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http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2940-intervista-sulla-meningite-e-poco-altro.html

 

Intervista sulla meningite e poco altro

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Gennaio 2017  
Scritto da Stefano Montanari

Mio nonno mi raccontava che nei primi anni del Novecento un giornale pubblicava, come del resto tutti gli altri, l’elenco dei numeri estratti al lotto. Quel giornale intitolava la rubrica “La Tassa sugl’Imbecilli”, definizione non sua ma risalente a Camillo Benso conte di Cavour.

Allora come ora sugl’imbecilli lo stato lucrava e, almeno oggi, a volte se ne prende pure gioco. Basta

dare un’occhiata alle code interminabili davanti ai botteghini di ospedale e ambulatori di chi aspetta magari per ore di essere toccato dalla salvezza grazie all’iniezione di un liquido di composizione mai del tutto svelata che sconfiggerà la meningite, malattia che, evidentemente, si manifesta toccando il cervello anche di chi è apparentemente sano.

Responsabili dello scherzo sono i luminari della medicina che, pur ignorandone, chi per onesta ignoranza, chi per necessità alimentare, i principi stessi, scorrazzano applauditi nelle praterie mediatiche con la benedizioni dei politici dal becco sempre spalancato come passerotti affamati e dei giornalisti o pseudo-tali con una famiglia sulle spalle. Tutti costoro, uniti nell’impresa, ebbero a lanciare una campagna di terrore in cui “dimostravano” che di meningite si moriva come le mosche e che l’unica salvezza era garantita dalla benedizione di un vaccino, Nulla importa se nessuno, produttori in testa, può affermare, fatti e non chiacchiere bavose alla mano, che quel vaccino abbia anche solo una vaga possibilità di funzionare almeno per un po’. Nulla importa se la meningite arriva da moltissime cause, la stragrande maggioranza delle quali non rientra dichiaratamente nella taumaturgia dell’acqua benedetta dei vaccini. Nulla importa se di meningite continuano ad ammalarsi i vaccinati esattamente come i non vaccinati. Nulla importa se non è mai esistita traccia di epidemia e i numeri sono gli stessi da anni. L’importante è non solo vendere il vaccino: un business tutto sommato modesto a fronte dei miliardi che girano nel settore, ma utile ad infilare nei cervellini l’idea del vaccino che sgomina le malattie, di qualunque vaccino e di qualunque malattia si tratti o anche non si tratti. Ancora una volta, nulla importa se addirittura gli enti ufficiali di statistica non recano traccia dell’assunto. Nessuno andrà mai a controllare, e chi lo fa è automaticamente espulso dalla chiesa con bolla di scomunica. Quanto, poi, alla figura non certo onorevole che la retromarcia goffa sta rimediando nei confronti dei personaggi di cui sopra, sorvoliamo per pietà umana. Sarà il tempo a mostrare la loro oscenamente comica nudità.

Negli ultimi giorni ho avuto uno scambio di mail con un medico ottuso e ignorante (la laurea non si nega a nessuno) quanto presuntuoso (non di rado, almeno in certi ambienti, due deformità che viaggiano in coppia) che l’organizzazione pubblicitaria è riuscita a contrabbandare per un faro di sapienza. Nulla importa se il suo curriculum non è molto più ricco di quello di un impiegato di quart’ordine e se non ha idea di che cosa sia una qualunque ricerca. Nessuno andrà mai a controllare, e chi lo fa è automaticamente espulso dalla chiesa con bolla di scomunica. Bene, il personaggio, autore di un libro sui vaccini pubblicato da un editore di successo commerciale, mi scrive che, in effetti, lui di vaccini non sa niente, aggiungendo che io, non essendo medico, non posso saperne di più. Nulla importa se io ho una laurea specifica sui farmaci, argomento di cui i medici sanno davvero poco se si eccettua ciò che la pubblicità mette loro in testa, e se i vaccini io li analizzo dall’inizio degli Anni Duemila: nessuno andrà mai a controllare, e chi lo fa è automaticamente espulso dalla chiesa con bolla di scomunica.

A margine e solo per la cosca che da tempo mi sta grottescamente ostacolando e minacciando: quel signor dottore non è il vostro amichetto e, per gli ostacoli e le minacce, dovrete chiedere soccorso ai picciotti di un’altra cosca. Giusto per informazione: se si vuole la guerra, si sarà accontentati. Io non sono ricattabile.

Ieri è stata pubblicata una mia intervista che sfiora anche qualche altro argomento oltre la beffa dell’epidemia da meningite  e chi vuole la trova all’indirizzo http://www.vitalmicroscopio.net/2017/01/06/meningite-procurato-allarme-senza-reato/

Chissà che qualche magistrato non trovi spunto di lavoro.

P.S. Chi conserva ancora quel bene sempre più raro che è l'intendimento, legga http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Meningite-esperti-Iss-ecco-perche-l-epidemia-e-solo-mediatica-97eadc99-0a4e-4771-a212-460762742397.html e mediti. Furono proprio le istituzioni a sparare le idiozie che ora tentano goffamente di smentire addossando la responsabiliità ai media che si sono limitati ad ubbidiere a a "fare notizia" diffondendo un attenti al lupo dove il lupo non c'era proprio. La parte più buffa dell'articolo è laddove si dice che il vaccino è efficace e sicuro. Sull'efficacia basta guardare a come sono cambiate le cose dopo aver vaccinato anche lo stuoino di casa e sulla sicurezza si dia un'occhiata a che cosa c'è nelle fiale.

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http://www.assis.it/la-grande-paura-fatti-dicerie-e-invenzioni-sulle-meningiti-1-parte/

La grande paura:
fatti, dicerie e invenzioni sulle meningiti.
(1 parte)

1 Mar , 2015  

La meningite così come viene descritta dai mass-media fa troppa paura, e questo provoca comportamenti emotivi e impedisce ragionamenti razionali.Pubblichiamo un intervento del dott. Eugenio Serravalle, Presidente di AsSIS, suddiviso in due parti. La prima riguarda le infezioni da haemophilus influenzae, la seconda quella da meningococco.

a cura del Dottor Eugenio Serravalle – © Riproduzione Riservata

La “Grande Paura” fu un fenomeno di panico collettivo che si propagò contemporaneamente da punti diversi delle campagne francesi tra il luglio e l’agosto 1789, l’anno della Rivoluzione.1 Gli storici la studiano perché costituisce uno dei primi esempi relativamente ben documentati dei meccanismi di auto-suggestione e auto-inganno che possono innescarsi in una comunità, non ristretta, ma addirittura estesa su scala nazionale. In genere si tende a credere che fenomeni simili possano generarsi tanto più facilmente quanto più s’inquadrano in ambienti sociali e culturali tipici di epoche diverse da quella attuale, caratterizzati cioè da scarsità d’informazioni, difficoltà di verificare le notizie, inaffidabilità di queste ultime a causa di un sistema di comunicazioni consistente in buona parte nel “passa parola”.

Nonostante la diversità delle due discipline, storia e medicina, quest’ultima potrebbe fornire alcuni utili casi di studio al genere di storiografia che indaga il modo in cui si forma un’opinione all’interno di un gruppo sociale, in modo del tutto indipendente dai fatti oggettivi. Il caso più appropriato sarebbe proprio quello della percezione sociale del pericolo delle meningiti negli ultimi decenni, percezione che ha assunto più volte il carattere del panico collettivo, fenomeno quanto mai singolare in un’epoca che ha assistito alla rivoluzione informatica, grazie alla quale conoscenze, dati, e possibilità di verifica puntuale delle informazioni sono a disposizione della maggior parte, anche se non di tutta, la popolazione. Va anche detto, però, che questo fenomeno, a differenza di quello studiato dagli storici francesi, non ha per nulla il carattere della spontaneità, ma, come vedremo, è stato favorito e artificialmente alimentato ancora una volta dall’anomalo intreccio d’interessi tra industria farmaceutica, mondo della politica, e autorità sanitarie.

