta nella tomba ad Abilene in Kansas.

Antefatto VI - Sono affari di famiglia

Il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2000 è il figlio del presidente ed ex capo della CIA George Bush, George, W. jr. L'esito delle elezioni è quantomai incerto e la Corte Suprema degli Stati Uniti si trova invischiata in un pasticcio senza precedenti, il cui esito, dopo settimane di polemiche e riconteggi dei voti, vede i giudici assegnare la vittoria e la Casa Bianca a Bush jr. Sono elezioni invalidate da brogli, specie quelli occorsi in Florida, il cui governatore era all'epoca Jeb Bush, fratello del candidato presidenziale.

Antefatto VII - Il vero millennium bug

L'estate del 2001 è assai turbolenta. I governanti del mondo si radunano a Genova per uno di quegli incontri pubblici in pompa magna, in seguito abbandonati per scarso successo di popolo, chiamati G8, mentre alcuni agenti della CIA (lo scriverà poi il giornale francese Le Monde) fanno visita ad un vecchio amico, Osama Bin Laden, miliardario saudita con l'hobby della guerriglia contro il nemico dell'amico che paga meglio. Bin Laden è molto malato, forse sta morendo consumato da una grave malattia. Non si conosce il motivo della visita degli uomini dell'Agenzia a colui che, entro poche settimane, diventerà il Nemico Pubblico Numero Uno dell'America e del mondo.

A Genova intanto si scatena per le strade uno sconcertante teatro di guerra. Gruppi antagonisti che sfidano apertamente ed incoscientemente l'ordine costituito imperiale, compagni ideologici istituzionali che vigliaccamente si ritraggono lasciando che inermi e inconsapevoli comparse generiche si becchino le mazzate di una reazione poliziesca che è troppo violenta per non dover essere interpretata, assieme alla provocazione che l'ha scatenata, come un messaggio potente a chi doveva intendere. A distanza di tempo, Genova appare il luogo dove si svolse un rito di iniziazione, con relativi sacrifici umani, per tastare la fedeltà di coloro che si apprestavano a servire ed obbedire per alcuni fondamentali cambiamenti in corso. C'è bisogno di ricordare che l'anno successivo entrammo ufficialmente nella gabbia dell'euro, tenuti per mano dai paciocchi sventolanti ramoscelli di ulivo? Non riesco ad interpretare altrimenti l'atteggiamento della sinistra in quel frangente se non in un pubblico atto altamente simbolico di sottomissione al Nuovo Ordine. Non ci sarei mai arrivata, per altro, senza quel "è stata una notte cilena" di D'Alema dopo la Diaz.

Il 10 settembre Donald Rumsfeld rivolge un duro monito al Pentagono (alla Casa Bianca c'è quel battilocchio di George, che non creerà problemi). Basta con gli sprechi, è ora di fare le riforme. "L'avversario l'abbiamo vicino ed è la burocrazia del Pentagono", afferma con una certa aggressività. Come si combatte la corruzione nel cuore militare del tuo paese? Con un missile conficcato nella parete esterna di uno degli edifici più controllati e difesi del mondo, dicono i maligni come Erdogan**.

Il giorno dopo succede quel che succede. Viene attaccata New York, distrutte le due torri del WTC, disperso un altro aereo e il Pentagono viene appunto colpito da ciò che ormai si considera tutto meno che un aereo di linea. Il che, per definizione, significherebbe che reparti militari o paramilitari americani hanno sparato contro il cuore militare dell'America. Qualcosa di assai simile ad un colpo di stato. 

Ma non basta. La sera stessa alla Casa Bianca, al presidente rientrato dalla Florida di Jeb e a tutto lo staff vengono distribuite pastiglie, chissà perché, contro l'antrace. La polverina infatti farà la sua comparsa ma solo all'inizio di ottobre nello studio del capo dell'opposizione Ted Daschle che giustamente tergiversa sull'approvazione del Patriot Act, una legge che, dovendo contrastare il terrorismo internazionale, stranamente limita i diritti civili degli americani, ovvero delle vittime del terrorismo. La polverina risulterà essere uscita da un laboratorio di guerra batteriologica superblindato, ad opera dell'ennesimo scienziato pazzo.

