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mercoledì 3 agosto 2016

Pensioni e sindacati

(...ieri ero a cena in una nota località ex mineraria con un anziano ex comunista, ai suoi giorni attivamente impegnato in politica, che cercava di spiegarmi che Renzi non è comunista e che la sinistra manca di leader carismatici. Io, misericordioso e paziente, annuivo con un minimo sindacale di condiscendenza, mentre mi facevo spiegare, facendo il finto tonto [es.: proponendogli Fassina come leader carismatico] in che modo il suo partito, e in definitiva anche lui, aveva gestito lo smantellamento di un pezzo di industria italiana - sicuramente non competitiva, per carità! [Del resto, con l'allargarsi delle frontiere, temo che tutta l'industria estrattiva mondiale subirà gravi contraccolpi: avete presente perché Marte si chiama "il pianeta rosso"? Hint: non l'hanno colorato col pennarello]. Certo che in tutta la vicenda dell'euro il problema del tradimento della sinistra, che non è un dato soggettivo - e quindi apolitico - ma oggettivo - e quindi politico, perché i rappresentanti oggettivamente, nei numeri, non hanno fatto gli interessi dei rappresentati, indipendentemente dalle loro sicuramente ottime intenzioni soggettive, rimane il problema centrale, tant'è che pare che se ne sia accorto anche Stiglitz, a modo suo e con i limiti oggettivi che gli provengono dal non aver potuto seguire da vicino le vicende di una provincia sempre più insignificante di un impero sempre meno significativo...

A riprova, noto come tutto concorra a distogliere l'attenzione da questo nodo cruciale: anche la rinnovata guerra di religione, alla quale aderiscono toto corde i suddetti leader carismatici. Ma forse per capire come stanno le cose basterebbe seguire i soldi. A seguito del post precedente, Filippo Ariani ha pubblicato come commento le parole che vi sottopongo qui di seguito. Sono fatti che non conoscevo - ma intuivo - e che ci fanno capire non tanto da che parte stia il sindacato [questo qui lo sappiamo benissimo: sta dalla parte dell'euro, cioè della compressione dei salari, come abbiamo esplicitamente visto nel caso di Landini] quanto perché ci stia. Dato che il vecchio comunista si lamentava, un po' nebulosamente, anche del ruolo giocato dal sindacato nella vicenda che lo aveva visto protagonista, mi è venuto in mente di condividere.

In termini accademici, il quadro analitico di riferimento per Ariani è la legge ferrea dell'oligarchia di Michels. Wikipedia ci informa che essa è stata criticata dall'eurista di riserva Panebianco, il che per noi vale a conferma della sua validità. Del resto, mica c'è solo Michels! Ci sarebbe anche Salancik, per dire, e comunque qualsiasi corso di politica economica, inclusi quelli che tengo io, a un certo punto spiega i problemi di delega - cioè di difformità del comportamento dei delegati dalle intenzioni dei deleganti - che sorgono per via del fatto che i delegati, inclusi quelli sindacali, perseguono obiettivi diversi da quelli dei deleganti, l'obiettivo più ovvio dei delegati essendo non quello di accrescere il reddito dei deleganti, ma la propria - dei delegati - sfera di influenza, aumentando le dimensioni dell'organizzazione. Ciò li obbliga da un lato a compromessi coi poteri costituiti, e dall'altro a reperire risorse. I dati che ci fornisce Filippo riguardano appunto il secondo aspetto, e credo vadano discussi, nel quadro del più ampio fenomeno della cattura oligarchica qui più volte menzionato, e che evidentemente non si esaurisce nel dato, di per sé piuttosto ovvio, che "nei regimi democratici contemporanei i super ricchi hanno catturato le istituzioni elettorali rappresentative",  ma presenta anche sfaccettature più elusive e insidiose, come la cattura da parte della finanza di movimenti apparentemente "dal basso" o "di base" che dir si voglia...).


Non so quanto sono OT, ma la questione del dirottamento di risparmi verso le pensioni private mi rimanda al problema sindacati: cosa (di fatto) sono? Cosa concretamente perseguono? Con quali mezzi? Un tassello forse non secondario del mistero per cui le classi lavoratrici hanno abboccato in toto alla beffa Euro & C., facilitando il tradimento operato ai loro danni da tante forze di sinistra.

Già infastidito dalla percezione di una particolare impermeabilità” del mondo sindacale rispetto ai tentativi di critica del sistema di Moneta Unica (per la contraddizione che ciò comporta con gli interessi sostanziali del lavoro dipendente), intendevo verificare l'applicabilità in ambito sindacale della vecchia (1911) ipotesi di R. Michels sui partiti politici, nella parte in cui asserisce che l'obiettivo fondamentale si sposterebbe dalla realizzazione del programma dichiarato alla sopravvivenza dell'organizzazione. In particolare volevo esaminare la struttura sindacale in termini di interessi concreti, espressi dalle voci di entrata leggibili nei bilanci, per capire se prevalevano quelle collegate al mondo del lavoro (interessi contrastati dalla moneta unica) ovvero alla finanza, per cui invece l'Euro è un terreno di gioco più favorevole.