Inizia così il paragrafo dedicato alle meningiti del mio ultimo libro Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore.

Quanti lo hanno letto sanno che non è mia abitudine nascondere o manomettere i dati, anzi ho esposto dettagliatamente i diversi tipi di meningite e le loro possibili conseguenze, chiarendo perché ci si possa attendere dal vaccino effetti limitati, o addirittura indesiderati, ed evidenziando l’entità del rischio di contrarre la malattia attraverso un confronto con altri rischi ritenuti, nella vita quotidiana, accettabili o addirittura non rilevanti. Non ho taciuto le possibili gravi conseguenze della malattia perché il mio intento non è minimizzarne la natura, bensì di ricondurre entro termini realistici il rischio effettivo di contrarla.

Cosa è la meningite?

La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). La malattia generalmente è di origine infettiva, può essere causata da virus, da batteri o da funghi2. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune, solitamente non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di una decina di giorni.

La forma batterica è più rara ma più importante clinicamente. Tra i casi a eziologia nota, il patogeno più frequentemente identificato è stato lo Streptococcus pneumoniae (indicato come pneumococco), seguito da Neisseria meningitidis (indicato anche come meningococco), e da Haemophilus influenzae (indicato come emofilo.)3.Dove la tubercolosi è ancora diffusa, il suo agente patogeno, il Mycobacterium tubercolosis, è ancora una temutissima causa di meningiti. Ma qualsiasi batterio può provocarla, da quelli che in genere causano una banale cistite, come l’Escherichia Coli, a quelli che provocano diarrea, come le Salmonelle. Anche la Listeria monocytogenes, un batterio ubiquitario che può contaminare gli esseri umani attraverso il cibo provocando la listeriosi.

Non può pertanto esistere un unico vaccino contro “la meningite”.

Sintomi e diagnosi

I primi sintomi della meningite possono facilmente essere confusi con quelli di una qualsiasi malattia acuta. Possono peggiorare nell’arco di un paio di giorni, ma in qualche caso il decorso della malattia è molto rapido, con il rischio di un grave danno cerebrale o di morte.
La malattia classicamente si manifesta con:

bullet

irrigidimento del collo

bullet

febbre alta

bullet

mal di testa acuto

bullet

vomito o nausea

bullet

senso di confusione

bullet

sonnolenza

bullet

convulsioni

bullet

fotosensibilità

Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti. Può esserci una spiccata irritabilità, con pianto, ipersensibilità agli stimoli esterni e sonnolenza sopra la norma. A volte si nota l’estroflessione della fontanella cranica, che assume un aspetto bombato.
L’infiammazione provoca un accumulo di cellule infiammatorie nel liquor cerebrospinale, con un aumento della pressione all’interno del canale spinale e della scatola cranica. La diagnosi si esegue con un’analisi del contenuto del liquor cefalo-rachidiano (il liquido in cui è immerso il cervello e il midollo) tramite la puntura lombare e con una coltura batterica. Un intervento tempestivo può costituire l’unica possibilità per salvare la persona malata.

Aspetti epidemiologici della meningite

Nei paesi ad alto reddito e a clima temperato il numero di casi di meningite è piuttosto sporadico e non causa frequentemente importanti focolai epidemici. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention americani l’incidenza della meningite nel mondo è di 0,5-5 casi per 100 mila persone4. In Italia dal 1996 è attivo un sistema di sorveglianza dedicato alle meningiti batteriche che negli anni successivi si è ampliato a includere tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo.

Dati di sorveglianza delle malattie batteriche invasive aggiornati al 31 ottobre 2014 (Istituto Superiore di Sanità)issmen

ANNO

TOTALE
CASI

Streptococcus
pneumoniae
Neisseria
meningitidis
Haemophilus
influenzale
StreptB
M.Tubercolosis
Listeria
Altro
Non
identificato

2013

1369

963

162

78

20

9

47

63

54

2012

1178

797

137

63

18

10

40

71

58

2011

1113

730

152

49

14

8

40

61

78

2010

1343

848

149

70

21

15

68

82

70

2009

1276

738

187

54

16

10

55

79

137

2008

1255

691

180

49

24

13

56

84

158

2007

1063

524

183

38

27

13

44

78

156

2006

768

270

179

20

20

8

33

74

164

2005

1033

290

324

30

28

14

28

99

220

2004

982

300

343

19

34

16

35

67

168

2003

966

308

277

35

21

18

26

79

202

2002

838

228

217

38

29

33

36

70

187

2001

802

232

208

54

26

24

32

56

175

2000

910

243

250

57

26

33

39

65

197

1999

1057

306

275

84

30

52

36

65

209

1998

841

258

155

96

32

32

33

57

178

 

Meningiti e informazione

I recenti fatti di cronaca, e le sollecitazioni di molti lettori mi spingono a nuove riflessioni sulla situazione odierna, che non è affatto nuova. Lo scenario è identico a quanto avvenuto negli anni scorsi, amplificato dalla recente commercializzazione di un nuovo vaccino contro il meningococco B di cui scriverò in una prossima occasione. Oggi voglio segnalare che, ancora una volta, l’amplificazione mediatica ha portato a fenomeni d’isteria collettiva in mancanza di una chiara, corretta e diffusa informazione scientifica.

Perché proprio d’isteria mediatica dobbiamo parlare, quando l’invito a vaccinarsi si trasforma in un imperativo categorico, mettendo in un unico calderone i casi di meningite provocati dai vari agenti responsabili della malattia, con una confusione determinata non nell’informare ma nel terrorizzare i genitori. La strategia del catastrofismo è l’unica proposta da chi non vuol permettere alle persone di costruirsi un’idea propria, di ragionare, di scegliere consapevolmente.

Così appaiono titoli cubitali dedicati alla tragica notizia della morte di un ragazzo per meningite da meningococco C, dando meno rilievo al fatto che fosse stato in precedenza vaccinato, perché non si può ammettere che i vaccini non sono sempre efficaci.

Tra gli esempi di un’informazione catastrofista non ne scelgo qualcuno dalla grande stampa, nonostante gli esempi non manchino. Riporto i contenuti di un articolo apparso sulla pagina dell’Ospedale pediatrico di Roma Bambini Gesù, consultabile al link: http://www.ospedalebambinogesu.it/meningite-sotto-accusa-il-calo-delle-vaccinazioni#.VO67HCzLohz dal titolo Meningite: sotto accusa il calo delle vaccinazioni e dove si attribuisce la responsabilità di 3 ricoveri per meningite da Haemophilus influenzae di tipo B al crollo delle coperture vaccinali. Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive del Bambin Gesù – afferma che «Per questa malattia c’è un vaccino specifico che protegge i bambini dal rischio di contrarla e perciò riteniamo che la recrudescenza dei casi sia legata al calo delle vaccinazioni. In mancanza di vaccinazione, infatti, il batterio responsabile circola di più e, conseguentemente, colpisce in misura maggiore». L’articolo continua con toni ancor più allarmistici, sostenendo che “questa forma di meningite si riteneva debellata. In Italia nel 2003 ci furono 5 casi, 1 nel 2012” E utilizza il mancato raggiungimento di una coperture prevista per la vaccinazione contro il morbillo per confondere la situazione e la distinzione tra vaccini obbligatori e facoltativi.