Per coprire quello che fu un colpo di stato, eseguito dal gruppo di potere che si autodefinisce neoconservatore e che tramava probabilmente da almeno vent'anni al fine di conquistare il potere in America e tramutarlo in potere mondiale, viene creata la grande narrazione del Terrorismo Islamico. Una cessione di copyright firmata probabilmente in articulo mortis dall'ex compagno di merende afghane Osama Bin Laden, che fonti arabe avrebbero dato per morto attorno al mese di dicembre di quello stesso anno 2001. 

Nel giro di pochi mesi, con la scusa della lotta trentennale al terrorismo islamico, inizia ad essere messa in pratica e alla lettera l'agenda del "Rebuilding America's Defenses": prima l'Afghanistan, poi l'Iraq e poi altre campagne minori come Libia e Yemen, sempre all'insegna della guerra come cinghia di trasmissione della shockeconomia.

Gli ultimi quindici anni li abbiamo spesi così. In stato di guerra e rivoluzione permanente grazie ai neoconservatori in prima persona con Bush e poi ai loro token blacks, pescati anch'essi tra i vecchi commilitoni delle operazioni in nero. Grazie a Bill Clinton la guerra ha potuto essere continuata e giocata anche al tavolo della roulette truccata della finanza, con le conseguenze che sentiamo bruciare sulla pelle. Vecchi progetti reazionari come gli Stati Uniti d'Europa hanno potuto essere imposti alle popolazioni con la scusa delle riforme dovute non si sa a chi e rese improrogabili da crisi create appositamente in maniera sempre più sofisticata. Un unico speculatore può giocare su più tavoli: mentre ha il dito sul buy/sell, crea emergenze umanitarie, movimenti biblici di popolazioni, istruisce e finanzia rivoltosi a progetto, rianima antichi odi razziali, aizza secolari mire islamiche di conquista e offre infiniti spunti a emulatori di ogni sorta. Il caos è servito. 

Come in tutte le dittature vecchio stampo però, questo nuovo ordine non sarebbe praticabile senza l'apporto fondamentale di due elementi: i guardiani della rivoluzione, quei "progressisti" che hanno accettato, per sopravvivere dopo l'89, di rinnegare il comunismo nazionalista in favore del comunismo internazionalista, così simile al mondialismo elitario da non riuscire più a distinguerli. I comunisti preferiti ora governano, dettano legge, applicano senza discutere le agende sempre più orwelliane di padroni sempre più reazionari ed oscuri. L'attacco a tutti i confini, da quelli del sé a quelli esterni. Dal gender alla sottomissione coatta alle invasioni con obbligo di meticciamento e ingoio dell'eventuale inevitabile rigurgito razzista. 

Ammiro coloro che riescono a dire di fronte all'aftermath di Nizza: "Non dobbiamo farci vincere dall'odio". Ammiro ma non comprendo. A parte che sono i troppi Mohammed tutti attorno a noi che ci odiano perché "ci credono" e quindi dovremmo convincere anche e soprattutto loro che stanno nel Truman Show. Ma se la paura sana di lasciarci la pelle ci obbliga a reagire non è questo un bene? Reagire non vuol dire riaprire i termovalorizzatori in Polonia ma, ad esempio, cominciare con il votare NO ai referendum che vogliono stravolgerci la Costituzione.
E chi vi dice, inoltre, che qualcuno di questi atti infami non ci venga fatto affinché semplicemente troviamo le palle per reagire e ribellarci ai vari collaborazionisti? 