Tentativo abortito: i bilanci, pur talvolta pubblici e chiari, sono privi del consolidato di tutti i livelli (territoriale, regionale e nazionale) e settori (confederali e di categoria) impedendo di ricostruire con precisione i dati complessivi. Difficile perciò andare oltre le osservazioni da pamphlet liberista di S. Livadiotti, L'altra Casta, Bompiani 2008. Se ne conferma semmai, nella costanza dell'aliquota tipica di 1% della paga base (v. aliquota CGIL ), l'ordine di grandezza delle entrate totali attorno ad un miliardo (Livadiotti, p. 72 riga 10), stima imprecisa ma utile alle osservazioni di cui oltre.

Si può forse aggiungere che:

-          la perdurante indisponibilità del dato aggregato può indicare una concreta volontà del detentore dello stesso, di impedire la conoscenza della propria struttura economica,

-          nell'esempio sopra riportato del bilancio CGIL il settore dei pensionati (potenzialmente più interessato dei lavoratori alla stabilità dei prezzi e di riflesso alla moneta unica) mostra un peso economico quasi equivalente a quello dei lavoratori attivi, ed addirittura superiore in termini di numero di iscritti.

Ho allora ripiegato su un rapido censimento delle altre realtà verso le quali il sindacato denota affiliazione, proponendone più o meno direttamente i servizi tramite le proprie pagine internet. Limitandomi alla CGIL (di cui soffro maggiormente le discrasie essendo stato a suo tempo un iscritto) e scorrendo le pagine dei sindacati di categoria, il principale riferimento esterno è rappresentato dai vari fondi pensione negoziali

-        Agricoltura: FLAI rinvio a Agrifondo, EBAN, EBAT, ENPAIA ENPAIA FISLAF FISLAF

-        Servizi: FILCAMS  pagina sulla bilateralità con rinvio a 5 fondi di previdenza

-        Funzione Pubblica PERSEO

-        Metalmeccanica: FIOM con rinvio a Cometa Fondapi Cooperlavoro Previlabor Previnforma


-        Trasporti (Filt CGIL) link a PREVILOG ed EBNP,

-        “Conoscenza”: FLC CGIL rinvia a ESPERO nonché SIRIO (confluito in PERSEO-SIRIO)

-        Comunicazione: SLC CGIL rinvia a BYBLOS

-        Lavoratori “non tutelati” (tipo collaboratori, consulenti, etc.) NIDIL rinvia a  FON.TE


Per quanto riguarda i fondi pensione, trattasi di normali attività finanziarie di investimento, che nel 2014 hanno operato per circa 39 miliardi/anno nel 2014 (v. tav 1.8 pag 29 in covip Relazione Annuale 2014).

Da questo punto di vista il problema evidente mi pare il “rischio” (diciamo così) che la grande sproporzione di “peso” (circa 40:1) fra entità dei bilanci dei fondi pensione e dei sindacati che li sponsorizzano, possa “catturare” l’attività sindacale distorcendola a supporto esterno dei propri interessi. E’ vero che le cifre in entrata del “lato sindacale” sono gravemente imprecise, ma la differenza è tale che anche un ragionamento per ordini di grandezza può essere in qualche misura valido

Il ragionamento si può ampliare osservando che i link dei fondi pensione sono seguiti a ruota, in termini di completezza e pervasività, da quelli relativi a fondi sanitari integrativi ed attività assicurative e finanziarie, ad esempio:

-        Agricoltura, assistenza sanitarie integrative FISA e FIDA

-        Trasporti, dalla pagina dei contratti  link a UNISALUTE

-        “Conoscenza” link a UNIPOL e UNIPOL Banca

-        Comunicazione link UNIPOL ed UniSalute

-        SPI-CGIL (pensionati) link interessante dalla sezione servizi alla Guida SPI servizi che reclamizza le tutele individuali del patronato INCA CAF  SOL  UVL  Mediaequa AUSER ed altri e sponsorizza le convenzioni con Unipol. Monte dei Paschi, Agos Ducato.

-        Servizi: la già citata pagina sulla bilateralità rinvia ad una dozzina di dozzina di attività sanitarie integrative


Meno rilevanti economicamente ma sistematicamente valorizzati nel Sistema Servizi CGIL, troviamo, INCA CAF  SOL (orientamento al lavoro) UVL  AUSER (invecchiamento attivo), Federconsumatori, SUNIA (sindacato inquilini) Mediaequa (Mediazione civile)

Complessivamente, non riesco a togliermi di dosso limpressione di un sistema che anziché tutelare gli interessi dei lavoratori promuovendone in primo luogo le capacità di autotutela, si insinua, in qualità di mediatore attivo, tra  la classe lavoratrice e le difficoltà” (di qualsiasi genere) che la vita economica tipicamente impone.