Dati e coperture vaccinali

Nello sviluppare il nostro pensiero, useremo i dati forniti dall’Istituto Superiore di sanità. Altre informazioni, cioè quelli adesso in esclusivo possesso dell’Ospedale romano, ci piacerebbe che venissero resi pubblici subito. E’ lecito comunicare se i tre bimbi in oggetto erano vaccinati? E se non lo erano, è forse dipeso dal fatto che la prima vaccinazione si esegue al 3° mese e che pertanto l’età di almeno due dei tre bambini malati non ha permesso l’immunizzazione? In cambio forniamo la tabella delle coperture vaccinali. Il dato nazionale indica un valore del 94,6%, e addirittura del 97,8% per il Lazio. La “famosa” immunità di gregge dovrebbe essere assicurata, e il calo delle vaccinazioni denunciato non appare confermato dai numeri. ped2013

La meningite da Haemophilus influenzae

Haemophilus influenzae: si tratta di un gruppo di batteri che, nonostante il nome, non hanno rapporto con il virus influenzale. Nel genere Haemophilus, la specie Haemophilus influenzae è la più importante per le patologie che può provocare. Essa comprende 6 sierotipi, classificati con le lettere A/F, ed un gruppo di ceppi non capsulati. L’Haemophilus influenzae di tipo B (HIB) è il ceppo patogeno più importante. Colpisce prevalentemente neonati e bambini di meno di 2 anni. Gli Emofili fanno parte della normale flora batterica della gola o del naso, dove non danno alcun problema e si trasmettono da una persona all’altra per via aerea, con le goccioline della saliva emessa con la tosse o lo sternuto. Quasi tutti i bambini durante i primi 5-6 anni di vita vengono a contatto prima o poi con l’Emofilo. In genere, a seguito di questo contatto, essi non subiscono alcun danno e sviluppano gli anticorpi che li proteggeranno nelle età successive. Tuttavia in alcuni casi, l’Emofilo riesce a raggiungere il sangue e, tramite questo, a localizzarsi in altri organi dove causa malattie molto gravi. Tra queste la più frequente è la meningite. Con frequenza minore il germe può causare epiglottite (infiammazione grave e improvvisa delle prime vie aeree con sintomi di soffocamento) e sepsi (infezione diffusa nel sangue). Queste malattie, dette “forme invasive”, colpiscono quasi esclusivamente i bambini al di sotto dei 5 anni di età. Possono determinare inoltre otiti, polmoniti, congiuntiviti. Il motivo per cui le infezioni da Emofilo sono particolarmente gravi nei primi anni di vita risiede nella struttura del germe e nelle caratteristiche immunitarie del bambino. L’Emofilo, infatti, possiede una capsula protettiva che lo rende resistente alla distruzione da parte dei globuli bianchi. Contro questi germi l’organismo adulto produce determinati anticorpi che invece il bambino piccolo, per una fisiologica immaturità del sistema immunitario, produce in quantità molto bassa. Per questo motivo il bambino piccolo non è in grado di difendersi dalle malattie causate dall’Emofilo.

Epidemiologia

Il numero dei casi d’infezioni invasive (meningiti e sepsi) da Haemophilus influenzae rimane limitato.

CASI DI MENINGITE E SEPSI DA HAEMOPHILUS INFLUENZA PER ANNO E FASCE DI ETA’

0

1-4

5-9

10-14

15-24

25-64

>64

n.i.

TOTALE

1994

32

41

3

2

1

1

4

2

86

1995

44

59

6

0

1

4

1

1

116

1996

46

66

2

4

0

9

1

2

130

1997

42

43

2

0

2

5

3

2

99

1998

43

38

3

4

1

4

3

0

96

1999

26

37

4

0

1

11

5

0

84

2000

21

17

0

1

2

9

6

1

57

2001

10

19

2

1

0

10

12

0

54

2002

9

6

5

2

0

12

4

0

38

2003

8

8

1

0

0

14

4

0

35

2004

3

2

2

0

2

6

4

0

19

2005

2

4

1

1

2

12

8

0

30

2006

3

2

0

1

0

11

3

0

20

2007

1

3

0

0

1

13

20

0

38

2008

2

4

1

2

0

18

22

0

49

2009

6

3

0

0

1

18

26

0

54

2010

7

3

1

1

2

27

28

0

69

2011

3

2

1

1

2

18

22

0

49

2012

7

1

2

1

0

22

30

0

63

2013

4

3

3

0

1

29

38

0

78

menemofNel corso degli ultimi 3 anni si è osservato un incremento dell’incidenza (da 0,08 casi per 100.000 nel 2011 a 0,13 nel 2013) (Tab. 13) anche nelle fasce d’età che dovrebbero essere coperte dalla vaccinazione.meninc2013

Identificazione dei sierotipi

I grafici che abbiamo riportato riguardano le infezioni da emofilo in toto, non da emofilo di tipo b, l’unico per cui esiste il vaccino. L’identificazione esatta del sierotipo di emofilo responsabile della malattia non è eseguita in tutti i casi, e queste informazioni così incomplete rendono difficile una corretta valutazione dell’efficacia della vaccinazione di massa.

Dai rapporti di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità è evidente che la tipizzazione avvenne in un numero limitato di casi nel periodo 2007/2010:mendist

Dei 190 casi notificati nel periodo 2011-2013, l’informazione sulla tipizzazione è disponibile per il 62% dei casi (117/190). Nel 2013 la quota di ceppi con sierotipo noto è stata del 68% (53/78) nel 2012 del 56% e nel 2011 del 59%. Le cose non sembrano migliorare: nel corso dei 10 mesi del 2014, la percentuale dei ceppi tipizzati è scesa al 36% (22/61), suggerendo la necessità di implementare l’attività di sierotipizzazione a livello regionale e/o migliorare la percentuale d’invio dei ceppi all’Istituto Superiore di Sanità.

Quindi il grafico che tenga conto delle meningiti da emofilo di tipo b, prevenibili con la vaccinazione è il seguente:menemob

Nel Report che si riferisce agli anni 1994-2006, non è riportata alcuna indicazione sulla tipizzazione. La vaccinazione è stata introdotta in Italia nel 1995 su base volontaria, inclusa nel Calendario Nazionale delle Vaccinazioni nel 1999 e poi somministrata nell’esavalente. E’ evidente che questa decisione non è stata assunta in base a conoscenze esaustive e informazioni epidemiologiche esaurienti.

Sierotipi non vaccinabili

Come in tutti gli anni precedenti di cui abbiamo i dati, nel 2013 è evidente la netta predominanza dei ceppi non capsulati che rappresentano oltre l’80% del totale dei ceppi tipizzati. I casi dovuti al sierotipo b, gli unici prevenibili mediante vaccinazione, si mantengono rari (nessun caso nel 2011, 6 casi nel 2012, 5 casi nel 2013). mendist1

I casi dovuti al sierotipo b, gli unici prevenibili mediante vaccinazione, si mantengono rari (nessun caso nel 2011, 6 casi nel 2012, 5 casi nel 2013).

menbstat

Questo fenomeno non è solo italiano. Riportiamo i dati canadesi, dove è evidente che, a una riduzione del sierotipo b fa seguito un aumento dei sierotipi non vaccinabili5mencanmencan2

Fallimenti vaccinali

Se un bambino vaccinato si ammala a causa dell’haemophilus influenza di tipo b si parla di fallimento vaccinale (ovvero si considera fallimento una malattia invasiva da Hib insorta 2 settimane dopo la somministrazione di una singola dose in un bambino > 1 anno o alternativamente 1 settimana dopo 2 dosi in un bambino di <1 anno). Non rientra nella categoria dei fallimenti vaccinali quanti si ammalano a causa di sierotipo diverso dal b, perché il vaccino può proteggere solo da questo sierotipo. Nel periodo 2007-13 sui 35 casi di malattia invasiva da Hi presentatisi in soggetti precedentemente vaccinati, almeno 5 hanno contratto un’infezione proprio da sierotipo b, per la quale avrebbero dovuto essere protetti (3 fallimenti in bambini di 10 mesi, 3 anni e 5 anni, e 2 fallimenti parziali). Nel 2014, con dati ancora parziali, sono stati registrati 2 fallimenti vaccinali (2 e 5 anni).