Il secondo elemento fondamentale di fiancheggiamento della dittatura è la propaganda veicolata dai media, che si occupa del travisamento della realtà, della sua manipolazione, della creazione da zero di vere e proprie saghe ed epopee che servono a impedire la lettura di ciò che accade veramente. Un ruolo, questo, che nessun tribunale della storia potrà mai giustificare con alcuna attenuante ma che, ancora una volta, non ci risparmierà al momento opportuno il coro di belati dell' "eseguivamo solo gli ordini".

Questa ricostruzione potrebbe essere ridotta da qualcuno ad un delirio complottistico, preferendo ricondurre tutto l'attuale scenario allo svolgimento scientifico della lotta di classe, al capitalismobrutto, all'ordoliberismo, mentre credo si tratti del riassunto dell'opera di pura sovversione nihilista sovranazionale riconducibile a quelle stesse entità economiche che manovrano i destini finanziari del mondo, motivati solo dal profitto e per i quali l'ideologia è solo uno strumento pratico da far maneggiare ai servi, in quanto altamente tossico. Gente per la quale il tramare è attività fisiologica.

Prospettive - Hitlery o Cattivissimo Trump?

Chi spinse Monica sotto la scrivania di Bill? Alla luce della più stretta attualità, scommetterei senz'altro che un ruolo non marginale lo ebbe la Signora Hitlery, non a caso oggi campionessa e portabandiera dei medesimi figuri che vollero la cancellazione del Glass-Steagall Act e i pupari di tutti gli eventi che ho riassunto, ovvero i neoconservatori. Guardate, anche qui, il tradimento del partito democratico, che continua ad offrire un'animaccia ormai svenduta troppe volte in cambio del potere. 

Parrebbe il colmo dell'ironia il fatto che sia il candidato repubblicano Donald Trump a dichiarare nel suo programma elettorale presidenziale di voler ripristinare il Glass Steagall Act, segno che perfino in alto ci si rende conto che così non si può andare avanti. 

Se però interpretiamo la candidatura di Trump come la possibile riscossa di quel potere da troppo tempo all'angolo: il conservatorismo classico (Reagan fu inviso ai neocon, come la Thatcher in Europa si oppose all'euro e alle stranezze antidemocratiche della UE) assieme a quei militari da troppi anni umiliati da guerrafondai incapaci, buoni solo a mandarli a cacciarsi in sempre nuovi Vietnam, allora qualcosa potrebbe cambiare. Sempre a destra, purtroppo, lo so. La rivoluzione proletaria è rinviata causa mala tempora.

Oppure volete voi la prima presidenta inquantodonna Hitlery Rodham coniugata Bill "Kill Glass-Steagall" Clinton, vogliosa di guerra, manipolata dai neocon e dalle amichette, sciagura vivente da non aggiungere alle già tante disgrazie che ci affliggono, e solo pur di sembrare di sinistra? Volete la sventurata che rispose: "Si, abbiamo creato l'ISIS e ci è sfuggito di mano", come confermano i fin troppo reali wannabe ISIS fighters scatenati per l'Europa che stanno riuscendo a far diventare la favola del terrorismo islamico una tremenda realtà? La realtà che imita la finzione dei Katz Studios?

Oppure volete il miliardario con il riportone e la moglie strafiga, anche lui, ahimè, di destra ma in pratica perfino più a sinistra del vecchio ballista venduto Sanders e accettare che finisca come per la crisi degli ostaggi di Teheran, con una bella disinfettata salutare? Magari d'accordo con Putin e la Cina. Per una nuova alleanza che ci riporti, se non proprio al sol dell'avvenire, almeno alla vita che avevamo. Temo che il boss di "The Apprentice", come Obi Uan Kenobi, sia la nostra unica speranza.


** Ieri sera il TGLa7 di Mentana ha riportato una curiosa affermazione di Erdogan:" Dire che mi sono fatto il golpe da solo sarebbe come dire che l'11 settembre se lo sono fatto gli americani".