Come ovvia conseguenza, le azioni tipiche verso problemi quali linsufficiente entità delle pensioni, le inefficienze della sanità pubblica e della giustizia, leccessiva complicazione del fisco (etc.) quasi fatalmente non saranno mai rivolte in primo luogo ad eliminare le cause, bensì ad offrire servizi sostitutivi od integrativi, promuovendo per i lavoratori il ruolo di vittime da assistere, purché se ne restino sufficientemente passivi salvo i rari momenti di mobilitazione comandata.



(...
diciamo che in termini scientifici una simile ipotesi trova supporto, come ho succintamente cercato di illustrarvi in premessa. Quando i dati si conformano alla teoria, magari è una coincidenza, o magari, come credo in questo caso, una fregatura. Chi sa parli. Il regime eurista sopravvive grazie a Stampa e Sindacati. Ci siamo capiti, no?...)

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Riporto un estratto del programma del "Movimento No Euro" alle elezioni politiche del 2008: già quasi 10 anni fa qualcuno si era già accordo della fine che stiamo facendo... (nota del Webmaster)

Perché in Italia ci sono tanti morti sul lavoro?

 1.     Perché i sindacati, con in testa la triplice, sono diventati il quarto potere dello stato e, anziché difendere i lavoratori, pensano a mantenere le proprie burocrazie e a trastullarsi con i lucrosi CAAF, fondi pensione e patronati (1) (l’Italia è una repubblica delle banane fondata sugli ‘spicciafaccende’), e quando c’è un nuovo morto sul lavoro proclamano due ore di agitazione e poi tutti tranquilli come prima;

2.     perché è tristemente egemone, all’interno del mondo imprenditoriale, una ‘razza padrona’ di terza o quarta generazione che ha, come massimo orizzonte imprenditoriale, quello di sollazzarsi con i convegni di guadagnare senza fatica con le speculazioni cementifere sulle ex aree industriali e le ‘grandi opere’ utili solo a loro e, ovviamente, ultimo ma non ultimo, fare il mazzo a chi lavora; si tratta di una oligarchia costituzionalmente incapace di assumere un ruolo sociale finalizzato alla promozione del benessere di tutta la comunità;

3.     perché la più alta carica dello Stato prima firma un indulto che praticamente rende puramente virtuali i processi penali per le morti bianche e i relativi risarcimenti (vedi caso Eternit) e poi piange in pubblico lacrime di coccodrillo sui caduti sul lavoro;

4.     perché gli Ispettorati del Lavoro non si capisce che cosa ci stiano a fare e nessuno sa quale sia la loro produttività;

5.     perché i politici pensano solo ai cavoli loro, tutti, nessuno escluso, ma quelli della sinistra hanno dimostrato, in quasi due anni di governo, di essere più inutili degli altri: se non riescono a fare niente per difendere i lavoratori dipendenti quando sono al governo, quando lo faranno mai?. Le morti sul lavoro sono anche il risultato della decadenza delle sedicenti classi dirigenti italiane e del loro parassitismo: i segni dei tempi ricordano sempre più da vicino quelli del “che cos’è il Terzo Stato?”

Non abbiamo soluzioni in tasca per porre termine alle tragedie delle morti sul lavoro: ogni settore ha i suoi problemi specifici e ogni impresa costituisce un caso a sé. Tuttavia proponiamo alla riflessione dei lavoratori i seguenti punti:

·        i delegati sindacali dovranno fare un corso presso gli Ispettorati del Lavoro, finalizzato da un esame per ottenere la qualifica di Pubblico Ufficiale e Agente di Polizia Giudiziaria con competenza sulla vigilanza, la prevenzione e la repressione delle infrazioni previste dalle normative generali e particolari in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro: chi non supererà l’esame decadrà dalla carica di delegato;

·        occorre creare dei nuclei di ispettori del lavoro volontari, con lo stesso percorso formativo e le stesse attribuzioni dei delegati sindacali, con il potere di effettuare ispezioni in qualsiasi posto di lavoro, con particolare riferimento alle realtà dove i delegati sindacali non esistono;

·        è necessario inasprire le sanzioni, sia per i lavoratori che i datori di lavoro, in caso di mancato rispetto delle normative in materia di sicurezza;

·        devono essere aboliti tutti i privilegi della casta dei sindacalisti, per evitare che troppe distrazioni li allontanino da una corretta percezione dei problemi che coinvolgono i loro colleghi; tutte le associazioni sindacali ed i loro iscritti devono avere pari opportunità nella rappresentanza degli interessi dei lavoratori.

(1) Piuttosto che rivendicare un sistema fiscale e previdenziale semplice, trasparente ed efficace, i sindacati preferiscono insinuarsi nel sistema come intermediari al servizio dell’inettitudine e della burocrazia statale: si tratta di una mentalità assimilabile a quella mafiosa (la mafia si insinua nelle crepe dello stato per radicare il suo potere) che lucra sulle inefficienze dello stato vessatore anziché pretendere e promuovere la sua crescita intermini di civiltà nel rapporto con i cittadini.