La percezione del rischio

La meningite spaventa i genitori più di tante altre malattie. Non c’è da stupirsene: i mezzi di comunicazione amplificano a dismisura l’allarme per questa malattia, basandosi su dati di fantasia o posti in modo distorto. Una corretta informazione è un problema di primaria importanza, e fornirla è compito dei medici e delle autorità sanitarie. Non si vuole qui negare che la meningite sia una malattia terribile. Il punto è che occorre una corretta informazione per rendere le persone consapevoli dell’ordine di grandezza dei fenomeni di cui si sta parlando.

Per esempio: i casi totali di meningite nel 2013 stati 1369, di cui 78 attribuibili all’emofilo, e 5 causati dal sierotipo b. Nello stesso anno si sono registrati in Italia 181.227 incidenti stradali con lesioni a persone. Il numero dei morti (entro il 30° giorno) ammonta a 3.385, quello dei feriti a 257.4216. Secondo uno studio dell’Istituto superiore di sanità nel 2007 si sono registrati 387 morti e circa 440 ricoveri per annegamento, con un tasso di mortalità pari a 11,1 morti per milione/anno nei maschi e 2,2 morti per milione/anno nelle femmine, con un tasso medio di 6,5 morti per milione di abitanti/anno. Impressionante il dato storico: dal 1969 al 2007 sono decedute per annegamento 27.154 persone, per l’82 per cento maschi. 7

E’ evidente che “le meningiti non rappresentano un pericolo di sanità pubblica8 come ha affermato Alessandro Lizioli, Direzione generale sanità – Regione Lombardia, e, si noti, favorevole all’introduzione della vaccinazione di massa.

L’incidenza della meningite nel nostro paese non costituisce, infatti, un problema ingente di sanità pubblica, tuttavia la percezione del rischio legata a questa malattia è tale da sollevare il dubbio sull’utilità di vaccinare tutti i bambini. 9

Ho evidenziato in neretto l’espressione “percezione del rischio”, perché essa è cosa molto diversa dal rischio stesso. Il punto è verificare chi determini la percezione del rischio tra i genitori e l’opinione pubblica in genere: le autorità sanitarie nella loro funzione di garanti della salute pubblica, o una macchina politica sempre più invasiva dell’autonomia professionale della classe medica e paramedica, che estende la logica dell’affarismo, dello scambio clientelare, dell’appalto truccato anche a un settore delicatissimo come la sanità. Un esempio illuminante è il modo in cui i mezzi d’informazione in modo compatto e allineato hanno provveduto a trasmettere all’opinione pubblica un messaggio assolutamente distorto nel 2007, in occasione di alcuni casi di meningite nel Veneto. Di questo parlerò in un prossimo intervento.

1 G. LEFEBVRE, La grande paura, Torino, Einaudi, 1953.
2 Tunkel A, Schilder AG. Acute Meningitis.
In: Mandell GL, Douglas RM, Bennet JE, editors. Mandell, Douglas, and Bennett’s Principles and practice of infectious diseases.
Sixth Edition ed. Philadelphia: Elsevier; 2005. p. 1083-126.
3 Epicentro URL: http://www.epicentro.iss.it/problemi/meningiti/meningite.asp
4 Angus DC, Linde-Zwirble WT, Lidicker J, Clermont G, Carcillo J, Pinsky MR.Epidemiology of severe sepsis in the United States: analysis of incidence, outcome, and associated costs of care. Crit Care Med 2001 Jul;29(7):1303-10
5 http://dsol-smed.phac-aspc.gc.ca/dsol-smed/ndis/charts.php?c=yl
6 http://www.istat.it/it/archivio/137546
7 http://www.sindacatobalneari.it/sites/default/files/Rapporto%20sugli%20annegamenti%20in%20Italia.pdf
8 http://www.epicentro.iss.it/discussioni/meningiti/lizioli.asp
9 http://www.epicentro.iss.it/discussioni/meningiti/meningiti.asp

, ,

http://www.assis.it/la-grande-paura-fatti-dicerie-e-invenzioni-sulle-meningiti-2-parte/

La grande paura:
fatti, dicerie e invenzioni sulle meningiti.
(2 parte)

8 Apr , 2015  

Pubblichiamo la seconda parte dell’articolo del dott. Eugenio Serravalle.

Riassumiamo brevemente alcuni punti:

bullet I casi di meningite di queste settimane stanno provocando un’epidemia di paura e d’isteria collettiva.
bullet Il meningococco va distinto in sierogruppi, sierotipi e sierosottotipi.
bullet In Italia l’infezione da meningococco è bassa: nel 2013 sono stati segnalati 162 casi, con un’incidenza nella popolazione generale dello 0,25/100.000 abitanti, poco superiore ai due anni precedenti.
bullet Il sierogruppo B è il più frequente, seguito dallo C e dallo Y.
bullet L’andamento delle infezioni da gruppo C non è stato influenzato dall’introduzione del vaccino nella popolazione generale.
bullet L’andamento delle infezioni da sierogruppo B è in calo nella popolazione generale senza l’uso della vaccinazione.
bullet L’incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore nella fascia di età 0-4 anni e in particolare nel primo anno di vita. Si ha un altro picco nella fascia 15-24 anni.
bullet L’incidenza delle infezioni da sierogruppo C è bassa (0,22 nella fascia 1-4 anni), negli ultimi tre anni si registra un lieve aumento nonostante la maggior diffusione della vaccinazione.
bullet Il vaccino contro il meningococco C ha una durata limitata nel tempo e non è privo di reazioni avverse.
bullet Il vaccino antimeningococco B, messo in commercio di recente, è sottoposto a monitoraggio addizionale per cinque anni. Non è stata decisa la sua somministrazione universale nella maggior parte dei paesi europei a causa dell’assenza di dati di efficacia clinica del vaccino, della limitata evidenza di persistenza degli anticorpi battericidi contro i quattro antigeni vaccinali, della mancanza di dati sulla durata della protezione, della difficoltà di integrare il nuovo vaccino nel calendario vaccinale, della mancanza di dati conclusivi sull’effetto del vaccino sull’acquisizione dello stato di portatore, del numero elevato di reazioni locali e febbre> ai 38,5° nei lattanti vaccinati e proporzione maggiore di reazioni avverse negli altri gruppi di età.

 

a cura del Dottor Eugenio Serravalle – © Riproduzione Riservata

 

IL MENIGOCOCCO

E’ tornata la grande paura, soprattutto in Toscana, a seguito dei decessi di alcune persone colpite da meningite da meningococco di tipo C. Proprio in questa regione, insieme a Marche e Puglia, nel triennio 2011-2013 è stato registrato un aumento dei casi, imputabile o a un reale incremento delle infezioni o a un miglioramento dei criteri diagnostici e delle procedure di notifica, nonostante l’elevata copertura vaccinale che nel 2013 è stata dell’89,4%1.

Nei primi tre mesi del 2015 in Toscana si sono verificati quindici casi, cinque dei quali letali. Le fasce di età hanno riguardato: 1 caso tra gli 0-4 anni, 2 nella fascia 5-14, 3 tra i 15-20, 4 tra i 21-30, 4 tra i 31- 49 anni e 1 nella fascia > 65. Particolarmente interessata è stata la zona dell’Empolese, dove, a Cerreto Guidi, nel mese di febbraio era morto un ragazzo di 13 anni in precedenza vaccinato, a marzo un 17enne di Montelupo Fiorentino e una donna di 34 anni di Vinci. Questo ha portato all’adozione di misure straordinarie da parte delle ASL, che hanno attivato tutte le previste procedure di profilassi per chi era stato a contatto con le vittime o con i ricoverati. La politica, cioè la giunta regionale della Toscana, ha deliberato poi l’acquisto e il richiamo gratuito del vaccino antimeningococco C per i ragazzi della fascia di età 11-18 anni, e l’ Asl di Empoli ha disposto la gratuità del vaccino anche per gli adulti fino a 45 anni di età. Queste misure non hanno fatto altro che aumentare la preoccupazione delle persone, che si è manifestata con lunghe code davanti alla sede dell’Asl fin dalle prime ore del mattino e telefoni in tilt per prenotare la vaccinazione. L’Azienda sanitaria ha ripetuto che non si tratta di un’epidemia, che non esiste alcun allarme meningite C ma i titoli sui giornali, alcune dichiarazioni, e gli inviti costanti, ripetuti, ossessivi, alla vaccinazione non hanno aiutato a ”mantenere la calma”.

Niente di nuovo. E’ esattamente quanto successe in provincia di Treviso nel dicembre 2007, quando si verificarono sette casi di meningite in persone di età compresa tra i 15 ed i 33 anni, con 3 decessi. In 6 casi il responsabile fu il meningococco C. Dopo il focolaio trevigiano si verificarono altri casi letali: il 5 gennaio 2008 morì un diciannovenne milanese; il 7 gennaio, a Rieti, un bimbo di 18 mesi; il 20 gennaio, a Lucca, una bimba rumena di 6 mesi. Altri due casi non letali furono identificati a Padova e a Mestre nel gennaio 2008.

Anche allora, dalle pagine di tutti i giornali scattò l’allarme meningite per affermare che il vaccino è l’unico e indispensabile strumento di prevenzione. Che deve essere offerto gratuitamente a tutti i bambini. Anche allora fu enfatizzata una malattia che è sempre presente nel periodo invernale, per un totale di otto casi di meningite meningococcica accertati nel dicembre 2007 su 14 casi di meningite notificati in Veneto. L’incidenza annuale regionale fu di 0,3 casi ogni 100 mila abitanti. Si è trattato di un limitato focolaio epidemico che non ha modificato la situazione epidemiologica italiana, caratterizzata da un’incidenza nella popolazione generale tra le più basse di Europa.

Possiamo ritenere che nel caso del Veneto l’epidemia sia stata fortemente amplificata dai media e, forse, dalle case farmaceutiche che volevano cogliere l’occasione per incrementare le vendite del vaccino. È impossibile valutare se e quanti casi siano stati evitati dalla chemioprofilassi con gli antibiotici o dalla vaccinazione antimeningococco C, la quale presenta un periodo finestra di 10-14 giorni in cui comunque non si è protetti.” affermò l’epidemiologo Flavio Zucchini.2 “L’amplificazione mediatica ha portato a fenomeni d’isteria collettiva in mancanza di una chiara, corretta e diffusa informazione scientifica”.

Caso singolare, proprio in quell’anno il Veneto si apprestava, prima e unica regione italiana, a sospendere l’obbligo vaccinale, sostituendo le vaccinazioni obbligatorie “per legge” con le vaccinazioni “libere”. E, altrettanto singolare, proprio in quest’anno è stato commercializzato il nuovo vaccino contro il meningococco B, a partire, appunto, dalla Toscana.

IL MENINGOCOCCO

Il meningococco (Neisseria meningitidis) non è un germe raro, ma è un ospite frequente delle prime vie respiratorie: dal 2 al 30% dei bambini e il 5-10% degli adulti sono portatori di ceppi di meningococco, la maggior parte dei quali non sono patogeni3. La sua presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. Nella maggior parte delle persone lo stato di portatore è un processo immunizzante, che porta alla formazione di anticorpi protettivi generalizzati4. In un piccolo numero di persone, il meningococco penetra attraverso la mucosa e raggiunge il torrente circolatorio, causando una malattia. Può essere responsabile di una semplice rinite, congiuntivite e faringite, sino a polmonite, miocardite, pericardite, artrite, uretrite, proctite, meningite e sepsi generalizzata.

Il contagio avviene per via aerea interumana, attraverso le goccioline di saliva o muco perché

fuori dell’organismo il batterio sopravvive solo per pochi minuti. La principale causa di contagio è rappresentata dai portatori sani: solo nello 0,5% dei casi la malattia è trasmessa da persone affette dalla malattia. Non sono ancora certi i meccanismi per cui nella maggior parte delle persone che entrano in contatto col meningococco non si sviluppi alcuna patologia e solo per alcuni si hanno quadri clinici severi. In parte può dipendere dalla virulenza del tipo, in parte dalle condizioni del soggetto (un deficit permanente o transitorio del sistema immunitario; la compromissione della mucosa respiratoria per co-infezioni virali o batteriche, l’abitudine del fumo, o particolari condizioni ambientali; vivere o frequentare comunità chiuse o semichiuse).

L’incubazione varia da 1 a 10 giorni. La meningite è il quadro clinico più frequente (80-85%). Il tasso di letalità è di circa il 10%, aumenta con l’età ed è più elevato in caso di infezione da sierogruppo C che da B.

I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati eseguano una profilassi con antibiotici. In queste categorie rientrano soltanto:

  1. i conviventi e quanti hanno condiviso l’ambiente di studio (la stessa classe) o di lavoro (la stessa stanza);
  2. coloro che hanno dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato;
  3. le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli);

  4. i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).

Il meningococco può essere capsulato o non capsulato; sono quelli provvisti di capsula che generalmente causano la malattia invasiva, perché è proprio questa che impedisce l’attivazione di importanti meccanismi di difesa del nostro sistema immunitario, come la fagocitosi, la lisi complemento-mediata e perché maschera le proteine della membrana esterna, uno dei bersagli della risposta anticorpale del soggetto infettato. Le Neisserie patogene hanno sviluppato alcuni meccanismi per rendere inefficace la risposta immunitaria della persona, sia naturale sia indotta dal vaccino. Mettono in atto meccanismi per scambiare il materiale genetico responsabile della biosintesi della capsula (variazione di fase e variazione antigenica, trasferimento orizzontale di sequenze di DNA, trasposizione di elementi mobili) con conseguente modifica (“switching”) del fenotipo capsulare.

I determinanti antigenici del meningococco sono 3:

antigeni polisaccaridici della capsula; esistono 13 SIEROGRUPPI (A, B, C, D, 29E, H, I, K, L, W-135, X, Y, Z); sei di questi (A, B, C, X, Y, W-135) sono riconosciuti come responsabili della quasi totalità di casi di malattia invasiva;

proteine della membrana esterna (OMP, Outern Membrane Proteins). Identificano il SIEROTIPO le OMP di classe 2 o 3 (PorB), identificano il SIERO SOTTOTIPO le OMP di classe 1 (PorA).

lipopolisaccaridi che determinano l’immunotipo.

m01

DA: CENTRO NAZIONALE DI EPIDEMIOLOGIA, SORVEGLIANZA E PROMOZIONE DELLA SALUTE Dati ed evidenze disponibili per l’introduzione della vaccinazione anti-meningococco B nei nuovi nati e negli adolescenti Giugno 2014

Specifico questa distinzione perché nessun vaccino può essere efficace contro tutti i sierogruppi di meningococco. Ogni vaccinazione può essere efficace solo verso un gruppo specifico, tipo B, C, A, Y. Le altre suddivisioni dei sierotipi e dei sierosottotipi possono spiegare il motivo per cui i vaccini non possono essere sempre efficaci (lo vedremo meglio parlando della vaccinazione contro il meningococco B).

EPIDEMIOLOGIA

La meningite da meningococco si presenta con significativi episodi epidemici solo in alcune aree del mondo, tra cui l’Africa sub-sahariana (la cosiddetta meningitis belt, la cintura della meningite), Kenya, Uganda, Ruanda, Zambia, Tanzania, Burundi, alcuni paesi dell’America del Sud, del Medio Oriente e dell’Asia (Cina e India incluse). Nelle altre zone del mondo la malattia si presenta con casi sporadici, con limitati piccoli focolai epidemici.

Nel 2011 sono stati 3.808 i casi confermati di malattia invasiva da meningococco nei 29 paesi europei (i 27 paesi dell’UE più Norvegia e Islanda); il tasso di notifica globale è pari a 0,77 casi per 100.000 (0,09-1,99). Il sierogruppo più rappresentato è il B (73,6%), seguito da C (14,4%) e Y (8,2%). L’incidenza della malattia invasiva da meningococco B è stimata intorno a 0,5 per 100.000; l’incidenza è maggiore nei bambini con meno di un anno (10,0 per 100.000) e nei bambini di 1-4 anni (3,3 per 100.000); un altro picco si osserva nella classe di età 15-24 anni (0,80 per 100.000).

L’Italia si pone tra i paesi con incidenza più bassa, con un tasso riportato pari a 0,25 casi per 100.00; nel 2013 sono stati segnalati 162 casi di malattia invasiva da meningococco, con un’incidenza pari a 0,27 casi per 100.000; l’incidenza risulta di poco superiore ai due anni precedenti (0,23 nel 2012 e 0,25 nel 2011). 

m02

FIG 1 Numero di casi di malattia invasiva da meningococco per anno. Italia, 1998-2013. Da notare che i casi risultano numericamente simili tra il 1998 (epoca pre-vaccinale) e il 2013

Il sierogruppo B è il più frequente, rappresentando circa il 60% dei casi tipizzati. Il numero di casi provocati dal sierogruppo B è sempre stato maggiore rispetto a quelli causati dal C, tranne che negli anni 2004 e 2005. Dal punto di vista clinico, non esiste alcuna differenza tra i vari sierogruppi, ma l’identificazione è fondamentale per valutare l’impatto e l’efficacia della vaccinazione.

Esaminiamo l’andamento dei casi dei differenti sierogruppi in base ai dati forniti dal Sistema di Sorveglianza delle Malattie Batteriche Invasive (FIG 2)5.

FIG 2

m03

FIG 2 Numero di casi di malattia invasiva da meningococco per sierogruppo e anno. Italia, 1994-2012.

La curva che illustra i casi di malattia causati dal sierogruppo C evidenzia un aumento progressivo dal 1994 al 2005; dal 2006 si registra una brusca riduzione del numero dei casi. Non è possibile attribuire tale riduzione all’ introduzione della vaccinazione dal momento che solo dal 2009-2010 il vaccino è offerto gratuitamente a tutti i nuovi nati e che solo dal 2012 è stato inserito nel Piano Nazionale Vaccinazioni. Anzi, proprio dal 2012 si nota un nuovo aumento di casi da sierogruppo C che risultano superiori ai casi della fine degli anni 90. La curva che illustra i casi di malattia causati dal sierogruppo B presenta ampie fluttuazioni nel periodo 1994-2005; da allora si assiste a una riduzione dei casi (da 81 nel 2007 a 52 nel 2012) senza l’uso di alcun vaccino. La curva verde riguarda principalmente il sierogruppo Y che aumenta dalle 3 segnalazioni del 2007 alle 17 del 2012.

L’INCIDENZA DELLA MALATTIA

L’incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore nella fascia di età 0-4 anni e in particolare nel primo anno di vita in cui supera i 3 casi per 100.000. Si mantiene elevata fino alla fascia 15-24 anni (0,4 per 100.000 nel 2013) per dimezzarsi dai 25 anni in su (0,2 per 100.000 nel 2013).

m04

FIG 3 Numero casi di malattia invasiva da meningococco, per sierogruppo e fascia di età. Italia, 2007-2012

La distribuzione dei casi di malattia invasiva da meningococco per fascia d’età e sierogruppo (FIG 3) evidenzia che 169 casi (37,1%) si sono verificati nei bambini sotto i 4 anni , quasi la metà (77) nel primo anno di vita e addirittura 41 nei primi 5 mesi di vita. Un secondo picco, minore, è presente nella fascia 15-19 anni.

ANALISI DEGLI ULTIMI 3 ANNI

Il numero di casi per fascia di età rimane pressoché stabile rispetto negli ultimi 3 anni (TAB 1) e (FIG 4) nonostante l’implementazione della vaccinazione.

m05

TAB 1 Incidenza delle infezioni da meningococco in Italia dal 2011 al 2013

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FIG 4 Numero casi di malattia invasiva da meningococco, per fascia di età. Italia, 2011-2013

Nell’ultimo triennio (TAB 2), il meningococco B rappresenta il sierogruppo più frequente (46, 50 e 63% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012 e 2013), seguito dal meningococco C (33, 17 e 17% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012 e 2013) e dal meningococco Y (16, 17 e 13% dei ceppi tipizzati nel 2011, 2012 e 2013). Rimane alto (superiore al 20%) il numero delle infezioni segnalate per cui non è disponibile l’informazione riguardante il sierogruppo capsulare. L’informazione sul sierogruppo permette di valutare la quota prevenibile con i diversi vaccini disponibili sul mercato italiano (contro il sierogruppo C, contro i sierogruppi ACWY e contro il sierogruppo B).

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TAB 2 Infezioni da meningococco per fascia d’età e sierogruppo in Italia dal 2011 al 2013

L’andamento delle segnalazioni causate dal sierogruppo C negli ultimi 3 anni in Italia (FIG 5) illustra un aumento di casi nelle fasce di età 1-4 e 25-64 negli ultimi due anni. 

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FIG 5 Numero casi di malattia invasiva da meningococco C per fascia di età. Italia,2011-2013

I VACCINI ANTIMENINGOCOCCO C

In Italia sono disponibili tre tipi di vaccino:

  1. il vaccino tetravalente antimeningococco A, C, W 135, Y non coniugato

  2. il vaccino tetravalente antimeningococco A, C, W 135, Y coniugato

  3. il vaccino monovalente antimeningococco C coniugato

Il vaccino tetravalente polisaccaridico non coniugato conferisce protezione nei confronti della meningite causata dai sierogruppi A, C, W135 e Y; essendo composto da soli polisaccaridi (antigeni “deboli”) non è in grado di stimolare le difese immunitarie nei bambini di età inferiore ai due anni. Questo vaccino è indicato soprattutto per le persone che si recano in paesi diversi dal nostro dove i ceppi A, W135 e Y sono causa di estese epidemie. La vaccinazione consiste in una singola dose somministrata per via sottocutanea che protegge dopo 7-14 giorni ed è efficace per circa tre anni.

I vaccini coniugati sono composti da un polisaccaride legato a una proteina “carrier” e sono efficaci anche nei soggetti con meno di 2 anni di età e generare una memoria immune per un periodo di tempo maggiore. Non è certa la durata dell’immunità: “Quando la vaccinazione è stata consigliata per gli adolescenti nel 2005, l’aspettativa era di una protezione della durata di 10 anni; attualmente i dati disponibili suggeriscono che essa diminuisce nella maggior parte degli adolescenti entro 5 anni.” 6 Dati recenti confermano che la protezione dopo 5 anni è insoddisfacente7.Sono disponibili in formulazioni monovalenti (C) o quadrivalenti (A, C,W135 e Y). Il vaccino monovalente coniugato conferisce protezione soltanto nei confronti della meningite causata dal meningococco del gruppo C. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014 ha incluso il vaccino contro il meningococco C nel calendario vaccinale con l’obiettivo del raggiungimento e mantenimento nei nuovi nati e negli adolescenti (11-18 anni) di coperture vaccinali = 95%. Il PNPV prevede la vaccinazione con una dose di vaccino contro il MenC nei bambini a 13-15 mesi e negli adolescenti non precedentemente vaccinati, a 11-18 anni. Inoltre, il Piano raccomanda l’identificazione e l’immunizzazione con vaccino antimeningococco coniugato C dei soggetti a rischio di infezione invasiva meningococcica perché affetti da specifiche patologie o per la presenza di particolari condizioni di vita.

Ogni vaccino – come ogni altro prodotto farmaceutico – comporta un rischio di effetti collaterali e reazioni avverse anche gravi, che può essere maggiore per alcuni individui a causa di fattori genetici, biologici non esplorabili preventivamente. Tra le reazioni avverse al vaccino antimeningococco C sono stati riportati, oltre a febbre, mal di testa, orticaria, parestesia, tumefazione nella sede della puntura8, importanti reazioni di carattere generale, come sincope9, sindrome nefrosica10 sindrome di Guillane-Barré11, anemia emolitica12, paralisi del nervo faciale, mielite trasversa, encefalomielite acuta disseminata13, porpora di Schonlein-Henoch14 15e casi di meningite comparsi immediatamente dopo la somministrazione del vaccino.

La bassa incidenza della meningite da meningococco C e il tipo di contagio, che avviene in cluster, (focolai in aree ristrette e per gruppi di età simili) rendono più conveniente un’azione di prevenzione da intraprendere nelle 24-48 ore dall’ultimo contatto, rispetto a un vaccino esteso a tutta la popolazione. L’Oms consiglia la vaccinazione per i contatti dei malati; questa deve in ogni caso essere accompagnata dalla chemioprofilassi con antibiotici (rifampicina, minociclina, spiramicina, ciprofloxacina, o ceftriaxone), poiché il vaccino non induce immunità prima di 10-14 giorni. Le attuali raccomandazioni internazionali indicano l’opportunità di tale vaccinazione su larga scala quando l’incidenza è superiore a 10 casi per 100.000 abitanti nell’arco di tre mesi. In queste settimane, in Toscana, le raccomandazioni ufficiali sono state disattese.

Sia la malattia meningococcica, di cui abbiamo visto la frequenza estremamente bassa nel nostro paese, al di là delle epidemie mediatiche, sia la vaccinazione possono comportare conseguenze gravi per la salute. Il rischio di un individuo di contrarre una malattia infettiva e di subirne conseguenze a lungo termine dipende da molti fattori, non tutti noti: lo stato di salute generale, la suscettibilità genetica a sviluppare complicazioni delle malattie, la capacità del sistema immunitario di affrontare efficacemente i processi infettivi. Nel 2013, lo ripetiamo, i casi totali identificati di meningococco C sono stati 35; nella tabella di seguito riporto l’incidenza della malattia prevenibile con la vaccinazione

FASCIA DI ETA’ NUMERO DEI CASI POPOLAZIONE INCIDENZA
0-1 anno 3 524.021 0,57
1-4 anni 5 2.213.120 0,22
5-9 anni 2 2.810.939 0,07
10-14 anni 0 2.800.258 0
15-24 3 5.911.297 0,05
25-64 22 32.785.763 0,06
>64 0 13.406.921 0

Credo sia legittimo essere perplessi e sia giusto chiedersi, di fronte a questi numeri, a un’eventualità remota (ma non impossibile) di contrarre una malattia invasiva da meningococco C, se la vaccinazione (che non sempre è efficace, non è priva di reazioni avverse, ed ha una durata limitata nel tempo) sia davvero il rischio minore.

Non esiste la bacchetta magica

Ormai siamo abituati a credere che esista un ombrello che ci ripari da tutte le piogge. O, meglio, in molti vogliono farcelo credere. Dobbiamo pensare che in medicina ci sia un rimedio a tutto, a quasi tutto. Non siamo più disposti ad accettare l’esistenza delle malattie, e non vogliamo nemmeno essere sfiorati dall’idea che queste possano portarci a morire. Cerchiamo una coperta che ci ripari dal male, da ogni male, siano esse patologie rare, come le meningiti, per cui a oggi siamo arrivati a sei vaccinazioni, o come la “pandemia influenzale”, o come le gastroenteriti da rotavirus, una malattia di nessuna letalità nel nostro Paese. Non si può, non si deve rinunciare mai a proteggere la salute dei nostri figli attraverso le vaccinazioni, che -ci dicono- non sono mai responsabili di eventi avversi. Bisogna vaccinare per dimostrare per primi a noi stessi che ci prendiamo cura dei nostri bambini, siamo assaliti dal senso di colpa se non si segue la pratica raccomandata, se non si fa quello che fanno tutti, se non si obbedisce agli ordini del dottore. Il ricatto, l’auto-ricatto è più forte della voglia di riflettere, delle perplessità. E’ troppo persuasivo il potere discreto degli interessi economici, delle montagne di soldi che circolano dietro alcune scelte vaccinali; o la benevola condiscendenza di amministratori locali che, non sapendo nulla di medicina, cavalcano i sentimenti irrazionali della paura e del catastrofismo per ottenere un consenso che in pochi sono disposti a concedere. Ci hanno abituati a credere che sia essenziale vaccinare, vaccinare, vaccinare senza preoccuparsi di altri aspetti certamente più importanti per la vita dei nostri ragazzi, come l’educazione a una convivenza civile, l’altruismo, il senso del dovere, l’autonomia, l’indipendenza, o anche un’alimentazione corretta, stili di vita adeguati, poca televisione e videogiochi, abitudini sane, consumo adeguato di frutta e verdura, evitare il sovrappeso e l’obesità. Si muore molto di più per incidenti stradali o per annegamento (l’ho ricordato qui: http://www.assis.it/la-grande-paura-fatti-dicerie-e-invenzioni-sulle-meningiti-1-parte/) che per meningiti, ma questo non impedisce ai nostri amministratori di investire milioni di euro per acquistare vaccini piuttosto che per promuovere campagne realmente efficaci nel salvaguardare la salute e la vita.

Capisco quanto sia scomodo, quanto sia faticoso avere una cultura diversa, riflettere e adottare scelte non conformiste, paragonate alla semplicità di un’iniezione che mitigherà il senso di colpa se mai dovesse “succedere qualcosa”. Ma per tutelare davvero la salute dei nostri figli non ci sono scorciatoie, né bacchette magiche, il vaccino contro il meningococco C non è né l’uno, né l’altro, anche se così oggi vogliono farlo apparire.

IL VACCINO ANTIMENINGOCOCCO B

Dal 14 gennaio 2013 l’EMA ha autorizzato l’immissione in commercio di un nuovo vaccino contro il meningococco di sierogruppo B (Bexsero®). Si tratta di un vaccino multicomponente (4CMenB), composto da tre proteine antigeniche ricombinanti purificate di Neisseria meningitidis sierogruppo B e da vescicole della membrana esterna (OMV) del batterio, indicato per l’immunizzazione attiva di soggetti di età pari o superiore ai 2 mesi contro la malattia meningococcica invasiva causata da Neisseria meningitidis di gruppo B.

In dettaglio, il vaccino contiene 4 antigeni:

  1. Proteina legante il fattore H del complemento umano (fHbp o proteina 936-741) di Neisseria meningitidis sierogruppo B ottenuta mediante tecnologia di DNA ricombinante, fusa con la proteina accessoria GNA2091.

  2. Proteina di adesione A (NadA o proteina 961c) di Neisseria meningitidis sierogruppo B ottenuta mediante tecnologia di DNA ricombinante.

  3. Antigene di fusione legante l’eparina (NHBA o proteina 936-741) di Neisseria meningitidis sierogruppo B ottenuta mediante tecnologia di DNA ricombinante, fusa con la proteina GNA1030.

  4. Vescicole della membrana esterna di Neisseria meningitidis sierogruppo B, ceppo NZ98/254 misurate come quantità di proteina totale contenente PorA P1.4.

La maggior parte dei ceppi di meningococco B circolante presenta diversi livelli di espressione di almeno uno dei quattro antigeni contenuti nel vaccino. Un tale complesso procedimento si è reso necessario in quanto il polisaccaride capsulare di MenB è poco immunogeno, anche quando è coniugato con un carrier proteico, e inoltre è identico a un polimero dell’acido polisialico presente nel tessuto nervoso, con conseguente rischio di autoimmunità qualora sia utilizzato come vaccino. Data la rarità della malattia, non sono stati condotti studi di efficacia in base all’incidenza osservata nei vaccinati e nei non vaccinati, ma è stata eseguita una stima attraverso una nuova metodica di laboratorio, denominata Meningococcal Antigen Typing System (MATS) . L’analisi ha evidenziato che il 78% di un totale di 1052 ceppi isolati nel 2007 e 2008 in vari Paesi europei è in grado di essere neutralizzato dai sieri dei soggetti vaccinati. Tale stima mostra un intervallo di confidenza 95% pari a 63-90 e presenta variazioni da un Paese all’altro. Per quanto riguarda l’Italia, è pari all’87% (IC 95%:70-93). Occorre ricordare che i ceppi testati sono soltanto una frazione di tutti quelli che possono causare una malattia invasiva e che sono stati selezionati per la loro adeguatezza al test SBA. Differenti ceppi di meningococco possono, infatti, comportarsi diversamente al test. E’ questo il motivo per cui, all’inizio dell’articolo ho riportato la distinzione in sierogruppi, sierotipi e sierosottotipi: è, per fare un esempio, come sussurrare delle parole all’orecchio di un numero ristretto di persone presenti in una sala (non a tutte ma solo a quelle prescelte) affermando che le hanno udite 87 su 100 ma senza conoscere nulla del comportamento di quelle non sottoposte al test; non conosciamo, all’interno del sierogruppo B il comportamenti dei vari sierotipi e sierosottotipi. In più, l’efficacia, come riportato nella scheda tecnica, non è stata direttamente valutata mediante sperimentazioni cliniche ma è stata dedotta attraverso l’analisi delle risposte anticorpali verso i quattro antigeni del vaccino: NadA, fHbp, NHBA, PorA P1.4. Cioè, per continuare la metafora, so che le parole sono state percepite nell’87% dei casi selezionati, ma non so se il discorso è stato compreso.

Tra le reazioni avverse, oltre a febbre > 38° (69-79%) e febbre > 39° nel 15-17% dei vaccinati, gonfiore, indurimento e dolore grave nella sede di iniezione, sono state riportate: crisi convulsive, sindrome di Kawasaki, meningite asettica, perdita transitoria di udito, apnea transitoria, sinovite dell’anca, distrofia retinica, ipotonia-iporesponsività, cecità e microcefalia.

Il vaccino è sottoposto a monitoraggio addizionale, infatti nel foglietto illustrativo è ben evidente un simbolo nero, un triangolo equilatero rovesciato (FOTO 1).

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FOTO1: Foglietto illustrativo BEXSERO

Il monitoraggio addizionale è richiesto per un periodo di cinque anni. In generale questo permette di stimolare la partecipazione di pazienti e operatori sanitari nella segnalazione di sospette reazioni avverse al fine di garantire che i benefici di tali medicinali siano sempre superiori ai loro rischi e per intraprendere adeguate azioni regolatorie, quando necessario. Nel caso del vaccino 4CMenB quest’attività ha lo scopo di approfondire le conoscenze concernenti il profilo beneficio-rischio del vaccino in una popolazione più ampia rispetto ai circa 7.500 bambini, adolescenti e adulti trattati nelle fasi pre-registrative. I limiti del sistema di segnalazione delle sospette reazioni avverse, il fenomeno della sotto-segnalazione e la necessità di programmi di sorveglianza attiva sono noti a tutti.

A proposito della persistenza della risposta immunitaria, i dati disponibili non sono sufficientemente solidi per trarre conclusioni definitive. Dagli studi considerati sembra che i titoli anticorpali diminuiscano circa 3 anni dopo il completamento del ciclo primario. Inoltre la riduzione dei titoli anticorpali nel tempo è risultata molto variabile secondo i diversi ceppi di meningococco B utilizzati per valutare la risposta immunitaria; non è chiaro se questo rifletta una reale differenza della persistenza dell’immunogenicità per i ceppi testati o soltanto una diversa suscettibilità dei ceppi all’attività battericida del test.

In Europa e negli USA

Tra i Paesi europei, solo il Regno Unito ha raccomandato l’introduzione della vaccinazione universale dei nuovi nati, ma a condizione che il vaccino sia disponibile a basso costo. In cinque Paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, USA) è prevista, sulla base di considerazioni di rischio/beneficio individuale, la vaccinazione di persone ad aumentato rischio di contrarre la malattia (ad esempio i soggetti immunodepressi e le persone esposte per motivi occupazionali come i laboratoristi) e l’utilizzo nel corso di focolai epidemici.

Le motivazioni che hanno suggerito di non procedere con la vaccinazione di massa sono le seguenti:

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assenza di dati di efficacia clinica del vaccino

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limitata evidenza di persistenza degli anticorpi battericidi contro i quattro antigeni vaccinali

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mancanza di dati sulla durata della protezione

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difficoltà di integrare il nuovo vaccino nel calendario vaccinale

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mancanza di dati conclusivi sull’effetto del vaccino sull’acquisizione dello stato di portatore

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numero elevato di reazioni locali e febbre> ai 38,5° nei lattanti vaccinati e proporzione maggiore di reazioni avverse negli altri gruppi di età

In Spagna, dove l’incidenza di meningite da meningococco B è superiore a quella italiana, con 0,7 casi /100.00 nella popolazione generale e 13,1/100.000 nella fascia < di 1 anno e 4,4/100.000 nella fascia 1-4 anni, il Comitato per i programmi di vaccinazione sull’introduzione del nuovo vaccino antimeningococco B ha così scritto:

In sintesi, da una prospettiva di sanità pubblica, il vaccino 4CMenB presenta numerose incertezze sulla sicurezza, l’efficacia clinica, la sorveglianza e il monitoraggio di laboratorio, che, insieme al trend in diminuzione dell’incidenza della malattia batterica invasiva da meningococco B in Spagna, richiamano a una decisione cauta sull’introduzione di questo vaccino nel calendario vaccinale. Il vaccino potrebbe essere riservato per specifiche situazioni di rischio elevato (focolai epidemici) e per pazienti immunocompromessi. L’analisi economica non è stata eseguita poiché le principali variabili (prezzo del vaccino, efficacia, schedula vaccinale ottimale, effetto degli eventi avversi al vaccino sull’accettabilità da parte dei genitori, durata della protezione) non sono ancora note.

Riferimenti

1 secondo i dati raccolti dal CNESPS-ISS per valutare la copertura vaccinale a 24 mesi di età per le coorti di nascita 2005-2010. I dati di copertura vaccinale per adolescenti e categorie a rischio non sono disponibili.

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